Di Gennaro segna nella porta sbagliata “Volevo metterla in angolo, ma ne uscì un tiro all’incrocio imparabile per Garella...”

Nell’ultracentenaria storia gialloblù sulla ruota di San Siro il 2 non è mai uscito. Ci sono stati pareggi e sconfitte ma di vittorie nemmeno l’ombra. Che si parli di Inter o Milan la storia non cambia. Una delle sconfitte più rocambolesche è stata quella del 31 dicembre 1983. Protagonista suo malgrado fu Antonio Di Gennaro che con un’incredibile autorete, regalò la vittoria all’Inter, allora allenata dal compianto Gigi Radice. Sono passati quasi quarant’anni ma il ricordo di uno degli eroi dello scudetto, è ancora intatto e privo di sfumature. «Pensando a quella partita – racconta – mi viene in mente subito un simpatico aneddoto. Prima della gara, infatti, quando solitamente si passeggia sul terreno di gioco per verificarne le condizioni e stemperare la naturale tensione, qualche mio compagno disse che sarebbe stato bello vedere finalmente il mio nome sul tabellone di San Siro. Chi lo disse fu facile profeta, peccato che segnai nella porta sbagliata». La dinamica di quell’autorete è ancora scolpita nella sua memoria. «Ci fu uno scambio tra Altobelli e Bini e prima che la palla giungesse sui piedi del libero nerazzurro arrivai in corsa per mandare il pallone in tribuna, peccato che il mio sinistro si infilò imparabilmente al l’incrocio dei pali. Ricordo ancora l’espressione esterrefatta di Garella e Ferroni, che si chiedevano cosa mai avessi combinato».
Preso dallo sconforto, Di Gennaro non si perse però d’animo, tanto che nel finale una sua conclusione dal limite impegnò Zenga in un intervento in tuffo tutt’altro che facile. Soprattutto quella non fu l’unica occasione che la squadra di Bagnoli ebbe di pareggiare. Pochi minuti prima di Di Gennaro ci provò Sacchetti ma, soprattutto, ci mise lo zampino anche il direttore di gara con alcune decisioni che lasciarono molto a desiderare. «L’arbitro, che ironia della sorte si chiamava Altobelli come l’attaccante nerazzurro, – aggiunge – non vide un evidente fallo in area su Jordan, che quel giorno sostituiva Iorio, e sul finire annullò la rete del pareggio a Pierino Fanna per un fallo su Zenga che, probabilmente, solo lui vide».
Quanto a Di Gennaro ebbe subito modo di prendersi una meritata rivincita già nel turno successivo giocato l’8 dicembre 1984. Contro la Roma al ‘Bentegodi’ fu proprio lui a segnare la rete della vittoria a otto minuti dal termine. L’autogol della settimana prima era già alle spalle.

IL SUO RICORDO DI MASCETTI: “Un amico, un fratello maggiore”

Quando parla di Ciccio Mascetti, Totò Di Gennaro si commuove. “Se ne va un pezzo fondamentale di quel Verona, una parte bellissima della nostra storia”. Di Gennaro ne ricorda la bravura, “…ma prima ancora l’umanità, la semplicità. Ciccio era davvero uno di noi, lo è sempre stato. Direi che è sempre stato giocatore, capiva perfettamente com’eri, come stavi, i tuoi pensieri. E tu sapevi che c’era, in tutti i sensi. Se avevi bisogno di consigli lui te li dava, ma sempre con educazione, con rispetto. E se avevi bisogno di parlare lui era lì, quasi un fratello maggiore”.
Di Gennaro ricorda qando “…Ciccio si allenava con noi, qualche volta. Lo prendevamo in giro, gli dicevamo che era vecchio, ma si capiva quanto forte fosse stato in carriera. No, era una notizia che nonavrei mai voluto sentire. E’ un pezzo della mia vita che se ne va, una persona che resteràsempre dentro di me, come tutti gli “eroi” di quella straordinaria avventura”.

 

Enrico Brigi