Hellas retrocesso a “tavolino” Esattamente 45 anni fa, il 18 luglio 1974, la Caf condannava il Verona di Garonzi alla retrocessione per il "giallo della telefonata" a Gringo Clerici

La sentenza arrivò nel tardo pomeriggio di uno strano 18 luglio. La città era in fermento, Garonzi professava ottimismo, ma sapeva di non potersi fidare. “Il Verona è riconosciuto colpevole di tentato illecito e retrocede in serie B”. Non c’erano telefonini, niente social, ma ben presto il Bentegodi divenne il “centro di gravità permanente”. La gente accorse allo stadio, perchè quello era il punto di ritrovo, il riferimento. Tre-quattrocento persone, poi altri ancora, decisi a tutto pur di ribellarsi a una sentenza “già scritta”. Fu allora che don Saverio, senza bisogno di uffici stampa e di filtri, se non quello del fidatissimo Fiumi, pronunciò una frase che un anno dopo si sarebbe rivelata profetica: “Confermo tutti, torneremo subito in serie A”. Don Saverio aveva carisma e, soprattutto, era un uomo di parola. Un anno dopo, il Verona tornò in serie A, nel “mitico” spareggio di Terni, battendo il Catanzaro per 1-0, con gol di Pantofola Mazzanti. Ma lì, nel piazzale del Bentegodi, questa era una storia ancora da scrivere. I commenti erano i più disparati. C’era chi credeva all’innocenza di Garonzi, ma c’era anche chi parlava quantomeno di “ingenuità”. “Come si fa a telefonare a un tuo ex giocatore, prima della partita?”. Il “fattaccio” s’era consumato prima di Verona-Napoli, 26a giornata di serie A. Garonzi aveva chiamato Clerici, giusto per un saluto. Il Gringo lo ha sempre ammesso. Così come ha sempre ammesso di aver chiesto a Garonzi, per il dopo carriera, una mano per aprire una concessionaria Fiat in Brasile. “Tutto regolare, tutto alla luce del sole”. Il Verona vince 1-0, riesce a salvarsi con un punto sul Foggia, che retrocede in B con Sampdoria e Genoa. Il “giallo” comincia quando un giornalista napoletano, che ha assistito alla telefonata nell’albergo del Napoli, denuncia il fatto. Il Foggia chiede l’apertura di un’indagine che potrebbe garantirgli ancora la serie A, se il Verona fosse riconosciuto colpevole. Nel frattempo, lo stesso Foggia viene rinviato a sua volta a giudizio perchè “avrebbe tentato di corrompere l’arbitro Menicucci, con un orologio d’oro, prima dell’ultima partita col Milan”. Fatto denunciato dallo stesso Menicucci. Insomma, un autentico intrigo. All’inizio di giugno si apre il processo davanti alla commissione disciplinare. Il grande accusatore è Corrado De Biase, davanti al quale Saverio Garonzi si presenta da solo, convinto della sua completa innocenza. De Biase aveva già sentito Clerici, dal quale aveva avuto conferma della telefonata. Garonzi la nega. De Biase gli chiede: “Pres­idente, lei ammette che se la telefonata ci fosse stata, sarebbe un fatto grave?”. Garonzi risponde: “Non grave, gravissimo”. De Biase gli fa ascoltare la deposizione di Clerici. La posizione del Verona si fa delicatissima. De Biase chiede la retrocessione del Verona per “illecito sportivo”. La Commissione Di­sciplinare decide invece per 3 punti di penalizzazione, da scontare nella stagione successiva. Il Verona resta dunque in serie A, ma non è finita. Lo stesso Procuratore De Biase e la Sampdoria, annunciano ricorso alla Caf. E il 18 luglio del ’74, arriva la mazzata. “Il Verona è riconosciuto colpevole per responsabilità diretta e retrocede all’ultimo posto della serie A, quindi giocherà in serie B”. In B finisce anche il Foggia, penalizzato di 6 punti per il tentativo di corruzione, si salva la Sampdoria. Qualcuno vede nella “giustizia sportiva” una palese ingiustizia. Nei confronti dell’Hellas e a favore di una squadra ligure. Anche il Genoa, infatti, era finito in serie B. La città insorge, ma don Saverio, a sua volta squalificato, resta in sella e suona subito la carica. Nessuno dei big viene ceduto, anzi, la squadra è rinforzata, “perchè torneremo subito in serie A”. Rimane anche Gianfranco Zigoni, corteggiato a lungo dall’Inter che gli offre il triplo di quello che percepisce all’Hellas: 90 milioni, invece dei 30 che ha “strappato” a Garonzi. Zigogol, idolo del popolo gialloblù, compie il gran rifiuto. A Fraizzoli che lo tenta in tutti i modi, oppone il suo “no”. “Resto al Verona, dobbiamo tornare subito in A”. E un anno dopo, la macchia sarebbe stata cancellata. “Avìo visto” dice don Saverio, dopo l’1-0 al Catanzaro. “Son de parola, mi…”. La gente di Verona lo adora. Per questo, il popolo dell’Hellas non lo ha mai dimenticato.

L.T.