Perchè è illegittimo parlare di progresso Parola impossibile da declinare sotto vari aspetti: da quello economico a quello morale

L’idea che la storia segua uno sviluppo lineare e consequenziale è senz’altro sostenibile, ed è la base della ricerca scientifica storica seriamente condotta: la ricerca delle cesure e dei momenti di rottura, di quegli eventi che segnano il trapasso tra le epoche e che divengono condizionanti dei percorsi successivi, si basa sull’indagine delle cause che, per definizione, consentono di tracciare un percorso.
La tentazione di questo procedimento è però quella di individuare una razionalità soggiacente alla storia stessa, quasi che essa fosse uno sviluppo prodotto e propiziato da una mente che tende a un fine.
Questo concetto, pur nell’inevitabile semplificazione di un’affermazione di questo tipo, costituisce uno dei concetti portanti delle filosofie della storia di stampo idealistico: secondo Hegel, è lo Spirito che si dipana nella storia, che dirige gli eventi in modo immanente tramite gli uomini. La conseguenza di questo principio genera l’idea di progresso, poiché implica l’idea di fine, di un procedere teleologico della storia: Hegel riteneva se stesso l’apice della filosofia universale, e mutatis mutandis la nostra epoca ritiene di essere l’apice di un percorso, ingenerato dallo sguardo retrospettivo e inevitabilmente giudicante sulle età che ci hanno preceduti, ma che con difficoltà riesce a proiettare un futuro che abbia tratti diversi dal presente. Due tendenze si scontrano, in questo senso: da un lato, si tende a immaginare il futuro come peggiore rispetto al presente, in particolar modo in questo momento storico, in cui l’umanità si trova di fronte a sfide climatiche, energetiche e sanitarie particolarmente complesse; d’altro canto, la tendenza opposta è di immaginare un progresso indefinito.
L’idea di progresso pare in questo senso particolarmente illegittima, sotto vari aspetti: sotto l’aspetto economico essa è di fatto insostenibile, ed è un portato dell’ideologia capitalista che offre la prospettiva utopica e irrealizzabile di un arricchimento illimitato, mentre invece è chiaro che le risorse del pianeta avranno, forse presto, termine.
D’altro canto, anche in ambito morale l’idea di progresso non sembra funzionare: l’etica non esiste di per sé, è un portato della cultura e della coscienza degli uomini.
Se esistesse un progresso anche in ambito sociale e morale sarebbe una buona cosa, ma costantemente si assiste a dinamiche retrograde e conservatrici che tentano di perorare cause ormai fuori dal tempo, di mantenere aperta la forbice delle disuguaglianze, di preservare in condizione di limitatezza di diritti e di possibilità ampie frange della popolazione. Come sia possibile parlare di progresso in questo contesto non è chiaro, e forse semplicemente non è possibile.

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