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E adesso, chi bruciamo? Dopo la Casellati, candidiamo Fico? – di Raffaele Tomelleri E’ la terza carica dello Stato, seguendo il ragionamento (sbagliato) dei politici “veri”...

Sotto a chi tocca, adesso chi “bruciamo”? Anche Elisabetta Casellati finisce “sul rogo”, com’era del resto facilmente prevedibile. Non è la prima volta, che un nome di “alto profilo” viene sacrificato, non sarà neppure l’ultima.
Stupisce, sempre (e oggi anche di più), l’ostinata posizione dei tanti, troppi politici che pensano, evidentemente, di parlare a gente che non può capire.
Invece, attenzione, la gente è stufa di questi giochetti che appartengonoalla politica di cinquant’anni fa e forse più. Stupisce perchè poi li guardi (i politici) e ti sembra pure che ci credano, quando ti raccontano l’ultima idea di giornata. Come non sapessero (loro, più di noi…) che la Casellati sarà bruciata, come sapevano, perfettamente, che Berlusconi non sarebbe mai stato candidato, così come Letizia Moratti non sarebbe mai stata davvero “in corsa? E allora?

E allora, diamoci ‘na regolata, perchè la pazienza ha un limite e forse è già stato superato. Come già detto (non solo da “La Cronaca”, chiaro) i nomi autorevoli e di “alto profilo” li conoscono tutti. Inutile giocare a “presentare nomi” che non hanno e non avranno futuro. Stucchevole, Matteo Salvini, quando si ostina a dire che “Elisabetta Casellati è la seconda carica dello Stato, dunque nome autorevole”. Certo, può essere. Ma che facciamo adesso, candidiamo Roberto Fico, terza carica dello Stato? Ma chi pensiamo di prendere in giro?
Per fortuna, almeno questa è l’impressione, il girotondo dei nomi, la giostra delle ipotesi, la giungla delle proposte, sembra destinata a finire. Difficile azzardare, ma domani potrebbe essere il giorno buono per dare all’Italia il nuovo Presidente della Repubblica.
Chi sarà? Restiamo dell’idea che, una volta finita la “sagra delle bruciature”, entreranno in campo nomi davvero condivisi, sui quali nessuno potrà poi mettere il “cappello”, perchè appartengono a tutti. Giusto per fare un esempio, quello di Mario Draghi, che resta lì, sospeso a mezz’aria, non si capisce bene perchè. Come già detto, “se è il migliore, facciamo giocare quello più scarso, giusto?”. Nè regge più di tanto, anche questo va detto e anche questo risulta poco chiaro alla “gente comune”, perchè su di lui, scelto alla guida del Consiglio a maggioranza pressochè assoluta (salvo Fratelli d’Italia), spuntino improvvisamente dei veti. E non ci vengano a raccontare che, “siccome è così bravo al Governo, meglio lasciarlo lì”.
La sensazione, nel caso di Draghi, è che ai politici “veri” l’eccessiva bravura dia persino fastidio. E che innalzare Draghi ai vertici dello Stato, sia visto come un possibile pericolo per chi, purtroppo, ragiona ancora con la logica dei partiti. “Se va Draghi al Quirinale, non lo possiamo condizionare”, questo è un altro dei ragionamenti (viziati) ascoltati in questi giorni.
Nè può essere così complicato (impossibile?) trovare un suo sostituto all’altezza. In questo senso, il nome di Elisabetta Belloni, già fatto ieri, potrebbe essere perfetto. Chi ha voglia e tempo, dia un’occhiata al curriculum di Elisabetta Belloni. Ha ricoperto tali e tanti incarichi che di sicuro non è solo di alto, ma di altissimo profilo. E allora, perchè no Belloni al Governo e Draghi al Quirinale?
A meno che non ci sia qualcuno che sogna un ritorno di Sergio Mattarella. Il quale sarebbe ancora, com’è stato, un eccellente Presidente della Repubblica, ma ha già dichiarato, più volte, di “avere voglia di riposarsi”. Ne avrebbe pure il diritto, diciamolo. Anche perchè, la sensazione è che qualcuno ci pensi “per comodità”, per non cercare soluzioni alternative che pure esistono. E le abbiamo viste. Lasciamo stare Mattarella, se lo merita. Appuntamento a domani.