2026, un anno difficile per i manager della filiera. Innovazione e capitale umano per vincere. Il 12% degli intervistati prevede un miglioramento, il 66 stabilità e il 22 un peggioramento

Venendo al lato dei consumatori, innovazione e più tempo tra i fornelli sono le parole chiave della tavola 2026 degli italiani, fatta di alimenti salutari, semplici, autentici. Chi prevede di acquistare più cibi senza conservanti e additivi, infatti, nel 2026 supera di 21 punti percentuali chi pensa di diminuirli (+14 nel 2024); la stessa differenza è di 18 punti percentuali per i cibi senza / a ridotto contenuto di zuccheri (+13 nel 2024) e di 15 per i cibi senza / a ridotto contenuto di grassi (+12 nel 2024). Nelle intenzioni degli italiani, verdura, frutta e pesce sono in aumento (chi prevede di acquistarne di più supera, rispettivamente, di 23, 21 e 9 punti percentuali chi pensa di ridurli), in netto contrasto con le previsioni di spesa per l’acquisto di carni rosse (-21) e salumi (-28). Nel carrello la qualità trova il suo posto a fianco della convenienza e in questo senso si può leggere sia l’ulteriore espansione della “marca del distributore” che oramai ha conquistato gli italiani: l’81% dei manager food & beverage prevede un aumento della spesa delle famiglie per alimenti e altri beni del largo consumo confezionato così come il rallentamento della crescita dei discount.

Il Largo Consumo si prepara ad un 2026 di crescita assai moderata: è questo il giudizio di 714 opinion leader italiani (titolari e manager di aziende, rappresentanti di istituzioni pubbliche, analisti di primarie società di consulenza) che emerge dal report «Unwrapping 2026» della Coop cui partecipa anche la redazione economia del nostro giornale. I manager italiani registrano, pensando all’anno appena iniziato, un umore è più grigio che nero: il 12% dei manager food & beverage intervistati intravede un miglioramento, il 66% prevede stabilità, il 22% un peggioramento. Anche se le intenzioni di acquisto alimentare sono moderatamente positive se crescita sarà, sarà comunque di piccolo cabotaggio (+0,9% a valore nel 2026 rispetto al 2025) e più che compensata dall’aumento dei prezzi, tanto da tradursi in un calo dei volumi (-0,4%). Le speranze di migliori performance del segmento LCC (ovvero il Life Cycle Costing, l’analisi dei costi associati a un prodotto o servizio lungo tutto il suo ciclo di vita) sono affidate prioritariamente all’innovazione tecnologica e a crederci di più sono i manager del retail (il saldo tra chi prevede un miglioramento e chi teme un peggioramento sul fronte dell’innovazione tecnologica è di +64 punti percentuali contro i +55 rilevati nell’industria alimentare). La sostenibilità ambientale resta un compromesso praticabile: il 34% dei manager food & beverage prevede un aumento dell’attenzione delle imprese di settore per questo aspetto, contro un 16% di scettici che prevede un minor impegno su questo fronte (saldo +18). Tra gli aspetti più critici per i manager della filiera alimentare, invece, troviamo le voci che riguardano i livelli occupazionali (saldo tra miglioramento e peggioramento di 13 punti percentuali) e, soprattutto, il costo del lavoro (-27), quello di materie prime e merci (-30, ma si arriva a -47 tra i manager del retail) ed i margini/redditività (-30). Per vincere in un mercato food che resta molto competitivo, per le imprese del Largo Consumo le priorità su cui scommettere sono il capitale umano (indicato dal 49% dei manager di settore, ma si arriva al 57% nel retail), davanti a innovazione tecnologica 47% e ottimizzazione dei processi 43%. Venendo al lato dei consumatori, innovazione e più tempo tra i fornelli sono le parole chiave della tavola 2026 degli italiani, fatta di alimenti salutari, semplici, autentici. Chi prevede di acquistare più cibi senza conservanti e additivi, infatti, nel 2026 supera di 21 punti percentuali chi pensa di diminuirli (+14 nel 2024); la stessa differenza è di 18 punti percentuali per i cibi senza / a ridotto contenuto di zuccheri (+13 nel 2024) e di 15 per i cibi senza / a ridotto contenuto di grassi (+12 nel 2024). Nelle intenzioni degli italiani, verdura, frutta e pesce sono in aumento (chi prevede di acquistarne di più supera, rispettivamente, di 23, 21 e 9 punti percentuali chi pensa di ridurli), in netto contrasto con le previsioni di spesa per l’acquisto di carni rosse (-21) e salumi (-28). Nel carrello la qualità trova il suo posto a fianco della convenienza e in questo senso si può leggere sia l’ulteriore espansione della marca del distributore che oramai ha conquistato gli italiani: l’81% dei manager food & beverage prevede un aumento della spesa delle famiglie per alimenti e altri beni del largo consumo confezionato così come il rallentamento della crescita dei discount.