Siamo onesti: nessuno dei prossimi elettori del generale Vannacci voterà Futuro Nazionale per le sue proposte economiche. Né in Italia, né a Verona. Il voto sarà legato al tema del contrasto all’immigrazione ed alla sicurezza e molto dipenderà se negli ultimi giorni di campagna elettorale ci saranno un’altra Ceuta o un altro scontro di piazza in Italia.
Resta il fatto che un partito che si candida a guidare un Paese deve anche saper dire quello che vuole fare non soltanto in un tema specifico, ma in tutto il complesso delle azioni di governo. Abbiamo perciò preso il programma, o meglio la Base ideologica e programmatica (un tomo di 232mila caratteri, circa 140 pagine…) di Futuro Nazionale per cercare di capire cosa succederà all’economia in caso di vittoria del “generalissimo”.
Due le proposte “forti” e qualche lacuna da evidenziare, a nostro avviso. Le prime si chiamano Fondo Sovrano Nazionale e “moneta fiscale”. Il Fondo è uno strumento che in Italia c’è già stato – ed esiste tuttora -. Si chiamava IRI (Istituto per la Ricostruzione Nazionale) e fu la genialata del regime mussoliniano tanto da venir confermato e incrementato ( a dismisura) dalla anti-fascistissima Repubblica. Fondato nel 1933, guidato dall’economista Alberto Beneduce e dall’industriale ebreo Guido Jung (ministro sia con Mussolini che con Badoglio…), venne chiuso da un referendum anti-casta nel 2002 dopo esser diventato un’Idra a sei teste, presente in tutti i settori dell’economia dove agiva sia come promotore e gestore di business strategici sia come ancora di salvataggio nelle grandi crisi industriali. Romano Prodi ne fu uno degli ultimi presidenti.
Un modello di successo, copiato in diversi altri Paesi, che oggi, in parte, è portato avanti dalla Cassa Depositi e Prestiti che intercetta anche il risparmio privato attraverso il circuito postale. Nel mondo, fondi sovrani sono presenti oggi soprattutto nei Paesi che possono contare sulle grandi entrate energetiche (come Norvegia e i Paesi del Golfo) oppure su sistemi previdenziali efficienti come il Canada. Futuro Nazionale immagina un Fondo che intercetti le risorse statali ed il risparmio privato nazionale per investire nelle filiere strategiche, nelle imprese che garantiranno un futuro (energia, nucleare, spazio, difesa) così da garantire la sovranità economica dell’Italia. Manca il dato di dettaglio, ovvero se nel Fondo confluiranno le partecipazioni statali ovvero quella massa enorme di quote societarie che lo Stato possiede in tantissimi settori (difesa, spazio, banche, sistemi di pagamento elettronici, servizi postali ecc).
La “moneta fiscale” non è un addio all’Euro – come si potrebbe immaginare – ma uno strumento di compensazione fra crediti e debiti fiscali, anche fra privati, così da ottimizzare la gestione della liquidità delle società che beneficerebbero anche dell’introduzione dell’obbligo di pagamento dell’IVA soltanto ad incasso avvenuto, quindi senza che le imprese anticipino allo Stato l’imposta sul valore aggiunto. Cessazione anche per il sistema saldo/acconto fiscale per le imprese.
Incentivi per le famiglie numerose (“quote azzurre” nei concorsi pubblici) e ridisegno delle aliquote fiscali sono anch’essi presenti nella BIP dove però mancano idee concrete su due grandi temi dell’economia nazionale: il debito pubblico – al di là dell’impegno basico sull’evasione fiscale – e la riduzione delle “spese fiscali” ovvero quelle cinquecento norme di agevolazione che sottraggono al Fisco ogni anno quasi 190 miliardi di imponibile. Un po’ datato suona il capitolo legato alla globalizzazione “imposta dalle multinazionali e dalla grande finanza” , una dizione generica che non tiene conto che oggi l’Italia non è più la grande proletaria, ma è il quarto Paese esportatore al mondo e che gli investitori internazionali detengono un terzo secco del debito pubblico nazionale, mille miliardi di euro.Se cancelliamo la globalizzazione qualche problema rischiamo di avercelo…
Datata suona anche la “narrazione” di fondo: un’Italia impoverita e fragile che però non si comprende come possa avere fra contanti, azioni, obbligazioni e immobili un patrimonio doppio del debito pubblico nazionale; dove le generazioni più giovani ereditano ogni anno dalle generazioni precedenti circa 180 miliardi di euro e che ogni anno giochino a lotto e scommesse più di quando investano in sanità.Nessuna misura concreta anche per startup: Bending Spoon non pervenuta…
Anche sulle pensioni, il BIP non tiene in considerazione l’unica novità introdotta dal governo Meloni sulle pensioni complementari per i neoassunti (o la proposta di fondo previdenziale alla nascita) e l’innovazione appena introdotta dal governo tedesco che farà gestire da un gestore terzo il patrimonio pensionistico nazionale per migliorarne le performance. Ci si ferma a 41 anni di anzianità di contribuzione per uscire dal mercato del lavoro senza considerare però che, in assenza di ricambio, già oggi molti boomer sono costretti a prolungare la propria attività lavorativa.



