(in aggiornamento) Con 32 voti a favore, 14 contrari e 5 astenuti il Consiglio regionale veneto ha appena approvato la legge sul fine vita, ovvero le procedure amministrative per dare contezza alla sentenza della Corte Costituzionale. Ci sono voluti due giorni di dibattuto in aula e una profonda rivisitazione del testo di legge originario, frutto dell’iniziativa di 9mila cittadini veneti. I lavori d’aula erano stati sospesi ieri, nel tardo pomeriggio e sono ripresi stamattina con la conclusione della discussione generale e l’esame degli emendamenti. La legge era stata rinviata in Commissione nella seduta del 16 gennaio 2024 della scorsa legislatura, dopo il mancato via libera ai primi articoli, è stata ripresentata in quella attuale e ha superato, con modifiche, il nuovo esame dell’assemblea legislativa. Gli emendamenti hanno tenuto conto dei rilievi della Corte costituzionale e di ulteriori proposte dell’esecutivo veneto.
La nostra Regione è la quarta in Italia – dopo toscana, Sardegna ed Emilia Romagna – a dotarsi di un provvedimento legislativo del genere. Superate le schermaglie procedurali e la denuncia di illegittimità avanzate da Stefano Valdegamberi, negli emendamenti sono entrate alcune novità importanti: la presenza di un esperto di cure palliative nel Comitato etico e l’obiezione di coscienza per il personale sanitario.
Dal 2022 ad oggi ci sono state nel veneto 31 domande di “suicidio medicalmente assistito” delle quali 3 accolte e 4 inevase a causa del decesso del malato in attesa di una decisione da parte delle steutture sanitarie.
Questo il voto dei veronesi. A favore: AnnaMaria Bigon (che ha cambiato il suo voto rispetto alla precedente discussione nella amministrazione Zaia), Elisa De Berti, matteo Pressi e Gianpaolo Trevisi. Contrari: Filippo Rigo, Stefano valdegamberi, Claudia barbera e Anna Leso. Astenuto Alberto Bozza. Assente al voto Diego Ruzza.
i commenti
Filippo Rigo (Lega-Liga Veneta): “La discussione sul fine vita tocca le corde più profonde della coscienza di ciascuno di noi, ma l’Aula consiliare della Regione Veneto non è la sede idonea per legiferare su una materia così complessa e delicata. Per questo motivo ho espresso il mio voto contrario alla proposta di legge regionale. Approvare un provvedimento di questo tipo a livello locale significa prima di tutto commettere una forzatura istituzionale, poiché la competenza esclusiva in materia di diritti civili e ordinamento civile spetta unicamente al Parlamento nazionale. Muoversi in ordine sparso tra le Regioni rischia di creare un caos inaccettabile su temi etici. Questa legge rischia di creare nei cittadini e nei malati terminali delle forti aspettative che, all’atto pratico, potrebbero non essere esaudite. La risposta alle sofferenze dei malati deve passare attraverso il massimo potenziamento delle cure palliative e delle terapie del dolore su tutto il territorio veneto. La preoccupazione è anche di carattere culturale, non siamo e non vogliamo fare la fine del Canada, dove ogni anno – conclude Rigo – migliaia di cittadini chiedono e/o si vedono addirittura proporre l’eutanasia”.



