UE dice stop alla carne brasiliana, svolta per il comparto zootecnico

Da oggi l’Unione Europea chiude le porte alla carne e ad altri prodotti di origine animale provenienti dal Brasile che non garantiscono il rispetto delle stesse regole imposte agli allevatori europei. La decisione segna un principio fondamentale: non può esserci tutela del reddito degli agricoltori né della salute dei cittadini se sul mercato unico entrano merci ottenute secondo standard inferiori e meno rigorosi.

Il provvedimento è il risultato diretto delle battaglie e delle denunce condotte da Coldiretti e Filiera Italia, sia a livello nazionale che a Bruxelles, per affermare la necessità della reciprocità. Non si tratta di una posizione contraria al commercio internazionale, bensì di una presa di posizione contro la concorrenza sleale che per lungo tempo ha preteso dagli agricoltori europei i requisiti più elevati al mondo, consentendo parallelamente l’ingresso di prodotti privi di garanzie equivalenti.

In seguito alle segnalazioni delle organizzazioni di categoria, la Commissione Europea ha eseguito verifiche sul campo riscontrando l’insufficienza dei controlli brasiliani rispetto alle restrizioni comunitarie sull’uso di determinati antimicrobici. Di conseguenza da oggi, 3 settembre, il Brasile non figura più tra i Paesi autorizzati all’esportazione verso l’UE di una serie di prodotti di origine animale, quali carni bovine, pollame, miele e prodotti dell’acquacoltura.

Questa misura dimostra come la reciprocità possa e debba diventare il pilastro della politica commerciale europea. Agli allevatori italiani vengono richiesti quotidianamente sforzi significativi in termini di tracciabilità, benessere animale, sicurezza alimentare e uso responsabile dei farmaci, ed è inaccettabile che tali vincoli decadano quando le merci giungono da migliaia di chilometri di distanza. Il commercio costituisce un’opportunità solo quando avviene a condizioni eque.

Non è un caso, denuncia la Coldiretti, che proprio alla vigilia dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni, le importazioni di carne brasiliana in Italia abbiano registrato un’impennata eccezionale, pari a un +129% per il pollo e a un +212% per il manzo, sulla base dell’analisi Coldiretti su dati Ismea relativi a maggio 2026 confrontati con l’anno precedente.

Lo stop al Brasile crea ora un precedente politico da applicare all’insieme delle importazioni extra-UE, a partire da settori critici come quello del grano canadese trattato in preraccolta con glifosato. Nell’ambito dell’Omnibus Food and Feed, Coldiretti e Filiera Italia continuano la mobilitazione per eliminare il doppio standard sui residui e superare le incoerenze di certi Paesi membri, come la Germania, da cui le multinazionali chimiche continuano a esportare verso mercati terzi fitofarmaci vietati nell’Unione, con il rischio che tali sostanze rientrino poi nei piatti europei.

Sulla decisione si è espresso il presidente di Coldiretti Verona, Alex Vantini: “accogliamo con enorme soddisfazione lo stop alle importazioni di carne dal Brasile: è una vittoria fondamentale per la trasparenza, la salute dei consumatori e per il rispetto del principio di reciprocità. Non è una battaglia contro il commercio internazionale, ma contro una concorrenza sleale che per troppo tempo ha preteso dagli agricoltori europei gli standard più elevati al mondo consentendo, allo stesso tempo, l’ingresso di prodotti che non offrivano garanzie equivalenti. Lo stop al Brasile dimostra che cambiare le regole è possibile. Ora l’Europa deve trasformare questa decisione in un principio generale che preveda stesse regole, stessi controlli e stesse garanzie per tutti i prodotti che arrivano sulle tavole dei cittadini europei”.

L’impatto di questo provvedimento assume un valore cruciale per la provincia di Verona, dove la zootecnia rappresenta un pilastro economico da circa 200 milioni di euro con 554 allevamenti di bovini da carne per quasi 109.400 capi, affiancati da una forte avicoltura con oltre 14,8 milioni di polli da carne. Ciononostante, il comparto locale sta attraversando una contrazione pesante, testimoniata dalla perdita di 43 aziende nel settore della carne tra il 2023 e il 2025.

spiega “Questo provvedimento – spiega il vice presidente di Coldiretti Verona e presidente della Consulta zootecnica provinciale e veneta di Coldiretti, Giacomo Beltrame – deve rappresentare la svolta per dare finalmente respiro e prospettiva a un comparto, quello della zootecnia da carne, che nella nostra provincia sta vivendo una sofferenza senza precedenti. Gli allevatori si trovano stretti in una morsa tra costi d’acquisto dei ristalli raddoppiati, rincari energetici e la decurtazione dei ricavi che traduce il tutto in un mancato reddito di circa 500 euro a capo. Un cortocircuito economico aggravato anche dall’invasione di prodotto estero. Lo stop alla carne brasiliana è la dimostrazione che cambiare le regole del mercato è possibile: ora serve fermare ogni forma di dumping per restituire dignità al reddito dei nostri agricoltori e rilanciare una filiera d’eccellenza del territorio veronese”.