Un’intensa giornata dedicata alla conoscenza delle diverse anime dell’agricoltura veronese di montagna. Il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, ha compiuto un tour conoscitivo tra le malghe della Lessinia per osservare da vicino l’attività degli allevatori tra gestione dei pascoli, tutela del territorio, sostenibilità energetica e la diversificazione aziendale. L’iniziativa ha assunto un valore strategico di rilievo anche alla luce della recente nomina di Ettore Prandini alla presidenza dell’Associazione Italiana Allevatori (AIA), avvenuta il 19 maggio scorso.
Ad accompagnare il Presidente Prandini lungo tutto il percorso una delegazione di Coldiretti guidata dal presidente provinciale Alex Vantini e dal direttore Massimo Albano, con il Responsabile nazionale del settore zootecnico di Coldiretti, Giorgio Apostoli, il Direttore di Arav, Walter Luchetta, il referente di Coldiretti Verona per le tematiche della montagna, Massimo Sauro con i capi zona delle zone montane Simone Gardinale, Claudia Fochesato e Pietro Apostoli, i sindaci di Sant’Anna d’Alfaedo Raffaello Campostrini e di Bosco Chiesanuova Claudio Melotti, e un’ampia rappresentanza di imprenditori agricoli del territorio.
Durante il confronto sul campo, i dirigenti locali e gli imprenditori agricoli hanno sottoposto al Presidente Prandini le principali criticità che interessano la montagna veronese. Tra i temi al centro delle rivendicazioni sono emersi il fenomeno dello spopolamento delle terre alte e le difficoltà infrastrutturali di collegamento, i costi crescenti di gestione per le stalle montane rispetto a quelle di pianura, il riconoscimento economico del prezzo del latte e l’impatto della presenza dei grandi predatori sulla gestione dei pascoli.
La prima tappa del percorso si è tenuta nell’azienda agricola di Daniele Marconi, allevatore di vacche da latte bio e presidente Coldiretti di Sant’Anna d’Alfaedo, dove è intervenuto tra gli altri anche il Sindaco Campostrini. Il gruppo si è poi spostato a Malga Preta di Sopra, sempre nel Comune di Sant’Anna d’Alfaedo, gestita da Remo Lavarini e dal figlio Loris, medico veterinario che con il padre alleva vacche da latte in alta quota. Qui la delegazione si è confrontata sulle sfide dell’agricoltura nelle aree montane, focalizzandosi in particolare sulla conduzione dei pascoli e sul fondamentale ruolo di presidio svolto dagli allevatori per la tenuta e l’equilibrio del territorio.

Loris Lavarini ha portato la voce di tutti gli allevatori presenti: “ringrazio i presidenti Prandini e Vantini per aver colto la nostra richiesta di aiuto. Assistiamo a un cambiamento radicale del paesaggio, con l’avanzamento dei boschi, la riduzione delle aree prative e la conseguente scarsità di pascoli disponibili per il bestiame. La straordinaria siccità di quest’anno, poi, ha messo a dura prova il nostro lavoro, costringendoci ad acquistare fieno e foraggi dalla pianura, con costi di produzione difficilmente sostenibili. Un altro tema cruciale è lo spandimento dei reflui: la Lessinia è uno dei pochi territori montani classificati come area vulnerabile, con tutti i limiti che questo comporta nella gestione aziendale. Il confronto con i vertici di Coldiretti ha fornito a tutti noi moltissimi spunti utili per l’immediato futuro, con l’auspicio di non vederci costretti, un giorno, ad abbandonare le nostre montagne”.
A seguire, la visita è proseguita nel territorio di Bosco Chiesanuova lungo la Translessinia per fare tappa a Malga Folignano di Cima, punto di riferimento nel circuito delle malghe per l’allevamento di bovini da latte. In questo contesto sono intervenuti Giambruno Castelletti, referente per la cooperativa Latte Verona, il Sindaco di Bosco Chiesanuova, Claudio Melotti e Zeno Vinco, presidente della cooperativa agricola BBE Bosco Bio Energy, costituita nel 2010 da nove aziende agricole locali che gestiscono gli effluenti zootecnici trasformandoli in energia per l’alimentazione elettrica del polo scolastico e del centro sportivo.
Nel suo intervento, Giambruno Castelletti ha fatto un breve excursus della storia legata alla nascita della Cooperativa Latte Verona: “negli ultimi quarant’anni Latte Verona ha consolidato un percorso di corretta amministrazione e sviluppo, arrivando oggi a raccogliere quasi 2.000 quintali di latte al giorno dalla pianura alla Lessinia. Attualmente la cooperativa garantisce ai soci un valore del latte superiore di circa il 15% rispetto al mercato (pari a 5-6 centesimi al litro in più negli ultimi cinque anni), grazie soprattutto alla trasformazione di 800 quintali giornalieri in Grana Padano. Per evitare che la montagna soccomba nella competizione con la pianura a causa degli elevati costi di trasporto e gestione, la strategia presente punta sulla distintività: da qui la produzione avviata di 100 quintali al giorno di “latte fieno” della Lessinia e la vendita di 200 quintali di latte di montagna alle cooperative del Trentino-Alto Adige. Per il futuro, la cooperativa intende consolidare la commercializzazione diretta del latte fieno nella grande distribuzione e alla creazione di un caseificio per la produzione di formaggi fortemente distintivi della Lessinia. Per questo però c’è bisogno del fondamentale sostegno da parte delle istituzioni”.
La tappa conclusiva nel tour si è tenuta nell’Agribirrificio Laorno di Bosco Chiesanuova, dove si è tenuto un momento conviviale. Questa realtà aziendale offre un modello virtuoso di diversificazione attraverso la produzione di birra agricola artigianale affiancata ai servizi di allevamento suinicolo, ristorazione e ospitalità rurale, valorizzando al cento per cento le produzioni locali.
In questo contesto ha preso la parola il presidente provinciale di Coldiretti Verona, Alex Vantini: “voglio esprimere una sincera gratitudine al Presidente Prandini per essere venuto di persona qui in Lessinia e per la costante vicinanza che dimostra verso i nostri agricoltori e allevatori di montagna. La Lessinia è l’area con la più alta densità di predazioni da lupo per chilometro quadrato a livello nazionale e questo è un grave problema per la montagna e come tale deve essere gestito. L’agricoltura e la zootecnia di montagna sono l’unico vero presidio per la tutela e la vivibilità del territorio, anche a beneficio del turismo che si sta sviluppando sempre di più. Ora però gli allevatori sono stanchi delle sole promesse istituzionali non mantenute, che hanno finito solo per cronicizzare una situazione ormai di perenne emergenza. Abbiamo indicato chiaramente la strada: monitorare, individuare gli esemplari che predano il domestico e partire con l’abbattimento, esattamente come fatto con coraggio in altre zone vicine. Ringrazio l’assessore Bond che ci sta mettendo la giusta attenzione, ma la Regione deve ora intervenire, dopo l’abbassamento del grado di protezione e alla luce dei chiarimenti di ISPRA sulle competenze: è il momento di passare dalle parole ai fatti e smettere di perdere tempo. La famosa “convivenza” tanto raccontata a queste condizioni sta facendo morire i territori: serve abbassare la popolazione del lupo, partendo dall’eliminazione dei capi che predano vacche, manze e animali domestici”.
A concludere la serie di interventi è stato il Presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini: «È necessario cambiare radicalmente il sistema di distribuzione delle risorse. Fare agricoltura in montagna comporta costi esponenzialmente più alti, legati ai trasporti, alla fienagione e a tutte le difficoltà logistiche del territorio. Questo significa togliere risorse alla pianura? No. La nostra proposta al Ministro – che per ora si dichiara d’accordo a parole, ma che valuteremo sui fatti il prossimo anno, quando nel 2027 si scriverà la nuova PAC per il 2028 – è molto semplice: bisogna togliere la possibilità di percepire contributi a chi, nelle zone di bassa collina e pianura, non vive di agricoltura perché svolge altre attività produttive ed è proprietario di un’azienda agricola da cui non trae il proprio reddito principale. Queste risorse rappresentano oggi circa il 20-25% di tutto il monte contributivo distribuito a livello nazionale. Purtroppo la realtà è che oggi i sostegni pubblici costituiscono una parte fondamentale del bilancio aziendale. Avere il 20% o il 30% in più di contributi rispetto al passato significa dare un aiuto concreto a chi lavora in questi territori, garantendo la tenuta delle aziende e consentendo loro di fare nuovi investimenti”.



