Caduta dall’alto a Tarmassia, CGIL Verona: “cambiare registro sugli infortuni: più prevenzione e controlli”

“In questo come per gli altri numerosi infortuni accaduti di recente, ci sono circostanze da chiarire ed eventuali responsabilità da accertare. Il compito di farlo spetta alle autorità sanitarie e giudiziarie competenti. Dal punto di vista sindacale, tuttavia, non c’è alcuna spiegazione accettabile che possa giustificare l’ennesimo infortunio grave da caduta dall’alto. Parliamo di una delle fonti di rischio più note e regolamentate: se ancora oggi ci troviamo a commentare eventi di questa gravità — come evidenzia la lunga scia di sangue delle ultime settimane tra Verona, Padova e Vicenza — significa che la catena dei controlli e della prevenzione continua a fallire”.

Così il segretario della Cgil di Verona, Raffaello Fasoli, commenta il grave infortunio avvenuto a Tarmassia di Isola della Scala, dove un lavoratore è precipitato mentre operava sul tetto di un edificio.

I dati Inail del periodo gennaio-luglio 2026 confermano una condizione di rischio strutturale nel nostro territorio: Verona continua a detenere il triste primato regionale con 8.672 denunce di infortunio (davanti a Padova con 8.470, Vicenza con 8.206 e Treviso con 7.608), registrando un aumento del +2,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un bilancio drammatico a cui si aggiungono 10 vite spezzate nei primi sette mesi dell’anno.

“Numeri che dimostrano come la sicurezza nei luoghi di lavoro e negli appalti venga considerata come un mero adempimento burocratico, sacrificabile in nome del profitto e dei tempi di produzione” prosegue Fasoli. “Il sindacato non ci sta a fare la conta periodica delle tragedie. Alle istituzioni e agli organi di vigilanza chiediamo un cambio di passo immediato: servono ispezioni e formazione capillari, lo stop alle deregolamentazioni e sanzioni severe per chi non rispetta le norme. La tutela della vita dei lavoratori non può essere oggetto di mediazione”.