Il rientro dei giovani dall’estero non è più un fenomeno marginale, ma un trend in consolidamento. Negli ultimi cinque anni sono stati oltre 129 mila i giovani italiani tra i 18 e i 39 anni che hanno fatto ritorno in Italia dopo aver trasferito la propria residenza all’estero, un dato più che raddoppiato rispetto al quinquennio 2011-2015. A crescere non è solo il numero assoluto dei rimpatri, ma anche il loro peso rispetto alle partenze: si è passati da 26 rientri ogni 100 espatri nel 2011-2015, a 31 nel 2016-2020, fino ai 40 dell’ultimo quinquennio disponibile. Il 2025 conferma la tendenza, con i rimpatri cresciuti del 3,7% rispetto all’anno precedente.
A tornare sono soprattutto giovani in una fase già avanzata del proprio percorso: l’età media al rientro è di 29,6 anni, con il gruppo più numeroso rappresentato dai 30-34enni (29,4%). Un identikit che suggerisce un ritorno maturato dopo un periodo significativo trascorso all’estero, spesso al termine di un percorso di formazione o delle prime esperienze professionali.
La geografia dei rientri ricalca quella storica dell’emigrazione italiana: il 66,4% arriva dall’Europa, con Regno Unito (16,4%) e Germania (15,1%) che da soli rappresentano quasi un terzo del totale. È proprio dai due Paesi che si registra anche il rapporto più alto tra rientri e partenze, circa 42 ogni 100 espatriati, un dato che nel caso britannico appare plausibilmente legato ai cambiamenti intervenuti dopo la Brexit. Sul fronte delle destinazioni interne, quasi la metà dei giovani rientrati si stabilisce nel Nord Italia, con la Lombardia che da sola assorbe il 19,8% dei flussi e Milano l’8,7% del totale nazionale. Ma il Mezzogiorno non resta ai margini: il 31,7% dei rientri riguarda il Sud e le Isole, con la Sicilia che accoglie il 9,2% dei giovani rimpatriati ed è tra le regioni in cui il fenomeno è cresciuto di più negli ultimi anni, insieme a Basilicata e Valle d’Aosta.

I numeri, però, raccontano solo una parte della storia. Secondo un’indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro condotta su un campione di italiani all’estero, a spingere il rientro non sono principalmente ragioni professionali: il 67,7% degli intervistati indica motivi familiari o personali, seguiti a distanza dalla nostalgia per l’Italia (32,4%). Incentivi fiscali e qualità della vita si attestano entrambi al 23,5%, mentre solo il 20,6% cita un’occasione di lavoro tra le motivazioni del ritorno. Non stupisce, allora, che meno della metà di chi rientra (48,5%) disponga già di un impiego al momento del rimpatrio, mentre il 37,1% lo trova solo dopo essere tornato in Italia: per molti giovani, insomma, la decisione su dove vivere sembra precedere quella su dove e come lavorare.

Il bilancio complessivo, dopo il ritorno, è nel complesso positivo ma non privo di ambivalenze. Il 71,4% dei rientrati si dichiara più soddisfatto della propria situazione personale in Italia, ma il giudizio sul fronte lavorativo è più sfumato: il 53,5% considera la propria condizione professionale uguale o migliore rispetto all’estero, contro il 46,4% che la giudica peggiore. Entrando nel dettaglio, i giovani rimpatriati valutano positivamente la conciliazione vita-lavoro (75%), il clima lavorativo (67,9%), le tutele (64,3%) e i benefit (60,7%), mentre restano indietro rispetto all’estero su facilità di inserimento occupazionale, crescita professionale e soprattutto retribuzioni, con appena il 42,9% che giudica i salari italiani adeguati al costo della vita.
“Quello dei rimpatri è un fenomeno sempre più rilevante per il Paese. Per questo è importante non solo favorire il rientro – percorso già in atto – ma anche creare le condizioni perché la scelta possa essere duratura nel tempo e per valorizzare pienamente le esperienze maturate all’estero”, ha commentato il Presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro Rosario De Luca. Un obiettivo che, secondo la Fondazione Studi, passa proprio dalla capacità di trasformare le competenze acquisite fuori dai confini nazionali in una risorsa concreta per il sistema economico italiano, oltre che in una scelta di vita sostenibile per chi decide di tornare a casa.



