(RFG) Da quindici anni Philip Morris Italia e Coldiretti hanno realizzato un modello di filiera che ha portato reddito ai produttori ed ha garantito al settore primario italiano – è lo 0.5% del PIL nazionale – di mantenere una posizione di primato a livello continentale e, contemporaneamente, di migliorare l’impatto ambientale delle coltivazioni e quello sulla salute dei consumatori.
Con altri dieci anni davanti di collaborazione, Philip Morris e Coldiretti hanno fatto il punto sui risultati di quest’accordo di filiera che è oggetto di studio, un modello win-win che viene guardato con attenzione in USA, Brasile e Argentina (una delegazione è attesa nel weekend). In cifre, è un accordo che genera 1,8 miliardi di euro di esportazioni con la provincia di Verona che rappresenta la prima zona produttiva veneta )a sua volta, la nostra regione è la prima per produzione di tabacco in Italia) di cui un buon 60% viene ritirato dalla multinazionale statunitense.
Sottolinea Gennarino Masiello, vicepresidente della Coldiretti: «Quindici anni fa c’era molto scetticismo, molti non ci credevano a un progetto di filiera come questo. Oggi questo rapporto con una grande multinazionale non fa più paura, non è più la semplice domanda e offerta. È un percorso che condividiamo. Sono orgoglioso per aver dimostrato quel che siamo in grado di fare. Certo, in questo settore non mancano le preoccupazioni che non solo le avversità atmosferiche, ma sono più le politiche della Commissione europea e dei Governi nazionali in Europa. Una revisione della normativa sul tabacco che non tenga conto degli effetti sull’intera filiera rischia di colpire innanzitutto gli agricoltori, mettendo in discussione redditività, investimenti e occupazione. L’Europa deve accompagnare l’innovazione, non indebolire filiere che stanno investendo in sostenibilità e competitività. Inoltre, c’è questo continuo incremento della tassazione che alla lunga sottrae gettito: l’esempio è la Francia dove l’aumento delle accise ha portato al 40% di contrabbando, perdendo 9 miliardi di accise, contro il 2% di mercato illegale che si registra in Italia».
Luisa Maurizi, Director Leaf di Philip Morris Italia, ha ricordato come «L’ Italia sia primo produttore di tabacco in Europa – per entrare e per volumi. Il Veneto è un modello di eccellenza, e dimostra l’importanza della collaborazione tra enti. Philip Morris crede che essere presente nel territorio sia importante e questo significa avere una visione a lungo termine per tutta la filiera. Vuol dire fare investimenti per la gestione della distribuzione idrica e per la riduzione dell’impronta di CO2 e nell’innovazione per portare più valore aggiunto alle imprese venete. Per noi il Veneto è fondamentale ed è motivo di orgoglio. E’ un fiore all’occhiello a livello mondiale. Qui abbiamo aziende con tradizione ma allo stesso tempo capacità d’innovare. Noi vogliamo andare avanti con Coldiretti e le aziende agricole. Quella di quest’anno è stata un’annata difficile, ma guardiamo avanti a quello che succederà anche a Bruxelles».
Tradotto in soldoni, PM ha investito nella filiera veneta tre miliardi in questi anni con oltre 55,8 milioni di euro di valore aggiunto generato ogni anno e un impatto occupazionale stimato in circa 9.100 posti di lavoro tra diretto, indiretto e indotto.
Aggiunge Masello: « Serve mantenere la produzione nel territorio europeo, in Italia per evitare di essere succubi delle imposizioni di paesi terzi. La normativa vigente ha funzionato, perché serve cambiarla quando ci sono risultati scientifici provati e positivi. La Cina produce prodotti a nicotina sintetica e queste normative vanno a favorire prodotti sconosciuti che andrebbero controllati prima di cambiare le normative a loro vantaggio».
Importanti anche le attività di monitoraggio della biodiversità del progetto BeeLeaf, che coinvolge diversi siti tra cui il Veneto, e la riqualificazione del Parco Naturale Valle del Menago, nel Comune di Bovolone, esempio concreto di valorizzazione del territorio e tutela degli ecosistemi nelle aree legate alla filiera tabacchicola.



