Famiglie veronesi, debiti al consumo per 6.484 € nel 2025 in crescita del 6,4%

Quanto si indebitano i veneti per vivere? Nel 2025, se togliamo dal  conto i mutui per la casa (che sono un capitolo a parte, trattandosi di investimenti di lungo periodo finalizzato ad accrescere il patrimonio immobiliare), il credito al consumo erogato dalle banche e dalle finanziarie alle famiglie consumatrici della nostra regione ha superato i 13 miliardi di euro. Rispetto all’anno precedente l’aumento è stato del 5,3 per cento pari, in termini assoluti, a +658,5 milioni di euro. Un balzo rilevante che dice molto sui cambiamenti nelle abitudini di spesa e, soprattutto, nella capacità economica delle famiglie. A dirlo è L’Ufficio studi della CGIA. Sebbene in questo report non siano conteggiati nell’indebitamento delle famiglie, segnaliamo, a titolo puramente statistico, che nel 2025 i mutui accesi in Veneto per l’acquisto di un immobile sono stati 39.753: a livello nazionale solo la Lombardia, con 93.994, ne ha sottoscritti di più.

Più debiti? Per fronteggiare imprevisti e acquisto beni

Ma perché anche i veneti si indebitano sempre di più? Le ragioni sono principalmente due. Da un lato c’è chi ha bisogno di liquidità immediata, magari per far fronte a spese impreviste o per arrivare a fine mese. Dall’altro c’è chi accende un prestito per acquistare beni durevoli: l’auto nuova, il televisore, i mobili, gli elettrodomestici — tutti quegli acquisti importanti che un tempo si facevano con i risparmi. Dietro questi numeri non sempre si intravede il disagio economico che sta attraversando una parte della nostra regione. Tuttavia, negli ultimi anni l’aumento dell’inflazione ha progressivamente eroso il potere d’acquisto: per molti gli stipendi e le pensioni sono rimaste sostanzialmente ferme, mentre i prezzi di beni e servizi sono schizzati all’insù. Il risultato è che molte famiglie, in particolar modo del ceto medio, per mantenere lo stesso tenore di vita di prima, si sono trovate costrette a ricorrere al credito, alimentando così quella crescita del debito privato verso banche e finanziarie che i numeri raccontano con chiarezza

Debiti a breve: positivi se sono ben al di sotto del reddito reale

Sappiamo che i consumi delle famiglie venete costituiscono il 60 per cento circa del Pil regionale. Per questo, come abbiamo sottolineato più sopra, quando si indebitano a breve termine (ad esempio con prestiti o carte di credito), l’effetto può essere letto in due modi opposti. Da un lato, è un segnale positivo: le persone hanno più accesso al credito, spendono di più e questo aiuta l’economia a crescere. Dall’altro, però, può nascondere un problema: se il debito aumenta più velocemente degli stipendi, vuol dire che le famiglie fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese e si affidano ai prestiti per sostenersi. La cosa importante da tenere d’occhio è quindi il rapporto tra quanto le famiglie devono restituire e quanto guadagnano davvero. Finché questo rapporto resta gestibile, non c’è da preoccuparsi troppo. Ma se supera certi limiti, cresce il rischio che molte famiglie non riescano più a pagare i propri debiti, con conseguenze negative per tutta l’economia.

Tassi in salita

Negli ultimi anni sempre più persone hanno fatto ricorso a prestiti a breve termine, per fronteggiare imprevisti e difficoltà momentanee. Nell’Eurozona i tassi non sono fissi: oscillano in base alle decisioni della BCE, all’andamento dell’inflazione e al contesto economico generale. Capire se il TAEG medio sta salendo o scendendo è utile per decidere se conviene aspettare o muoversi subito per richiedere un mutuo o un prestito. Quando il TAEG sale, infatti, il credito diventa più caro non solo per il tasso d’interesse in sé, ma anche per le spese accessorie che lo accompagnano. Il risultato si vede direttamente sul conto: rate più alte e importo totale da restituire maggiore. Guardando al credito al consumo, l’aumento del TAEG degli ultimi anni è stato notevole. Si è passati dal 7,64 per cento del 2021 a una crescita costante fino al 10,16 per cento nel 2023. Nei due anni successivi è oscillato attorno al 10 per cento, ma a luglio di quest’anno è salito sino 10,38 per cento. Tra la fine del 2025 e luglio 2026, in particolare, il TAEG del credito al consumo è cresciuto di altri 41 punti base. Una spinta arrivata soprattutto dalle fiammate inflazionistiche che hanno colpito l’Eurozona, a cui la BCE ha risposto alzando il tasso sui rifinanziamenti, oggi al 2,65 per cento.

Umbria, Toscana e Sicilia le più esposte.

Il Veneto è tra quelle meno espose: la regione dove le famiglie consumatrici sono più indebitate a breve con banche e finanziarie è l’Umbria. Nel 2025 il debito al consumo per nucleo è stato pari a 7.514 euro (+5,1 per cento rispetto al 2024). Seguono la Toscana con 7.399 euro (+5,6 per cento) e la Sicilia con 7.383 euro (+4,5 per cento). Il Veneto si colloca al 13° posto del ranking regionale con una esposizione per famiglia pari a 6.139 euro (+5,3). In coda, invece, scorgiamo il Friuli Venezia Giulia con 5.845 euro di debito (+4,9 per cento), la Basilicata con 5.536 euro (+3,7 per cento) e, infine, il Trentino Alto Adige con 3.824 euro (+5,7). Il dato medio nazionale si è attestato sui 6.657 euro (+4,9 per cento).

Rovigo, Verona e Treviso sono le aree più indebitate della nostra regione

Sempre secondo i dati riferiti al 2025, la provincia veneta più esposta con banche e finanziarie è Rovigo con un debito a breve per famiglia pari a 6.526 euro (+4,9 per cento rispetto al 2024). Seguono Verona con 6.484 euro (+6,4), Treviso con 6.184 euro (+5,1) e Padova con 6.171 euro (+5,6). Per contro, le aree più “virtuose” sono state la Città Metropolitana di Venezia con un’esposizione di 5.965 euro (+5,3), Vicenza con 5.957 euro (+5,5) e Belluno con 5.340 euro. Va segnalato che la provincia dolomitica è l’unica tra le 107 realtà territoriali monitorate a livello nazionale che rispetto all’anno precedente ha registrato una contrazione del debito: l’ammontare complessivo è sceso di 8,3 milioni di euro (-1,6 per cento).