Mercati europei. I mercati recuperano con il WTI sotto i 100 dollari

I mercati azionari europei hanno reagito positivamente a una temporanea flessione dei prezzi del petrolio greggio, che ha allentato i timori immediati di un’ulteriore compressione dei margini operativi per il settore manifatturiero.

  • FTSE MIB: È il listino più tonico della lista, con un rialzo del +1,17% che porta l’indice a quota 52.148,06 punti. Il BTP decennale italiano e il Bund tedesco si mantiene a 88 punti base, rassicurando gli investitori sulla sostenibilità del debito sovrano. Il movimento rialzista è catalizzato dai titoli del credito, in particolare Banco BPM (+2,8%) e UniCredit (+1,87%), sostenuti sia dall’ampliamento del margine di interesse (NIM) derivante dai tassi BCE al 2,50%, sia dalle ferventi speculazioni legate al cosiddetto “risiko bancario” e al consolidamento del settore. A questo si aggiunge la spinta derivante dalla revisione del paniere principale, che vede oggi l’ingresso ufficiale del titolo tecnologico Technoprobe, il quale conferisce maggiore dinamismo e inclinazione growth all’indice.
  • DAX 40: Segue a ruota l’indice di Francoforte, mostrando una solida crescita dello +0,89% a 25.529,05 punti. Nonostante la Germania sia l’economia più esposta alla contrazione della domanda globale e al rallentamento dell’export, il listino beneficia direttamente dello storno odierno del prezzo del gas naturale TTF e del petrolio. Le industrie tedesche, altamente energivore, vedono in questo calo delle materie prime una valvola di sfogo essenziale per preservare i margini di profitto, i quali erano stati duramente erosi nei mesi precedenti.
  • CAC 40: Performance positiva anche per Parigi, che fa registrare un progresso dello +0,78% attestandosi a 8.127,63 punti. La struttura dell’indice francese è storicamente sbilanciata verso i colossi mondiali del lusso (come LVMH e Kering) e della cosmetica. Questi settori stanno attualmente scontando un repricing al ribasso dovuto alla persistente debolezza dei consumi discrezionali in Cina e in Nord America. Inoltre, il mercato francese sconta un moderato premio al rischio politico legato alle ridotte prospettive di crescita interna e alle recenti proiezioni di peggioramento del quadro fiscale. 
  • FTSE 100: Più cauto il listino di Londra, che si muove comunque in territorio positivo con un guadagno dello +0,56% a 10.718,83 punti. Il listino britannico, dominato da grandi conglomerati del settore energetico ed estrattivo globale (come Shell e BP), subisce l’impatto diretto del calo odierno del greggio, che deprime le quotazioni dei titoli petroliferi. Sul fronte monetario interno, la Bank of England (BoE) ha recentemente deciso di mantenere il proprio tasso di riferimento fermo al 3,75%, pur evidenziando in un comunicato ufficiale che, qualora le pressioni energetiche inflazionistiche dovessero riacutizzarsi, sarà necessario un ulteriore inasprimento. L’inflazione nel Regno Unito ha mostrato segnali di flessione (scendendo al 2,8% dal precedente 3,3%), consentendo alla banca centrale una pausa tattica.

Wall Street: S&P 500 e Nasdaq

L’S&P 500 si attesta attualmente a quota 7.650,50 punti, con una flessione settimanale quasi impercettibile (-0,08%) che non scalfisce la straordinaria performance da inizio anno, superiore all’11%. Di converso, il Nasdaq Composite, trainato dai colossi tecnologici, viaggia a 26.522,54 punti, registrando un +0,72% su base settimanale e accumulando un rendimento annuo (YTD) di circa il 13%.

L’attuale struttura del mercato statunitense è definibile attraverso una profonda dicotomia. Da una parte, l’intera crescita dell’indice è sorretta dalla capitalizzazione sproporzionata delle aziende a grandissima capitalizzazione (mega-cap tech) e dell’ecosistema legato all’Intelligenza Artificiale Generativa (AI). Aziende attive nella produzione di semiconduttori, fornitori di infrastrutture cloud (hyperscaler) e progettisti di architetture di rete continuano a beneficiare di un ciclo di investimenti strutturali (Capex) senza precedenti storici, giustificando valutazioni a multipli estremamente generosi. Dall’altra parte, il resto dell’economia (spesso definito come “S&P 493”) e le small cap (rappresentate dal Russell 2000) soffrono pesantemente gli effetti del restringimento quantitativo (QT) e dell’elevato costo del debito.

La Federal Reserve mantiene attualmente il tasso sui Fed Funds in un range target del 3,50%-3,75%. L’inflazione americana si è dimostrata “vischiosa” (“sticky”), assestandosi al 3,4% su base annua, mentre l’indice dei prezzi al consumo “core” (al netto di cibo ed energia) continua a preoccupare i decisori politici per la sua resistenza. La conseguenza più diretta di questa politica “higher for longer” è l’impressionante irripidimento della curva dei rendimenti sovrani. Il Treasury a 10 anni ha toccato rendimenti prossimi al 4,996% (sfiorando la soglia psicologica del 5%), con la parte a breve della curva (US02Y) al 4,681%. Rendimenti obbligazionari così elevati rappresentano un concorrente temibile per l’azionario, offrendo agli investitori istituzionali un tasso privo di rischio estremamente competitivo e comprimendo il premio per il rischio azionario (Equity Risk Premium). Nonostante l’indice manifatturiero Empire State sia sceso a 7,6 a settembre, segnalando un rallentamento, il mercato del lavoro Usa resta solido (disoccupazione al 4,1%), allontanando i timori di una recessione imminente ma riducendo drasticamente le probabilità di imminenti tagli dei tassi.

Materie Prime

Materia PrimaValoreVariazione 24hVariazione YTD
Oro 4.353,19 $/oz-0,65%+0,78%
Petrolio Brent101,61 $/bbl-2,12%+67,11%
Petrolio WTI98,23 $/bbl-2,05%+70,95%
Gas Naturale TTF76,87 €/MWh-3,32%+176,38%
Argento66,22 $/oz-0,03%-7,04%

Calendario Macro-Finanziario 

Ora PaeseIndicatoreDato Precedente
03:00CinaFissazione dei Tassi Primari di Prestito (LPR) a 1 e 5 anni1,689%
12:30Stati Uniti Discorso istituzionale di A. Goolsbee (Membro Fed)N/A
14:30Stati Uniti Indice Chicago Fed National Activity Index (CFNAI) relativo al mese di agosto-0,08 punti

Focus Italia

Piazza Affari mostra una seduta decisamente positiva, trainata in larga parte dal comparto finanziario e tecnologico, mentre l’energia agisce da zavorra. Il listino sta capitalizzando in queste prime ore l’entusiasmo per le manovre straordinarie tra le banche e la resilienza del settore tecnologico, riuscendo a compensare ampiamente i ribassi fisiologici legati allo stacco delle cedole e alla flessione dei prezzi petroliferi.

Il settore del credito domina il listino con forti rialzi, spinto dalla tenuta dei margini di interesse garantita dai tassi della BCE e dalle accese speculazioni sul cosiddetto “risiko bancario”. Banco BPM (BAMI) spicca con un eccellente +3,44%, trovandosi al centro delle ipotesi di aggregazione che coinvolgono il Monte dei Paschi di Siena (BMPS, +1,65%). Molto toniche anche le big cap UniCredit (UCG, +1,91%) e Intesa Sanpaolo (ISP, +1,83%).

STMicroelectronics (STMMI) segna un vigoroso +3,53%, riflettendo il buon momento del comparto tech a Piazza Affari. Questo ottimismo si sposa con il clima positivo generale sui semiconduttori e fa eco al buon debutto odierno nel listino principale di Technoprobe.

La macchia rossa più evidente è ENI, che cede il 2,00%. Questa flessione è imputabile a due fattori concomitanti: da un lato il forte calo delle quotazioni del petrolio greggio (con il Brent scivolato attorno ai 101-102 dollari al barile), e dall’altro l’effetto tecnico e meccanico dello stacco del dividendo di 0,27 euro per azione in programma proprio per oggi.

Si nota un’ottima performance anche nel comparto industriale e dei beni di consumo durevoli. Prysmian (PRY) avanza del 2,61%, mentre le quattro ruote beneficiano di un rimbalzo tecnico con Ferrari (RACE) a +1,95% e Stellantis (STLAM) a +1,56%.

Cos’è Technoprobe

Technoprobe realtà con sede in Brianza, affermatasi come uno dei leader globali nel settore dei semiconduttori e della microelettronica. Oggi la società ha fatto il suo debutto ufficiale nell’indice principale di Piazza Affari, subentrando alla multinazionale della diagnostica DiaSorin.

L’attività principale di Technoprobe è la progettazione e la manifattura di probe card. Si tratta di interfacce elettro-meccaniche altamente sofisticate che vengono vendute ai colossi mondiali della produzione di chip (come TSMC, Intel e Samsung). Queste “schede” servono per testare l’affidabilità e le funzionalità dei microscopici circuiti integrati quando si trovano ancora attaccati al disco di silicio (wafer), attraverso un processo industriale noto come wafer sort.

Il successo di Technoprobe è sostenuto da tre trend tecnologici globali:

  • Miniaturizzazione: L’industria richiede chip sempre più piccoli (sotto i 3 nanometri). Per testare contatti così microscopici servono architetture chiamate MEMS, in cui Technoprobe ha investito massicciamente e che le garantiscono prezzi di vendita e margini molto elevati.
  • Architetture “Chiplet”: I moderni processori sono composti da tanti piccoli chip assemblati insieme. Prima di assemblarli (operazione molto costosa), ogni singolo componente deve essere testato e garantito. Questo moltiplica la domanda per i sistemi di test di Technoprobe.
  • Intelligenza Artificiale: I potenti processori necessari per l’AI, come le GPU di Nvidia, richiedono tempi di test molto lunghi. Technoprobe fornisce ai produttori strutture in grado di testare decine di chip in parallelo, evitando colli di bottiglia nella produzione globale di hardware per l’intelligenza artificiale.

A livello di bilancio, la società sta attraversando un’espansione straordinaria. Il management stima di chiudere l’anno in corso superando il traguardo del miliardo di euro di fatturato, consolidando una marginalità eccellente compresa tra il 44% e il 46%.

L’ingresso odierno nel FTSE MIB costringe infatti i fondi istituzionali e gli ETF che replicano l’indice italiano ad acquistare obbligatoriamente le azioni di Technoprobe per bilanciare i portafogli. Non a caso, il titolo ha aperto la seduta odierna registrando un balzo superiore al +3%.