Le contrattazioni sui principali listini europei si sono aperte in un clima di cautela, tentando di bilanciare le indicazioni positive provenienti da Wall Street con le incertezze strutturali interne all’Eurozona. Sul fronte energetico il petrolio torna vicino ai 90 dollari al barile ma resta incredibilmente volatile.
- CAC 40: È l’indice che mostra la maggiore resilienza all’interno del paniere, registrando una flessione contenuta dello 0,12% che lo mantiene sostanzialmente a ridosso della parità.
- FTSE 100: Mostra un andamento stabile e difensivo, limitando le perdite a un calo dello 0,15% nella seduta odierna.
- DAX 40: Evidenzia una debolezza più marcata rispetto ai listini di Parigi e Londra, appesantito da vendite che spingono l’indice tedesco a cedere lo 0,39%.
- FTSE MIB: Si posiziona come il listino più debole della giornata, registrando una flessione dello 0,47%. La performance è penalizzata dalla rotazione settoriale e dall’alta concentrazione di titoli finanziari all’interno del paniere milanese.
Materie Prime
| Materia Prima | Valore Attuale | Variazione 24h | Variazione YTD |
| Oro | 4.302,47 USD/t.oz | -0,92% | -0,41% |
| Brent Crude Oil | 101,48 USD/Bbl | +1,15% | +66,57% |
| WTI Crude Oil | 92,87 USD/Bbl | +0,54% | +61,99% |
| Gas Naturale EU (TTF) | 73,31 EUR/MWh | +0,09% | +163,76% |
| Argento | 64,84 USD/t.oz | -1,80% | -8,85% |
Tabella degli Eventi Macroeconomici
| Orario | Area | Evento | Periodo di Riferimento | Impatto Atteso |
| 16:00 | EUR | Fiducia dei Consumatori | Settembre (Preliminare) | Misura della propensione alla spesa. Prev: -15,9. |
| 16:00 | USA | Indice Manifatturiero Fed di Richmond | Settembre | Valutazione dell’attività industriale USA in contesto restrittivo. |
Focus Italia
La liquidità a Piazza Affari si sposta dai titoli value e finanziari per rifugiarsi in poche storie di crescita legate alla tecnologia e alle materie prime energetiche.
Il comparto finanziario è quasi tutto in territorio negativo. I protagonisti del recente “risiko bancario” stanno tirando il fiato dopo le forti corse dei giorni scorsi: UniCredit cede lo 0,81%, Banco BPM lo 0,70%, Intesa Sanpaolo lo 0,25% e Banca MPS lo 0,38%. Risultano deboli anche le assicurazioni, con Generali a -1,07% e Unipol in calo dell’1,35%. L’unica eccezione di rilievo è Banca Mediolanum, che va in controtendenza segnando un +0,51%. Forte pressione in vendita sulle aziende di pubblica utilità. Enel perde lo 0,83% e Terna lo 0,87%. Spicca il calo marcato di Snam (-1,24%), un movimento che il mercato sta prezzando in scia al collocamento accelerato di circa 10 milioni di azioni della controllata Industrie De Nora per 67 milioni di euro.
Il settore tecnologico si conferma l’ancora di salvezza della mattinata. STMicroelectronics (STMMI) è in rialzo dello 0,76%, supportata dal clima di ottimismo globale e dai forti acquisti che stanno interessando l’intero ecosistema dei semiconduttori. Tra gli energetici, Eni si muove in positivo (+0,32%), beneficiando del rimbalzo odierno delle quotazioni del petrolio Brent e WTI innescato dalle tensioni geopolitiche.
Giornata fiacca per il comparto automotive, con Stellantis a -0,76% e Ferrari a -0,47%. Anche il settore manifatturiero e della difesa vede prese di profitto, con Leonardo in netto calo (-0,97%), compensato solo in minima parte dal verde di Prysmian (+0,24%). Nel lusso, Moncler tenta un timido recupero (+0,74%).
Le due grandi protagoniste delle cronache finanziarie di questi giorni sono entrambe penalizzate dalle vendite. Poste Italiane cede l’1,12% e Telecom Italia arretra dell’1,04%, proprio mentre è in corso la finestra di riapertura dei termini per l’OPAS totalitaria lanciata da Poste sulla compagnia telefonica.

Dati Istat. Deficit/Pil 2025 al 3,1%.
L’Italia resta in procedura Ue. L’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche si è attestato al 3,1% del Pil, lo stesso valore comunicato ad aprile, contro il 3,4% del 2024.
Attivare la clausola di salvaguardia farebbe pesare la maggiore spesa militare sul percorso di rientro dal deficit. Il governo mirava a uscire dalla procedura Ue nel 2025 per poi incrementare la spesa per difesa e sicurezza fino a 0,5 punti di Pil (circa 12 miliardi) entro il 2028.
La revisione Istat del deficit 2025 registra un peggioramento di 355 milioni. Le entrate crescono di 1.991 milioni, frenate dal calo di imposte e contributi, mentre le uscite aumentano di 2.346 milioni, trainate dagli investimenti. Il Pil cresce dello 0,6% nel 2025 (+0,1% sulla stima di marzo) e dell’1,1% nel 2024 (+0,3%).



