Partecipazione e commozione, stamattina, alla cerimonia commemorativa dell’83° Anniversario dell’Eccidio Divisione Acqui di Cefalonia e Corfù, che si è svolta al Parco delle Mura, in circonvallazione Oriani, di fronte al monumento eretto a Verona nel 1966 dallo scultore, partigiano e poeta Mario Salazzari, in onore dei caduti veronesi.
Alla presenza delle autorità civili e militari, delle associazioni combattentistiche e d’arma e di numerosi cittadini, la cerimonia si è aperta con gli onori militari resi da un reparto d’onore interforze.
Erano presenti l’assessore alla Memoria storica Jacopo Buffolo, il prefetto Demetrio Martino, il questore Rosaria Amato, il vice Comandante per le Forze da Combattimento, Generale di Corpo d’Armata Francesco Bruno, il presidente dell’Associazione Nazionale Divisione Acqui (Anda), professor Claudio Toninel, il cappellano militare del Comando delle Forze Operative Terrestri di Supporto di Verona, don Flavio Riva e l’onorevole Marco Padovani.
Intervenute inoltre numerose autorità civili, militari e religiose, locali e nazionali, i labari e le bandiere delle Associazioni d’Arma, Combattentistiche e della Resistenza.
La storia
Dopo l’8 settembre 1943 il presidio tedesco dell’isola intimò all’Acqui di arrendersi. Il comandante non solo rifiutò la resa, ma il 14 la intimò ai tedeschi. La risposta fu un violento attacco aereo alle postazioni italiane, contro le quali fu sferrata una violenta offensiva di mezzi corazzati da parte dei nazisti.
Pur combattendo con valore, gli italiani – inferiori per armamento e privi di protezione aerea – il 22 chiesero la resa, dopo avere perduto 55 ufficiali e oltre 3.000 militari.
I tedeschi, dopo la resa, fucilarono 4.800 soldati e 341 ufficiali, compreso il comandante della divisione. Altri 2.000 militari persero la vita, per l’affondamento della nave, mentre erano trasportati sulla terraferma. I superstiti della divisione, invece, si unirono all’Elas e presero parte alla Resistenza contro i tedeschi.
Secondo lo studio di Silvano Lugoboni, del Comfoter di Supporto, solo a Cefalonia c’erano ben 471 soldati veronesi, di cui se ne contano 18 fucilati, 14 deceduti, 87 dispersi (5 nel Mar Ionio a causa ffondamento piroscafi), 15 dispersi in prigionia oppure in altre zone della Grecia, Balcania e Germania. 163 le perdite veronesi, 220 Imi (Internati Militari Italiani), 304 rimpatriati, 94 soldati rimasti prigionieri sull’isola di Cefalonia come lavoratori coatti, 30 incorporati nel C.I.L.
Sempre secondo l’analisi delle fonti storiche, risultano anche 14 ufficiali veronesi, di cui 4 deceduti, 8 fucilati e 1 disperso sull’isola di Cefalonia. Se ne salvò solo uno.
Le dichiarazioni dei presenti:
Il presidente nazionale dell’Associazione Divisione Acqui, professor Claudio Toninel, ha pronunciato un discorso commemorativo, dopo la lettura del messaggio trasmesso per l’occasione dal Ministro della Difesa l’on. Guido Crosetto.
“Ricordiamo oggi – ha sottolineato l’assessore Buffolo – il sacrificio della Divisione Acqui di Cefalonia e Corfù, uno degli eventi della seconda Guerra Mondiale e della storia della nostra Resistenza, che hanno permesso poi la costruzione di un Paese libero, democratico, in cui ancora oggi, fortunatamente, abbiamo la possibilità di vivere.
Oggi è il 60º anniversario dell’inaugurazione di questo monumento, scolpito dalle mani di Mario Salazzari, scultore partigiano che aveva vissuto anche le persecuzioni del nazifascismo nella nostra città.
Un monumento inaugurato dall’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Aldo Moro. Che è occasione di riflessione su come il sacrificio per il nostro Paese non sia stato solo quello durante la Resistenza, ma si sia manifestato anche nel proseguo degli 80 anni di Repubblica democratica.
Coltivare la memoria è fondamentale per preservare la nostra stessa identità , perché la storia della Resistenza è legata indissolubilmente con la nostra Carta Costituzionale. Legge fondante che non dobbiamo solo difendere ma soprattutto di far vivere, continuando a costruire un Paese più giusto, che sappia garantire la pace e diritti”.




