Infortunio mortale a Santa Maria di Zevio, dove un lavoratore quarantenne, ha perso la vita schiacciato da un tornio.
Attendiamo che Spisal, Ispettorato del lavoro e Autorità giudiziaria, accertino dinamica e responsabilità, e chiediamo che le verifiche siano rapide e trasparenti. Una cosa però è già chiara: non è accettabile morire di lavoro.
È necessario che il modello di sviluppo economico territoriale metta al centro il principio che un’azienda sicura è anche più produttiva e competitiva. Non si deve mai accettare il compromesso o il ricatto tra vita e reddito, o tra salute e lavoro. La sicurezza non è un costo né un optional normativo, ma una priorità reale, fondata su investimenti concreti nell’organizzazione del lavoro, nella manutenzione dei macchinari e nella formazione continua, soprattutto per giovani e neoassunti.
Cisl Verona ha ripetutamente sollecitato la Prefettura e gli organi di vigilanza ad attivare cabine di regia e controlli più serrati per invertire l’andamento negativo dei dati provinciali e oggi viene rinnovata con forza questa richiesta, insieme al pieno coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS).
Ogni infortunio mortale è una sconfitta per l’intera comunità. Non ci limiteremo al cordoglio: continueremo a batterci perché ogni lavoratore possa tornare a casa a fine turno.



