EDITORIALE | Sport, famiglia e scuola, una ‘triangolazione’ non sempre vincente

(di Alberto Cristani)

Lo sport è molto più di una disciplina praticata nel tempo libero: è un luogo di relazioni, crescita e confronto, dove si impara a stare con gli altri, a rispettare le regole e a misurarsi con i propri limiti. Da questa convinzione è nata l’indagine conoscitiva realizzata tra gli anni scolastici 2022/2023, 2023/2024 e 2024/2025 nell’ambito di ABC dello sportivo, il progetto nazionale dei Centri Giovanili don Mazzi che porta nelle scuole testimonianze, esperienze e valori legati al mondo sportivo.

L’iniziativa, voluta dai Centri Giovanili don Mazzi e dal CONI Verona, con il sostegno di SportdiPiù Magazine, verrà presentata ufficialmente venerdì 9 ottobre alle ore 18 in Sala Lucchi, zona Stadio Bentegodi, a Verona.
La collaborazione fra realtà educative, istituzioni sportive e informazione ha permesso di costruire un percorso di ascolto e di restituirne i risultati in una pubblicazione pensata per genitori, insegnanti, educatori, allenatori e dirigenti. Non una semplice raccolta di numeri, ma un’occasione per interrogarsi su come gli adulti possano accompagnare meglio le nuove generazioni.
Al centro del progetto c’è una domanda: quanto siamo capaci di sintonizzarci sulla “frequenza” dei giovani? Per provare a rispondere, è stato proposto un questionario a risposta multipla a oltre 10.000 studenti tra gli 11 e i 18 anni. Hanno partecipato 10.312 ragazze e ragazzi, provenienti da scuole di diverse regioni: Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte e Veneto.
Fra gli istituti coinvolti figurano scuole primarie e secondarie, istituti tecnici e professionali e licei, distribuiti in numerosi comuni, da Verona e provincia a Bologna, Frosinone, Belluno, Trezzano sul Naviglio, Viadana e Centallo.

L’indagine esplora il rapporto tra sport, scuola, famiglia e contesto sociale. Chiede ai giovani se praticano attività sportiva e perché, come conciliano allenamenti e studio, quali sono le loro priorità e che cosa si aspettano dagli adulti. Il questionario affronta anche temi come le relazioni tra coetanei e gli episodi di bullismo, offrendo uno spaccato ampio della quotidianità e delle percezioni dei partecipanti.
I risultati mostrano una generazione largamente coinvolta nello sport, soprattutto in società e associazioni, e ne confermano il valore educativo. Ma indicano anche che la crescita non dipende soltanto dall’attività o dalla prestazione: contano la qualità delle relazioni, il sentirsi accolti e la possibilità di essere ascoltati. Fra le priorità espresse dai ragazzi emergono proprio il desiderio di essere compresi, la capacità di scegliere e la costruzione di un progetto di vita. Anche nel rapporto con gli adulti si avverte una distanza: i giovani chiedono comprensione e ispirazione, ma non sempre si sentono capiti.
È qui che l’indagine incontra la sua finalità più concreta: trasformare l’ascolto in attenzione e l’attenzione in proposte educative più vicine alla realtà dei ragazzi. Lo sport può essere una palestra di vita e uno spazio privilegiato di incontro, purché sappia mettere al centro la persona, non soltanto il risultato. Dare voce ai giovani significa partire da loro per costruire ambienti sportivi e scolastici più accoglienti, capaci di sostenere benessere, inclusione e crescita.