Il contrammiraglio Enrico Castioni guida la direzione marittima del Veneto. Obiettivo digitalizzazione per aumentare la sicurezza del porto più iconico d’Italia
(di Maurizio Crema)
Il contrammiraglio Enrico Castioni, 60 anni, da un paio di settimane guida la Direzione Marittima del Veneto ed è comandante della Capitaneria di Porto di Venezia. Veronese di nascita, figlio di un ufficiale dell’esercito, dal suo ufficio veneziano alle Fondamenta delle Zattere affacciato sul Canale della Giudecca deve sovrintendere ha compiti molteplici che vanno dalla sicurezza della navigazione del traffico mercantile, supervisionando e dirigendo tutte le attività della Guardia Costiera e delle Capitanerie di porto della regione. “Compiti complessi e intrecciati con molti altri soggetti che vogliamo portare avanti con sempre maggiore efficienza anche grazie a una maggiore spinta sul digitale garantendo sempre la massima collaborazione con tutti gli enti preposti dei territori- commenta questo ufficiale di lungo corso con variegate esperienze anche internazionali – e questo grazie all’impegno costante h 24 dei nostri 171 addetti, donne e uomini di grandissima professionalità che ogni giorno si impegnano nei tanti compiti che ci sono affidati senza risparmiarsi. Nel solo 2025 la nostra Sala Operativa è stata attivata, per ricerca e soccorso, 142 volte con oltre 800 persone coinvolte.
Dietro quel numero non ci sono pratiche burocratiche, ci sono notti, chiamate telefoniche e radio raccolte al primo squillo, decisioni prese in pochi minuti e persone assistite e vite salvate”.
Nel suo discorso di insediamento il 25 settembre scorso ha sottolineato quesa complessità: “Sono ben consapevole che le acque e le coste di questa regione sono un bene unico al mondo che richiede, merita e impone comunione di intenti e unità d’azione”.
In primo luogo col presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale che gestisce gli approdi decisivi per il Nordest di Venezia e Chioggia, un altro veronese, Matteo Gasparato che ha avviato un tavolo permanente dedicato alla prevenzione e al miglioramento della sicurezza delle attività portuali, con il coinvolgimento di imprese, lavoratori e sindacati: “Per entrambi vale il detto: “competenze distinte ma una sola ragione, la sicurezza e il lavoro di chi vive del mare, della costa e della portualità”.
Sono certo che lavoreremo molto bene insieme per il vasto sistema portuale nel suo complesso”.
In laguna traffico passeggeri e merci si incrociano, moto ondoso e la troppa velocità di tante barche possono portare anche a gravi incidenti.
“La sicurezza è uno dei nostri compiti principali, la nostra sarà una presenza qualificata e costante di equipaggi operativi in acqua. C’è già una grande sinergia positiva con tutti i soggetti sul campo, vogliamo continuare questo dialogo e lavorare sempre di più in squadra – sottolinea Castioni -.
Mi insedio nel primo anno in cui l’Autorità per la Laguna ha la piena operatività. La considero una circostanza fortunata: i nostri ambiti di responsabilità non si sovrappongono in nessun punto ma si toccano ovunque, ogni giorno, a partire dalle barriere del Mose quando entrano in funzione e, in quel momento, la salvaguardia della laguna e la sicurezza della navigazione diventano la stessa decisione”.
Per Castioni Venezia è una grande sfida ma anche un ritorno: “E’ una delle poche sedi in cui il mestiere di Autorità Marittima si misura per intero, chi ha lavorato in laguna sa che la laguna non perdona. Ma penso che sia anche nel mio destino. Sono nato a Verona nel 1966. A Venezia è sbocciato completamente il mio amore per il mare quando nell’estate della quarta liceo mi sono iscritto a una scuola di vela. Qui ho frequentato il Corso Normale di Stato Maggiore all’Istituto di Studi Militari Marittimi. E a Venezia, nel 2019, ho condotto la decima edizione del Forum europeo delle Funzioni di Guardia Costiera, che portò in questa città 138 delegati di 21 Paesi dell’Unione europea. Proprio durante la conferenza plenaria di quel forum, il 12 novembre, la marea toccò i 187 centimetri, la seconda “aqua granda” della storia di Venezia dopo quella del 1966. Il 3 ottobre 2020, per la prima volta, le barriere del Mose si sollevarono contro una marea annunciata, e piazza San Marco restò asciutta. Fra quelle due date il mare non è cambiato. È cambiato ciò che era pronto”.
Castioni nel suo discorso di insediamento ha ricordato anche la storia: “La Serenissima intuì che le acque sono un bene comune e che i beni comuni reggono soltanto se qualcuno se ne prende cura in modo permanente, tecnico e imparziale. Nella formula della Sensa il Doge sposava il mare in segno di vero e perpetuo vincolo. Quel vincolo autentico ha oggi una complessità che in Italia non ha eguali. In un solo specchio d’acqua convivono barriere mobili che hanno mutato il regime idraulico di tre bocche di porto, un polo industriale tra i più rilevanti e complessi in Italia, un traffico crocieristico insieme risorsa e questione aperta, una flotta di oltre 650 pescherecci e una città che è essa stessa infrastruttura fragile. Sono sistemi che si toccano, e che nel momento peggiore si toccano tutti insieme. Ho impiegato gli anni più recenti della mia carriera a occuparmi di ciò che
tiene insieme sistemi complessi di questa natura: la programmazione strategica ed economico-finanziaria del Corpo, i suoi sistemi informativi,l’interfaccia unica marittima europea e, lavorando nel consiglio di amministrazione dell’Agenzia europea per la sicurezza marittima (Emsa)
dove rappresento l’Italia dal 2021, il confronto con chi affronta gli stessi problemi con altri strumenti. Ne ho ricavato il metodo che porto qui. La sicurezza non è la somma dei controlli: è una proprietà del sistema. Si costruisce con i dati prima che con le ispezioni, con procedure prima studiate a fondo e poi scritte bene, e con la manutenzione paziente delle relazioni fra istituzioni anziché con la rivendicazione delle competenze. Rapidità nelle decisioni e nelle risposte sono fondamentali, per questo spingerò ancora di più sulla digitalizzazione per rendere il nostro servizio sempre più efficiente e proattivo. La nostra scelta strategica di fondo sarà sempre di più quella di generare valore pubblico aggiunto. E a questa città, che ha inventato l’idea stessa che l’acqua vada governata, prometto la cosa più semplice e insieme più difficile: presenza. Presenza nelle giornate ordinarie, che sono la gran parte. E in quelle poche in cui tutto si decide in fretta”.



