Sempre più forte lo squilibrio nella bilancia commerciale fra UE, Italia e industria di Pechino
La settimana prossima il Consiglio europeo esaminerà lo stato dei rapporti commerciali e strategici con la Cina. Una missione di Maroš Šefčovič, commissario al Commercio dell’Unione, nei giorni scorsi a Pechino ha cercato di trovare una formula con la controparte cinese che sta macina ndo risultati su risultati nell’export verso l’Europa.
Si cerca un difficile cambio di paradigma nei rapporti col gigante asiatico. Le importazioni italiane dalla Cina sono passate da 28,4 a 36,7 miliardi di euro, con un aumento del 29,3%, mentre le esportazioni italiane sono scese da 9,25 a 8,28 miliardi, con una diminuzione del 10,5%.
Il deficit commerciale dell’Italia nei confronti di Pechino è così aumentato da 19,1 a 28,4 miliardi, quasi 9,3 miliardi in più in appena dodici mesi.
Calo eclatante, l’automotive: l’Italia riesce a vendere meno di 300 milioni di euro, ma compra per oltre 1,6 miliardi auto e mezzi di trasporto. Nel maggio 2026 – però – le esportazioni italiane verso la Cina sono cresciute del 24,1% rispetto allo stesso mese del 2025; a giugno l’aumento è stato del 19,1% e a luglio del 27,6% A giugno, tuttavia, anche le importazioni italiane dalla Cina risultavano in forte crescita, +20,5% su base annua. I dati mensili del 2026 mostrano quindi una ripresa della capacità dell’Italia di vendere sul mercato cinese, ma contemporaneamente confermano la forza dei flussi commerciali nella direzione opposta. La fotografia è più complessa di quella suggerita dal solo deficit commerciale: l’interscambio resta intenso, l’export italiano può registrare accelerazioni significative, ma la trasformazione della struttura industriale cinese aumenta progressivamente la sovrapposizione con alcune specializzazioni produttive italiane. Secondo una ricerca di Unimpresa, la concorrenza cinese è entrata in una fase nuova. Non riguarda più soltanto la quantità di prodotti a basso costo, ma la progressiva convergenza tra le specializzazioni produttive cinesi e quelle delle economie manifatturiere europee. Macchinari, automotive, apparecchiature elettriche, elettronica e beni di investimento sono precisamente i comparti nei quali si gioca una parte crescente della competizione. La nuova Cina industriale non rappresenta soltanto un concorrente in più. Rappresenta un cambiamento del terreno sul quale si svolge la competizione globale. E la difesa della manifattura italiana passa meno dalla protezione di ciò che esiste e molto di più dalla capacità di rendere competitivo ciò che dovrà esistere nei prossimi dieci anni.



