E ora spazio ai Ras delle preferenze

Il modello di una scheda elettorale

E ora spazio ai Ras delle preferenze

Elezioni, la paura fa novanta. Il rinnovo del prossimo parlamento – a giugno? a settembre? deciderà Giorgia – avverrà con la nuova legge elettorale che riporta in auge le vecchie preferenze. Ciascun candidato dovrò tornare a cercarsi i voti casa per casa e per molti, non per tutti, vorrà dire tornare indietro nel tempo e cercare di riallacciare contatti che, magari, non ci sono più. Un’incognita che si aggiunge ad altri quesiti pesanti: verrò ricandidato? Sarò capolista? Sarò nel pacchetto bloccato del premio di maggioranza? Il mio partito prenderà gli stessi voti del 2022?

Abbastanza da non dormirci la notte. Anche perché la precedente tornata elettorale ha premiato tanto Verona: nove parlamentari, sei deputati e tre senatori più un Presidente della Camera ed un Ministro al Turismo. Un bottino che potrebbe soltanto in parte essere confermato. Si parla di una previsione di due deputati di FDI contro i tre attuali, Forza Italia che conferma il suo, un solo onorevole per la Lega, uno al PD e uno a Futuro nazionale. Al Senato (circoscrizione pluri-provinciale con Vicenza, Padova e Rovigo) arriverebbero tre per fratelli d’Italia, due per il PD, uno a testa per Lega, Forza Italia e Futuro nazionale. Questo sulla base dei sondaggi attuali che però vedono una quota di “indecisi” vicina alla metà dei campioni coinvolti, quindi di certezze non ve n’ è una.
Il sistema precedente per scendere a Roma era tutto sommato semplice: bastava – si fa per dire – essere in un partito trainato da un leader conosciuto ed essere inserito in lista. L’elettore votava il leader e se si era fortunati si andava in Parlamento. Adesso bisogna lottare per essere inseriti come capolista (e quindi eletti senza necessità di preferenza) o come “premio di maggioranza”. In questo caso si va a Roma se il partito e la coalizione ottengono il 42% dei suffragi in entrambi i rami del Parlamento.
E qui torniamo al problema principale: come recuperiamo le preferenze? Risposta semplice: chi non ha un patrimonio perdonale di contatti o si fa trainare da colleghi di partito che ne hanno e che non sono personalmente convolti nella competizione oppure si rivolge ai “ras delle preferenze” ovvero politici od ex politici che svolgono ancora attività pubblica all’esterno dei partiti tradizionali curando un proprio bacino fatto di relazioni personali, libere associazioni attive nel sociale o nella promozione culturale, che seguono attività nei quartieri dove i partiti si fanno vedere poco oppure soltanto sotto elezioni.

Se ne trovano a destra come a sinistra: fra i primi, Stefano Bertoncelli, consigliere comunale nel biennio 1990-91 con oltre 3mila preferenze; Francesco Burri, quest’ultimo già consigliere comunale dal 1994 al 2002 ed ex assessore all’anagrafe con oltre 400 preferenze alle ultime amministrative; Alberto Benetti, più volte consigliere ed assessore a cavallo del secolo e oltre 1.200 preferenze alle ultime regionali. In qualche caso hanno partecipato a recenti elezioni – Burri e Benetti -, oppure hanno preferito giocare la carta dello spin doctor. Se guardiamo a sinistra, a detenere un pacchetto interessante di voti c’è Giandomenico Allegri, imprenditore, consigliere della Zai e amministratore locale a Sommacampagna.
In loro mano, appunto, circoli e relazioni che possono portare centinaia di preferenze che possono sommarsi a quelle interne garantite dai partiti e dal lavoro del singolo candidato.
In una campagna che si annuncia serrata, con la lotta ad ogni singola preferenza, avere o non avere un ras al proprio fianco potrà insomma fare la differenza.
COME SARA’ LA NUOVA SCHEDA ELETTORALE
Se era un mezzo rompicapo prima, adesso la scheda elettorale è la “fantasia al potere” sognata nel ’68 nostrano. Una valanga di simboli, una valanga di nomi, sei spazi per mettere la propria crocetta in ogni spazio di partito.
Guardate il facsimile della scheda in questa pagina. Insieme ai simboli delle liste ci saranno numerosi nomi e cognomi prestampati di candidati.
Ma solo una piccola parte di questi potrà essere “scelta” dagli elettori. Accanto al simbolo, infatti, ci sarà un primo nome separato rispetto agli altri: è quello del capolista bloccato, il primo candidato a risultare eletto se alla lista scatta un seggio in quel collegio.
Subito sotto saranno presenti altri sei nomi con accanto un quadratino sul quale, con una X, si possono indicare i propri candidati preferiti, fino a un massimo di tre. Attenzione: qui va rispettata l’alternanza di genere: bisogno votare uomini e donne. Quindi, ricapitolando, in questo spazio si possono scegliere tre dei sei nomi indicati.
Sotto questo blocco a crocette sarà presente l’elenco con i nomi dei candidati (del partito, se corre da solo, o della coalizione) del listino circoscrizionale: si tratta di un “pezzo” del listone fisso di 70 nomi, anch’essi scelti dalle segreterie, che risulteranno automaticamente eletti in caso di assegnazione del premio di maggioranza alla coalizione o alla lista. L’elenco completo sarà esposto all’esterno dei seggi.