Ecco cosa pensano gli esponenti politici veronesi dei disordini di sabato
Verona ha ripreso questa mattina la sua vita normale, in Piazza Bra viene smontata Hostaria e i controlli di polizia sono tornati nella norma. Le vie del centro appaiono pulite e gli incidenti di sabato pomeriggio sono soltanto un ricordo. La stessa Questura diffonde immagine “salvifiche” di pattuglie ferme davanti ai giardini di Pradaval lindi e ordinati. Nel frattempo, sta controllando la videosorveglianza per identificare altri teppisti oltre ai 60 già controllati e i sette denunciati.
Tutto molto bello. Verona però non è nuova a epidosi del genere: ricordiamo gli assalti sul Lago di Garda fatti così, per puro teppismo. E ricordiamo che la “rete di controllo” nelle scuole veronesi è stata smantellata e quello che faceva, ad esempio, lo Sportello unico è stato disperso. Nessuno parla più coi ragazzi, ammesso che questi vogliano parlare, e nessuno è in grado di “punire” queste vere e proprie gang anche con pene alternative: prestare servizio alla comunità o separare i gruppi col trasferimento in più scuole.
In queste pagine un pot-pourri delle dichiarazioni della politica, ma prima va fatta una riflessione: è evidente che esiste una regia più ampia di questi fenomeni che usa giovani residenti in Europa (neo immigrati o di seconda generazione) per un fine politico molto semplice. Lo stesso che getta 80mila persone a Ceuta controllandole dal mare (come ha fatto la marina del Marocco) e lo stesso che utilizza social come Tik Tok di proprietà di uno Stato, la Cina, che in questo momento è in aperto contenzioso commerciale con noi. Dire che sono soltanto giovani che protestano contro una società cinica e bara, giustificando rapine ed aggressioni, è un bellissimo modo per scappare. Da tutto.
LUCA PERINI
AVS
Anche a Verona, fa più notizia una vetrina rotta o un cestino bruciato che una famiglia che non arriva alla fine del mese o un sistema che condanna all’esclusione sociale. La marginalizzazione dei giovani nelle periferie e nelle grandi città è il risultato della rottura del patto generazionale e sociale. Questo fenomeno si manifesta attraverso un profondo senso di esclusione, crisi di fiducia nel futuro e tensioni strutturali con le stesse istituzioni. Andrebbe considerata la formazione di una polizia comunitaria, radicata nel territorio e formata alla mediazione sociale.
MAO VALPIANA
MOVIMENTO NON VIOLENTO
Lottare per la ricreazione o contro la guerra? La mobilitazione nazionale degli studenti contro il carovita, è sacrosanta. Slogan come “più soldi per la scuola, meno soldi per le armi” dimostrano la maturità del movimento studentesco. Purtroppo, però, ancora una volta Verona balza alla cronaca nazionale per un fatto negativo. Alcuni studenti dell’Istituto Giorgi hanno dato fuoco ai cassonetti, con tafferugli e caos per strada. Motivo? Una protesta contro la riduzione del tempo di ricreazione. Quattro “butèi” si lamentano perché non fanno abbastanza ricreazione. Patetici. Se ci sono studenti che sbagliano, il compito istruttivo ed educativo della Scuola assume ancora maggior significato. Una riflessione su quanto e come investiamo sulla Scuola, noi adulti dovremmo farlo seriamente.
GIANPAOLO TREVISI
PARTITO DEMOCRATICO
Non possiamo confondere i tanti ragazzi che manifestano pacificamente con chi si presenta già incappucciato, porta petardi, incendia cassonetti, assalta esercizi commerciali o cerca deliberatamente lo scontro. La contemporaneità di quanto avvenuto in città diverse non dimostra automaticamente l’esistenza di un’unica regia. Spetterà agli investigatori accertare eventuali collegamenti.
Tuttavia, non possiamo ignorare un fenomeno nuovo: gruppi che si formano rapidamente attraverso chat e social, si muovono senza le strutture organizzate del passato e riproducono, quasi per imitazione, comportamenti visti poche ore prima in un’altra città. Occorre valutare un rafforzamento delle tutele penali per chi viene aggredito mentre garantisce la sicurezza pubblica. Una democrazia seria ascolta chi protesta pacificamente, protegge cittadini e commercianti, isola chi cerca la violenza e mette chi indossa una divisa nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro.
PAOLO BORCHIA
LEGA VENETO
Occorre identificare i responsabili e applicare le sanzioni previste. Ma non basta: i danni provocati da questi vandali non possono ricadere sulla collettività. Chi rompe, paga. Le autorità quantifichino i danni e attivino le procedure per ottenere i risarcimenti dai responsabili, verificando anche le eventuali responsabilità dei genitori quando si tratta di minorenni, nei casi previsti dalla legge. Basta far pagare ai veronesi l’inciviltà altrui.
STEFANO GOTTARDI
UILPF VENETO
La Polizia Locale è sempre più coinvolta nella gestione di situazioni complesse e potenzialmente pericolose. Per questo rilanciamo la nostra proposta di una Scuola regionale della Polizia Locale diffusa nelle sette province del Veneto, con una regia unica, formazione permanente e addestramento pratico. Non possiamo pretendere professionalità e capacità d’intervento senza garantire strumenti formativi adeguati e accessibili a tutti gli operatori. Gli agenti della Polizia Locale operano concretamente al fianco delle forze di polizia dello Stato, affrontando rischi e responsabilità che richiedono pari dignità e adeguate garanzie.
MATTEO GELMETTI
FRATELLI D’ITALIA
Presenterò un disegno di legge per introdurre l’obbligo, per le amministrazioni comunali, di richiedere una fideiussione a garanzia degli eventuali danni in occasione delle manifestazioni in piazza. Chi organizza deve assumersi le proprie responsabilità: non è accettabile che a pagare siano residenti, commercianti e contribuenti. La libertà di manifestare va tutelata, ma deve accompagnarsi al rispetto delle persone, delle attività e dei beni della comunità.
LUCA CASTELLINI
FORZA NUOVA
Ferme restando le giuste istanze studentesche contro i miliardi versati per la guerra permanente anziché per sostenere istruzione e famiglie in difficoltà, quello che e successo a Verona è di inaudita gravità, se pensiamo che l’emulazione del ‘modello francese’ non è rimasta su chat e social ma ha mostrato la capacità di scendere nelle strade, davanti all’incredulità di chi pensava che la manifestazione reale del fallimento multietnico francese fosse lontano a venire dalle nostre parti.
PAOLA BOSCAINI
FORZA ITALIA
Serve responsabilizzare le famiglie. Poi, occorre abbassare l’età dell’imputabilità da 14 a 13 anni. E bene il disegno di legge del Governo che introduce modifiche in materia di imputabilità del minore dai 14 a 18 anni, per il quale ora la capacità di intendere e di volere non deve più essere verificata caso per caso, ma si presume fino a prova contraria come avviene con i maggiorenni
ANNA BERTAIA
LISTA TOSI
Chiedo al sindaco Tommasi e all’assessora alla Sicurezza Zivelonghi una condanna netta di questi comportamenti e spiegazioni sulle misure che intendono adottare per evitare che si ripetano. Gli assembramenti erano stati annunciati sui social? Quali informazioni erano disponibili e quali presidi erano stati predisposti?
FILIPPO RIGO
LEGA LIGA VENETA
Siamo davanti a una violenza cieca e ingiustificata, altro che ragazzate, bravate o proteste sfuggite di mano. Si organizzano sui social solo per distruggere e seminare il panico, rovesciano cassonetti, lanciando petardi tra la folla. Molti sono stranieri o seconde generazioni e hanno zero rispetto per la nostra terra. Il buonismo ha fallito. La tolleranza è finita per i delinquenti



