La Polizia di Stato di Verona, coordinata dalla Procura della Repubblica scaligera, ha eseguito un fermo di indiziato di delitto nei confronti di due cittadini albanesi, di 32 anni e 34 anni, entrambi in Italia senza fissa dimora ed irregolari sul territorio nazionale. I due soggetti sono ritenuti responsabili, in concorso tra loro, di furto in abitazione aggravato e possesso ingiustificato di arnesi atti allo scasso, oltre a essere gravemente indiziati per una lunga serie di colpi messi a segno nelle ultime settimane in diversi comuni della provincia.
Le indagini della Squadra mobile hanno registrato una svolta grazie all’individuazione ed al monitoraggio dei veicoli utilizzati dai malviventi per effettuare i sopralluoghi e colpire i bersagli. Attraverso l’analisi incrociata di tracciati GPS e mirati servizi di osservazione, controllo e pedinamento, gli investigatori sono riusciti a ricondurre i due fermati a una sequenza impressionante di raid predatori consumati tra la fine di settembre e ottobre nei comuni di Grezzana, San Pietro in Cariano, Colognola ai Colli, Soave, San Martino Buon Albergo, Negrar di Valpolicella, Fumane e nelle frazioni veronesi di Avesa e Montorio.
La conferma definitiva della loro identità è arrivata grazie alle riprese delle telecamere installate sul territorio: gli agenti sono riusciti a isolare un dettaglio fisico decisivo, ovvero un vistoso tatuaggio a forma di aquila sul dorso della mano sinistra di uno dei sospettati, stringendo sempre più il cerchio tra le varie compagini di criminali attivi nel territorio veronese. L’operazione è scattata nella serata del 20 ottobre quando i due complici, monitorati mentre rientravano a Verona dopo due tappe sospette nelle località di Poiano e Zevio, sono stati intercettati e messi in sicurezza all’interno di un condominio a San Michele Extra, dove avevano trovato ospitalità da un connazionale.
La successiva perquisizione personale e locale ha restituito esito positivo: nell’appartamento e a bordo delle autovetture sono stati rinvenuti e sequestrati, infatti, numerosi strumenti professionali da scasso – tra cui una cesoia pneumatica, una punta da trapano modificata per forare i serramenti, due piedi di porco, un flessibile – oltre a indumenti sporchi di vernice perfettamente corrispondenti a quelli documentati durante i pedinamenti.
All’interno dell’alloggio è stata, inoltre, rinvenuta un’ingente quantità di refurtiva, composta da borse di marca, denaro contante e preziosi.
Tra questi, i monili in oro sottratti poche ore prima in un’abitazione di Montorio in pregiudizio di una cittadina veronese, la quale, in sede di denuncia, ha riconosciuto tutti i propri beni, che le sono stati contestualmente riconsegnati dagli operatori.
In virtù dei gravi e concordanti indizi di colpevolezza, del concreto e imminente pericolo di fuga – avvalorato dallo stato di clandestinità, dall’assenza di legami stabili sul territorio– gli investigatori hanno proceduto a sottoporre i due uomini alla misura del fermo.
Inoltre, il capo della banda era ricercato da quasi dieci anni, pendendo sullo stesso ben due provvedimenti di cattura per reati predatori e violazione delle norme sull’immigrazione.
Al termine degli atti di rito, e su disposizione del Sostituto Procuratore della Repubblica di turno, i fermati sono stati associati presso la Casa Circondariale di Verona Montorio, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per la successiva convalida.
L’arresto in questione si inserisce in una più ampia e costante progettualità della Squadra mobile di Verona, finalizzata alla prevenzione ed alla repressione dei reati contro il patrimonio sul territorio provinciale.



