A22, il silenzio degli azionisti. Trento convoca Fugatti. A Verona (che controlla il 14,7% del capitale) tutto tace

Otto mesi e poi si conoscerà il nuovo concessionario dell’Autostrada del Brennero, la A22. Fine anno e’ la scadenza che il ministero dei Trasporti (Matteo Salvini) ha indicato per la conclusione dell’iter di gara. Infatti, per la preventiva approvazione, e’ già stata inviata al Cipess la proposta, che sarà la base delle offerte. Si procederà poi con la fase di invito a formalizzare le offerte e quindi la commissione valuterà e individuerà l’aggiudicatario. L’obiettivo, specifica il ministero, «e’ quello di giungere entro la fine del corrente anno con il nominativo del nuovo concessionario». Di fatto, si procede con la gara avviata il 31 dicembre 2024 ma escludendo la prelazione per l’attuale società di gestione – Autostrada del Brennero Spa che aveva chiesto, a fronte di 9 miliardi di nuovi investimenti, un rinnovo della concessione (scaduta ben 12 anni fa) per altri cinquant’anni. Ipotesi bocciata dall’Unione Europea che vuole invece una gara aperta a più soggetti economici del continente e per una durata massima di 15 anni. La decisione ha ripercussioni anche per Verona che ha in portafoglio il 14,716% del capitale frazionato fra Provincia, Comune, Camera di Commercio e Banco BPM. Tutti insieme fanno di Verona il secondo azionista della SPA e, non a caso, Verona esprime l’unico vicepresidente dell’attuale società di gestione, l’ex parlamentare ed oggi assessore Alessia Rotta. E nel gioco delle partecipazioni incrociate, l’A22 possiede lo 0,25% della Quadrante Servizi. Nel silenzio di Verona – solo il presidente della CCIAA, Paolo Arena, ha chiesto un tavolo per affrontare un cambiamento scioccante – e’ interessante registrare le parole del leghista Maurizio Fugatti chiamato a rapporto dal Consiglio provinciale atesino: «C’e’ un bando in corso – ha detto Fugatti – gestito dal Ministero sul quale occorre muoversi con la dovuta prudenza: se qualcuno ha partecipato a questo bando e il Ministero volesse fare retromarcia in autotutela si rischierebbero potenzialmente dei ricorsi che comprometterebbero il percorso di una nuova concessione. Si deve anche tenere conto che lo strumento dell’in-house aveva avuto criticità sotto il profilo giuridico e amministrativo. Oggi l’in-house sarebbe di 15 anni, un percorso che rispetto alla volontà e necessità di investire della concessionaria non sarebbe semplice da percorrere. Altro punto debole dell’in-house quello dell’autonomia decisionale perché la gestione era composta da sei rappresentanti (3 di nomina ministeriale e 3 di nomina territoriale), con il presidente scelto tra quelli di nomina ministeriale e con doppio voto in caso di parità. Certo, l’in-house garantirebbe la presenza territoriale e l’interesse nostro e’ quello di tutelare i nostri territori e questo e’ quello che continueremo a fare fino in fondo. Tutti hanno preso la consapevolezza che si tratta di un tema difficile da affrontare». Resta il nodo politico: il governo avrebbe potuto legittimamente scegliere la strada lineare del trasferimento della concessione in capo ad Autostrade dello Stato Spa, appositamente realizzata per subentrare a tutte le concessioni scadute o in scadenza. Si e’ scelto di dar credito agli azionisti locali trovandosi poi bocciati dall’Unione Europea. Ora bisognerà vedere chi vorrà partecipare alla gara, con quali investimenti, quali scelte strategiche e quanto vorranno redistribuire ai territori e in che modo. Per l’asse Modena-Brennero una grana di impressionanti ripercussioni.