Agricoltura biologica custode del pianeta

Gli agricoltori bio producono cibo, ma anche aria, acqua e suolo puliti, contrasto al cambiamento climatico, biodiversità: in altre parole servizi essenziali al Pianeta e ai cittadini. Per questo occorre riconoscere loro un contributo economico per questo lavoro di primaria importanza. Si parla da anni nelle istituzioni nazionali e internazionali di servizi ecosistemici, di come misurarli e assegnare loro un valore economico. NaturaSì, l’insegna dei negozi biologici, ha iniziato a farlo in concreto, rendendo evidente il compenso che viene riconosciuto agli agricoltori per la difesa della salute della Terra e delle persone, affinché i cittadini capiscano qual è il valore dell’agricoltura che rispetta le risorse naturali. Si è cominciato da prodotti base, ad esempio dall’insalata: il costo di produzione, compreso di lavoro agricolo, costo colturale, imballaggio, controllo qualità, è di 1,33 euro al kg. NaturaSì paga al produttore 2 euro al chilo, un terzo in più (0,67 centesimi). Un contributo che riconosce, appunto, i servizi ecosistemici, a beneficio della collettività: acqua e aria pulite, suolo fertile, biodiversità, contrasto alla crisi climatica e molto altro.
Per diffondere questo messaggio e portarlo all’attenzione dell’opinione pubblica, NaturaSì presenta oggi la campagna 2026 “Il giusto prezzo del cibo per la salute dell’uomo e della Terra” alla presenza di Francesco Marangon, professore ordinario di Economia Agraria e Alimentare dell’Università di Udine; Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì; Luca Niro, titolare di Posta Faugno, azienda agricola biologica pugliese; Gianluca De Nardi Responsabile Sostenibilità di EcorNaturaSì e Helmy Abouleish, amministratore delegato del progetto-comunità Sekem, nel deserto egiziano, esempio unico al mondo di imprenditoria sociale e transizione agroecologica e vincitore del Premio UNEP, il programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, “Eroi della Terra” 2024.
In uno studio del 1997, poi aggiornato nel 2014 e ancora considerato un pilastro dell’economia ambientale, Robert Costanza e colleghi hanno stimato che il valore dei servizi ecosistemici superi di circa il doppio il PIL mondiale. Le stime più recenti lo attestano approssimativamente a 150 mila miliardi di dollari. Per quello che riguarda l’Italia, secondo uno studio pubblicato su Ecological Indicators è stato stimato che ogni anno gli ecosistemi italiani erogano benefici per un valore di 71,3 miliardi di euro. Lo studio ha evidenziato che alcune province italiane hanno subito perdite significative nella capacità di fornire servizi ecosistemici: tra il 1990 e il 2000, alcune province hanno perso fino al 7,5% della capacità di protezione dagli eventi dannosi e il 9,5% di assimilazione degli inquinanti.
Secondo quanto riportato da Ispra, la perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici viene attualmente riconosciuta come un fattore di rischio per la trasmissione di malattie batteriche, virali e parassitarie per l’uomo, il bestiame, le colture e le specie selvatiche di animali e vegetali. Tutti motivi che rendono urgente una maggiore consapevolezza da parte della società e un cambio delle modalità di acquisto, a partire dai beni alimentari. Oltre che sul prezzo dell’insalata, la campagna, che coinvolgerà 350 negozi NaturaSì in tutta Italia, si concentra su quello dei finocchi. A fronte di un costo di produzione di 1,25 euro al kg, (compreso di lavoro agricolo, qualità, imballaggio) NaturaSì paga 1,80 euro al chilo. 55 centesimi in più come supporto all’agricoltore per la produzione dei servizi ecosistemici. L’obiettivo principale della campagna è dunque quello di sensibilizzare i cittadini sul reale valore del cibo biologico mostrando come dietro ogni prodotto esista un insieme di servizi ecosistemici fondamentali per l’ambiente e la società.