Mentre l’economia italiana nel 2025 cresce a un ritmo moderato (+0,5-0,6% del PIL), il comparto agroalimentare, che rappresenta circa il 15% del PIL nazionale, si conferma il pilastro del nostro Paese. L’industria alimentare ha subito un’accelerazione, con una produzione in crescita del +4,5% rispetto allo stesso trimestre del 2024, e un export che nel 2025 ha raggiunto la cifra record di 73 miliardi di euro (+5-6% su base annua). In questo contesto di solidità, l’Italia si e’ affermata come un vero e proprio benchmark europeo, capace di unire la cultura tradizionale del cibo a un’innovazione tecnologica d’eccellenza. In contrasto con il trend internazionale, che vede una flessione del 12% a livello globale e del 3,7% in Europa, l’Agrifoodtech italiano nel 2025 dimostra una forte vitalità: gli investimenti crescono del 18%, con 121,6 milioni di euro raccolti, rispetto ai 103 milioni del 2024. La distribuzione delle startup vede una forte concentrazione nel Nord Italia, con la Lombardia che si posiziona come hub principale raccogliendo il 28,1% dei progetti più innovativi. Seguono il Piemonte con l’11,7% e l’Emilia-Romagna con il 10,9%, regioni che beneficiano di un ecosistema industriale maturo e di forti tradizioni agroalimentari. Il Veneto e il Trentino-Alto Adige si attestano entrambi al 7,8%, confermando la vitalità del Nordest. È quanto rivela il nuovo Report sullo Stato dell’AgriFoodtech in Italia elaborato da Eatable Adventures, filiale italiana del principale acceleratore del settore su scala globale, per il Verona Agrifood Innovation Hub, primo polo di sviluppo dell’ecosistema agrifoodtech nazionale. La crescita e’ trainata dalla capacità di attrarre investitori specializzati, maggiori fondi internazionali e investimenti più grandi e di qualità superiore. Calano, infatti, i microinvestimenti (sotto i 350.000 euro) dal 60% al 42%, mentre il balzo dei round superiori al milione di euro, che passano dal 12,4% del 2024 al 39,4% del 2025, racconta di un progressivo processo di maturazione dell’intero ecosistema in grado di riallocare il capitale verso modelli industriali più solidi e credibili. Le startup attive sul territorio nazionale raggiungono quota 501, con un incremento significativo pari al +23% rispetto al 2024. Un’espansione significativa che si traduce anche in un impatto occupazionale concreto: le startup agrifoodtech italiane hanno generato nel 2025 4.410 posti di lavoro totali, con una crescita del 47% rispetto all’anno precedente, segnale che indica l’ingresso in una fase di espansione e il rafforzamento delle strutture organizzative aziendali per puntare alla scalabilità. Il capitale umano si attesta il vero motore del settore. Il founder italiano ha un’età media di 38,7 anni ed e’ altamente qualificato: oltre il 90% possiede un titolo universitario e ben il 35,2% ha conseguito un PhD, un dato che posiziona l’Italia ai vertici europei per preparazione accademica degli imprenditori dell’Agrifoodtech. Il settore premia l’esperienza dei fondatori: il 53,1% e’ composto da «serial founder» ovvero imprenditori che hanno già fondato e gestito altre startup, portando con sé competenze preziose in termini di gestione aziendale, fundraising e scaling. Il 73% dei founder vanta inoltre una competenza pregressa nel settore agroalimentare, garantendo una profonda comprensione delle dinamiche di mercato. L’ecosistema agroalimentare italiano si distingue per una forte capacità di sviluppo tecnologico autonomo: oltre il 62% delle startup sviluppa la propria tecnologia internamente mantenendo il pieno controllo sull’innovazione e creando soluzioni proprietarie ad alto valore aggiunto. La tutela della proprietà intellettuale e’ altrettanto strutturata, con il 42,2% delle startup che ha depositato almeno un brevetto e il 46,9% che ha registrato marchi commerciali.



