L’imposizione del secondo taglio delle ore contrattuali ai servizi in appalto CUP e Contact Center di Ulss e Aoui (14% a novembre, che si somma al taglio del 10% già imposto a marzo) sta esasperando il rapporto con l’utenza, che sempre più frequentemente manifesta atteggiamenti aggressivi nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori agli sportelli e al telefono. La riduzione degli orari di apertura e l’allungamento delle attese per prenotazioni, ritiri e risposte hanno prodotto, secondo Marta Cordioli e Graziella Belligoli (Filcams Cgil Verona) e Elisabetta Gallina e Giosuè Rossi (Fisascat Cisl Verona), un clima insostenibile: insulti e parolacce sono ormai quotidiani. Giovedì 13 novembre si sono sfiorate due aggressioni fisiche, con un utente che ha iniziato a battere violentemente i pugni sul vetro contro un’operatrice per la chiusura dello sportello. La stessa lavoratrice ha riferito di essere stata seguita fino alla propria auto da un altro utente a fine turno. «Episodi analoghi si erano già verificati – dicono – al Distretto di via Poloni circa due mesi fa e presso l’ospedale di Legnago in precedenza. In un contesto simile, temiamo che la situazione possa degenerare da un momento all’altro». Il Consorzio Leonardo, attuale aggiudicatario dell’appalto, e la committenza Ulss 9 Scaligera e Aoui sono stati sollecitati dalle organizzazioni sindacali Filcams Cgil Verona e Fisascat Cisl Verona ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza delle lavoratrici, sia in termini di incolumità fisica che di dignità personale. «Nonostante l’impegno dichiarato da Ulss 9 Scaligera a monitorare costantemente la situazione – sottolineano – rileviamo la volontà di non affrontare la causa principale: i continui tagli di orario e la chiusura degli sportelli, che espongono lavoratrici e lavoratori alla rabbia e al rancore sociale scaricati dagli utenti sul personale di front office. Le scriventi attendono ancora un riscontro da parte della committenza Ulss 9 e Aoui in merito alla richiesta di un confronto sul nuovo appalto, le cui procedure di gara sono già avviate e che confermano gli attuali tagli, prevedendone ulteriori. Si prospetta così un servizio insostenibile e un futuro lavorativo disastroso per i dipendenti dell’appalto. Nel frattempo – proseguono – la condizione sociale delle lavoratrici e dei lavoratori si è ulteriormente aggravata: la maggior parte, già in regime part-time, sta subendo da marzo riduzioni di orario e quindi di retribuzione, ormai insufficiente a coprire le spese quotidiane. Lo scenario è insostenibile per circa 300 lavoratrici e lavoratori dell’appalto, ed è incomprensibile che a determinarlo siano enti pubblici chiamati per missione a tutelare la salute e la sicurezza delle persone. Come organizzazioni sindacali siamo pronte a intraprendere qualunque iniziativa necessaria qualora le nostre richieste e sollecitazioni continuino a non trovare risposte. Ribadiamo – concludono – che ogni nostra azione è orientata alla tutela del lavoro e della dignità delle persone, con l’obiettivo di garantire servizi pubblici di qualità e sicuri, nell’interesse dell’intera collettività e del bene sociale».



