Arriva il nuovo Piano di gestione Unesco di Verona con 22 nuovi progetti operativi

18072022_TOMMASI_PRESENTAZIONE GIUNTA ©DANIELA MARTIN

La Giunta comunale di oggi ha approvato una deliberazione importante, perché consentirà al Consiglio Comunale di adottare, finalmente, il nuovo Piano di gestione del sito UNESCO city of Verona. Il provvedimento aggiorna un documento ormai datato, adottato nel 2006, e lo porta dentro il quadro normativo, culturale e gestionale attuale, proponendo una nuova visione di città. La città di Verona per la sua struttura urbana e la sua architettura, con le sue testimonianze artistiche di diverse epoche e con la sua cinta muraria costruita in più tappe è stata riconosciuta Patrimonio Mondiale UNESCO nel 2000.

Da allora sono cambiate molte cose: sono cambiati gli strumenti dell’UNESCO, le modalità di gestione dei siti, gli strumenti urbanistici della città e, soprattutto, è cambiato il modo stesso di intendere il patrimonio culturale. Non più soltanto qualcosa da conservare, ma un patrimonio da proteggere, valorizzare e vivere insieme alla comunità. Il Piano di gestione del sito Unesco serve esattamente a questo. Non introduce un nuovo vincolo urbanistico e non sostituisce gli strumenti di pianificazione esistenti. È piuttosto una cornice strategica che ci dice dove vogliamo andare e come vogliamo prenderci cura del nostro patrimonio.

Parte innanzitutto da un quadro conoscitivo: che cosa abbiamo, quali sono i valori culturali che dobbiamo proteggere, quali sono le fragilità e quali i rischi. Da qui costruisce un quadro strategico e individua obiettivi, azioni e progetti concreti. È particolarmente importante perché il sito UNESCO non è gestito da un unico soggetto. Sono coinvolte diverse istituzioni, a diversi livelli: il Comune, la Regione, il Ministero della Cultura attraverso le Soprintendenze e le strutture museali nazionali, la Diocesi, l’Agenzia del Demanio, a breve anche la Provincia, e altri soggetti che hanno competenze o responsabilità sul patrimonio della città.

Per questo uno degli elementi più importanti del nuovo Piano è proprio la governance del sito: viene rafforzato il coordinamento tra i diversi soggetti e vengono istituiti tavoli di lavoro tematici, nei quali potranno entrare, a seconda dei progetti, l’Università, Fondazione Arena, Fondazione Cariverona, la Biblioteca Capitolare, le Chiese Vive e altri soggetti, compresi quelli responsabili degli elementi del patrimonio immateriale (Associazione Giochi Antichi e Federazione Nazionale dei suonatori di campane).

Il Piano nasce inoltre da un lavoro molto partecipato. È stato elaborato con il coinvolgimento del Ministero della Cultura, dei professionisti incaricati e degli stakeholder del territorio. Lo scorso anno si è organizzato anche un momento partecipativo al Museo di Storia Naturale, al quale hanno partecipato circa 80 soggetti.

Un aspetto particolarmente positivo è che il Piano di gestione UNESCO è stato elaborato parallelamente all’aggiornamento degli strumenti urbanistici della città, in particolare con il nuovo PAT. Questo ha permesso un confronto molto utile, soprattutto sul centro storico e sulla buffer zone, e consente oggi di avere una maggiore coerenza tra i diversi strumenti per disegnare il futuro della città.

Una parte davvero significativa è rappresentata dai 22 progetti operativi inseriti nella parte finale del Piano. Perché è lì che il documento entra nel concreto. Ci sono progetti sulla nuova governance, sulla catalogazione e mappatura del patrimonio, sulla conservazione e valorizzazione delle mura, sulla gestione dei rischi e delle emergenze, sulla qualità urbana, sul commercio responsabile e sulle botteghe storiche, sul museo urbano diffuso, sui luoghi di interpretazione del patrimonio e sul visitor center, sui giovani e sulle scuole, sulla cittadinanza attiva e sulla valorizzazione del patrimonio culturale immateriale. Si tratta di progetti che mettono a sistema e proiettano in un orizzonte di sviluppo sostenibile molte azioni che già l’Amministrazione Comunale sta portando avanti. Sono progetti che arrivano fino al 2032 e che sono organizzati secondo una precisa scansione temporale. Il Piano, quindi, non è un libro dei sogni né un documento calato dall’alto: è uno strumento che ci permette di mettere a sistema ciò che si sta facendo, dare una direzione comune e individuare le priorità dei prossimi anni.

In questo senso, il Piano di gestione UNESCO diventa anche uno strumento di coordinamento delle politiche di sviluppo della città, non soltanto dell’Assessorato alla Cultura. In questo sta la sua forza: il piano non dice semplicemente che cosa dobbiamo conservare, ma aiuta a capire come vogliamo che Verona, attraverso il suo patrimonio culturale, costruisca il proprio futuro.

“Il primo Piano di gestione del sito City of Verona ci diceva soprattutto che cosa dovevamo tutelare; – sottolinea l’assessora ai Rapporti con l’Unesco, Cultura e Turismo, Marta Ugolini (nella foto in apertura) – questo nuovo Piano dice al Comune e alle altre Istituzioni come possono prendersi cura insieme del patrimonio culturale e come farlo diventare una risorsa per la città e per la sua comunità. Siamo grati a Ettore Napione e a Barbara Lavanda rispettivamente dell’ufficio Valorizzazione del sito Unesco e della Direzione Cultura del Comune di Verona, per il lavoro di coordinamento svolto assieme ai professionisti di PTS e all’arch Katia Basili, sotto la guida del Focal Point Unesco presso il Ministero della Cultura Adele Cesi. La circostanza della coincidenza temporale con la revisione del PAT è stata particolarmente fortunata, e ben si è lavorato in sinergia con l’Assessorato all’Urbanistica e alla Direzione Pianificazione Territoriale. Questo collegamento consente di rafforzare il ruolo del Piano di Gestione Unesco rispetto agli strumenti di governo del territorio. ”