La seduta odierna si è aperta all’insegna della cautela, con gli investitori che tornano a guardare con preoccupazione alla ripresa dei prezzi energetici e digeriscono la chiusura pesante di Wall Street della vigilia, affossata dalle vendite sul settore tecnologico. Il Vecchio Continente inizia l’ultima seduta con il segno meno, in un avvio dominato dall’avversione al rischio: DAX 40 : Apre stabile a 24.151 punti (-0,01%). Il listino tedesco cerca di difendere la parità ma resta paralizzato in attesa della pubblicazione dell’Indice IFO sulla fiducia delle aziende, cruciale per capire lo stato di salute della prima economia europea. CAC 40: Scivola dello 0,85% a 8.157 punti. La piazza transalpina è zavorrata dalle fisiologiche prese di profitto sui colossi del lusso dopo i recenti rialzi e dai timori legati al rallentamento dei consumi. FTSE 100: In flessione dello 0,72% a quota 10.382 punti. Il listino britannico non riesce a beneficiare del rialzo del petrolio e si accoda al trend ribassista generale dettato dalle incertezze macroeconomiche. FTSE MIB: Segna un calo dello 0,96%, scendendo a 47.448 punti. Piazza Affari è colpita da ampie vendite sul comparto industriale e tecnologico, risentendo direttamente della debolezza del Nasdaq americano della sera precedente. Ieri Wall Street ha vissuto una giornata decisamente negativa: l’S&P 500 ha chiuso in ribasso dello 0,41% a 7.108,40 punti, mentre il Nasdaq 100 ha perso lo 0,89% fermandosi a 24.438,50 punti. A pesare sui listini d’oltreoceano è stato un deciso sell-off (ondata di vendite) che ha colpito in particolar modo il settore dei software, unito ai timori per la nuova impennata dei prezzi del greggio.
Materie Prime
Riprende quota il prezzo del petrolio, con il Brent europeo che torna a viaggiare stabilmente sopra i 105 dollari al barile, mentre i metalli preziosi subiscono una lieve correzione.
| Materia Prima | Valore Attuale | Variazione Ultime 24h | Variazione YTD (da inizio anno) |
| Oro (Gold) | $ 4.689 / oz | – 0,18% | + 8,55% |
| Petrolio Brent | $ 107,15 / bbl | + 1,91% | + 75,30% |
| Petrolio WTI | $ 97,43 / bbl | + 1,71% | + 69,12% |
| Gas Naturale (TTF) | € 45,30 / MWh | + 1,65% | + 60,87% |
| Argento (Silver) | $ 74,68 / oz | – 0,86% | + 4,90% |
Calendario Macroeconomico
Oggi l’attenzione degli analisti si sposta sulla fiducia in Germania e sulle aspettative di inflazione e consumi dei cittadini americani.
| Orario (CET) | Evento Macroeconomico | Area | Previsioni e Dettagli |
| 10:00 | Indice IFO sulla fiducia delle aziende (Apr) | 🇩🇪 GER | Atteso a 86,2 punti (in calo rispetto all’86,7 precedente). |
| 16:00 | Indice di fiducia dei consumatori del Michigan (Apr) | 🇺🇸 USA | Fortemente atteso in flessione a 46,1 punti dai 51,7 precedenti. |
| 16:00 | Attese di inflazione Università del Michigan (Apr) | 🇺🇸 USA | Previsto un balzo delle aspettative di inflazione al 4,8% (dal 3,8%). |
In sintesi, i market mover di oggi:
- Germania sotto esame: L’Indice IFO ci dirà come le aziende tedesche stanno vivendo questa complessa fase di tassi elevati e costi energetici altalenanti.
- Allarme inflazione USA: I dati del Michigan alle 16:00 sono importantissimi. Se le attese di inflazione dei consumatori dovessero davvero balzare al 4,8%, la Federal Reserve potrebbe essere costretta a mantenere i tassi di interesse elevati molto più a lungo del previsto, innervosendo ulteriormente le borse.
Focus Italia
Protagonista oggi a Milano e’ Eni (0,9%) che ha presentato un utile adj di 1,3 miliardi, incrementato il piano di buyback di circa il 90% a 2,8 miliardi. Bene anche gli altri petroliferi (+1% Saipem e +0,4% Tenaris) mentre prosegue la corsa di St (+3%). La multinazionale italo-francese dei chip e’ ancora in vetta al listino, dopo la volata di ieri, in scia ai conti trimestrali, che ha riportato il titolo ai massimi da marzo 2024. In coda al Ftse Mib i titoli della difesa: Avio (-3,3%), Leonardo (-2,6%) e Fincantieri (-1,9%).
Eni conferma le prospettive di crescita

Eni – nel grafico – conferma per il 2026 crescita operativa, flussi di cassa e significativa partecipazione agli azionisti. Le previsioni per il 2026 includono: Crescita della produzione oil&gas underlying: 3-4%.Capex lordi e netti: 7 e 5 miliardi di euro. Gearing atteso: limite inferiore del 10-15%.Dividendo 2026 confermato: 1,1 euro/azione (+5% vs 2025). In linea con la politica di distribuzione, il 60% dell’upside del CFFO rispetto al budget (11,5 mld) andrà agli azionisti tramite buyback aggiuntivo fino a Brent a 90 $/barile. Ciò porta il piano di riacquisto a 2,8 miliardi (da 1,5 mld). Oltre i 90 $/barile (o con forte aumento di gas/margini di raffinazione), il 100% dell’upside del CFFO sarà distribuito come dividendo straordinario nel Q4. Previsioni per le divisioni:
- GGP: Ebit proforma adjusted di circa 1,3 mld (+30% sulle previsioni iniziali).
- Enilive e Plenitude: Ebitda proforma adjusted intorno a 1,1 mld e 1,3 mld.
- Plenitude: capacità rinnovabile installata a fine esercizio di 6,5 GW.
- Enilive: capacità di bioraffinazione di 2,1 MTPA, più 2 MTPA in costruzione.
Ocse, la crescita smorzata tricolore
L’Ocse nel rapporto Economic Survey sull’Italia evidenzia problemi economici: crescita prevista solo allo 0,4% nel 2026 e 0,6% nel 2027 (dati più bassi d’Europa), debito pubblico oltre il 137% del Pil e deficit/Pil sopra il 3% nel 2025. Le ragioni principali sono:
- Eccesso di debito pubblico: impedisce investimenti efficienti. L’Italia è seconda in Europa per rapporto debito/Pil (137,1% nel 2025). Il costo degli interessi (111 miliardi di euro previsti nel 2026) e i rimborsi (232 miliardi nel 2025) assorbono enormi risorse. L’Ocse suggerisce di ridurre il debito.
- Spesa eccessiva nella previdenza sociale: le pensioni (122 miliardi all’anno, seconda spesa dopo il debito) non sono investimenti e tolgono risorse alla crescita. È necessario ridurla.
- Crisi demografica: popolazione sempre più anziana, basso tasso di fertilità, minor produttività e maggiori costi assistenziali. L’immigrazione (188mila in più nel 2025) ha stabilizzato la popolazione.
- Bassa produttività: crescita ferma nonostante l’aumento di lavoratori. Legata ai settori a bassa produttività (assistenza anziani, turismo) e al poco investimento delle imprese (Italia ventesima in UE). I lavoratori hanno strumenti spesso inadeguati.
- Costo dell’energia: in Italia costa il 30% in più della media europea (278 euro/megawattora contro 171 della Spagna), penalizzando le imprese. La soluzione è produrre più energia, in particolare da fonti rinnovabili, come fatto dalla Spagna.



