Il settore calzaturiero italiano chiude il 2025 con un fatturato di 12,84 miliardi di euro, in flessione del -2,8% su base annua. Secondo i dati preconsuntivi del Centro Studi Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, l’esercizio è stato condizionato da una forte instabilità dei mercati. Tiene il canale estero: l’export (cui viene destinato l’85% di quanto prodotto in Italia) si è attestato a 11,5 miliardi di euro, limitando la contrazione al -1,1% in valore sul 2024, con un attivo del saldo commerciale pari a 4,8 miliardi. Il comparto si conferma trainante per il Made in Italy, nonostante la congiuntura sfavorevole.
A livello regionale, nel 2025 in Veneto l’export in valore di calzature e componentistica per calzature ha evidenziato una contrazione del -7,4% sul 2024. Le prime 5 destinazioni dell’export veneto, che coprono assieme il 61,8% del totale, sono risultate: Francia (-0,5%), Germania (-10,8%), Spagna (-10,5%), USA (-1,9%) e Polonia (-27,1%). La Russia, al sedicesimo posto, ha perso il -29,4%. Il numero di imprese attive (calzaturifici + produttori di parti per calzature) ha subìto, tra industria e artigianato, secondo le elaborazioni del Centro Studi di Confindustria Accessori Moda, un calo di -73 aziende rispetto al consuntivo 2024, accompagnato da un saldo negativo di -234 addetti. Per quanto riguarda le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate da INPS per le imprese venete della filiera pelle nel 2025, si è registrata una flessione del -22,3% rispetto al 2024: sono state autorizzate circa 4,7 milioni di ore, un numero comunque ancora elevato, decisamente al di sopra (+228,1%) dei livelli 2019 pre-Covid.
Sullo scenario settoriale nazionale è intervenuta Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici: “A livello internazionale, l’export continua a essere il nostro polmone vitale, ma la geografia dei mercati sta mutando rapidamente. Nel 2025 la resilienza dell’Europa e la crescita del Medio Oriente hanno compensato quasi interamente il sensibile rallentamento del Far East e della Cina in particolare. Il mercato cinese, un tempo locomotiva del lusso, sta vivendo una fase di ripensamento che ci impone nuove strategie di approccio. Parallelamente – oltre alla forte preoccupazione per le conseguenze del conflitto scoppiato nelle scorse settimane nell’area mediorientale – guardiamo con estrema cautela agli Stati Uniti: l’introduzione di misure protezionistiche proprio in un mercato chiave per il nostro alto di gamma aggiunge un ulteriore elemento di incertezza in una fase già delicata”.



