Cariverona, statuto da rifare. Anche in rosa

Egregio Direttore,
riteniamo utile porre all’attenzione del suo giornale e della città le recenti nomine del Consiglio di amministrazione e del Consiglio generale di Fondazione Cariverona, segnatamente la macroscopica sottorappresentanza del genere femminile.
La circostanza potrebbe passare inosservata se non fossimo nel 2024 e non abitassimo una città dal profilo internazionale, come dimostra il recente vertice del G7. E’ infatti principio consolidato a livello internazionale ed europeo come la parità di genere sia fondamentale per ogni realtà, in quanto volano di crescita democratica, economica e sostenibile e debba essere implementata a livello strutturale.
Una particolare attenzione, inoltre, dovrebbe essere posta dagli Enti ed organizzazioni finanziarie, stante la recente rilevazione Ocse che pone l’Italia agli ultimi posti dell’Unione europea per alfabetizzazione e divario di genere sulle tematiche finanziarie.
Appare tuttavia chiaro ad ogni tornata di nomine, come i principi abbisognino di particolari strumenti per essere attuati. Fondamentale per la parità di genere sono le quote di riequilibrio che nel decennio di operatività della legge Golfo Mosca hanno contribuito ad un notevole incremento della presenza femminile negli organi di amministrazione e di controllo di società quotate e
pubbliche partecipate, tanto da essere mutuate dalla direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio.
Auspicheremmo quindi che gli Organi della Fondazione ponessero all’ordine del giorno delle prime riunioni la modifica statutaria per il recepimento del principio di pari rappresentanza, dando così alla città un segnale concreto di riallineamento.
Fondazione Marisa Bellisario (Verona)
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E’ emerso in modo chiaro in occasione di questo rinnovo di Cariverona quanto sia opportuno rivedere i meccanismi dello statuto per aprirsi al confronto. Cominciare da una maggiore apertura alla presenza femminile sarebbe già un buon inizio.