Il ministro della Giustizia Carlo Nordio a Verona per promuovere le ragioni del «sì» al referendum per la riforma della magistratura. L’ex pubblico ministero di Venezia è intervenuto questa sera in un’assemblea pubblica dedicata alla separazione delle carriere organizzata al centro congressi di Veronafiere. All’incontro hanno preso parte anche gli onorevoli del centrodestra veronese, oltre ai consiglieri regionali di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega. Secondo Nordio la separazione tra giudici e pubblici ministeri rappresenta un passaggio necessario per allineare l’Italia ai sistemi giudiziari delle altre democrazie occidentali.
«In nessun Paese moderno il pubblico accusatore fa parte della stessa famiglia del giudice», spiega, ricordando come la proposta riprenda un’idea sostenuta dal giurista e già ministro della Giustizia Giuliano Vassalli. Il ministro ha poi sottolineato che la riforma punta anche a rendere più efficiente il sistema disciplinare della magistratura attraverso la creazione di un’Alta Corte dedicata: «Servirà a responsabilizzare maggiormente i magistrati e a superare le dinamiche delle correnti», e aggiunge: «procedure più snelle permetteranno di velocizzare i processi e a garantire maggiore equità». Il ministro respinge, invece, le accuse delle opposizioni che, a seguito della separazione delle carriere temono un rischio di politicizzazione: «È esattamente il contrario – chiarisce Nordio – in quanto il sistema del sorteggio ridurrà il peso delle correnti, che oggi sono diventate centri di potere».
Il guardasigilli precisa anche che la riforma non «comporterà un aumento dei costi, anzi potrebbe comportare un risparmio grazie a una gestione più snella delle attività del Consiglio superiore della magistratura». In conclusione Nordio ribadisce l’appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a mantenere un confronto basato sui contenuti. «Si tratta di una riforma importante che va valutata nel merito, perché offre all’Italia l’occasione di modernizzare la giustizia e rafforzare l’indipendenza dei magistrati, rendendo il sistema più efficiente e trasparente». (C.G.)



