Centrodestra sull’orlo della crisi di nervi

(di Giulio Ferrarini)

“Io sono un imprenditore con esperienza in aziende internazionali, amministratore di una società che fattura 580 milioni di euro e con 500 soci, so cos’è la mediazione e il confronto e non sono attaccato alla poltrona. Il problema non è mai stato il dissenso, che in politica è legittimo, il problema è stato è stato il progressivo venir meno alla partecipazione nelle sedi di confronto”.
Con queste parole il sindaco dimissionario di San Bonifacio, Fulvio Soave, ha spiegato oggi in una conferenza stampa convocata all’ex ospedale Zavarise Manani le ragioni che lo hanno portato a lasciare il vertice del Comune dopo aver preso la carica di primo cittadino a giugno del 2024.
Secondo Soave, “senza la volontà di fare polemica”, in città non c’è più la possibilità di governare in maniera responsabile e, arrivati a questo punto, il sindaco ha ritenuto quella di farsi da parte la scelta migliore.

La ricostruzione
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, oltre a vari dissidi e frizioni a palazzo, è stata sicuramente la vicenda legata alla gestione e alla riqualificazione dell’ex Ospedale Zavarise Manani. “Vicenda per la quale oggi ci troviamo qui”, ha sottolineato Soave.
“Sull’ex opedale ho deciso di muovermi in maniera chiara- ha evidenziato – dare risposte concrete per sicurezza, decoro e tutela della salute pubblica”.
Già nel 2024 infatti erano stati avviatoi infatti alcuni interventi per mettere in sicurezza l’area dopo le multiple segnalazioni arrivate in Comune da parte dei cittadini che denunciavano l’occupazione abusiva della stabile anche attraverso i social.
“Nonostante l’intervento delle forze dell’ordine l’occupazione continuava”, ha ribadito Soave.
Ed è così che il sindaco, in concordanza con il suo vice, ha varato una determina per attivare un servizio di sorvegliana e videosorveglianza “al fine di evitare che queste persone usassero questi spazi per dormire e bivaccare”.
Durante tutto lo scorso anno, il sindaco è stato più volte convocato dai Carabinieri per intervenire ulteriormente sullo stabile. L’urgenza dell’intervento di riqualificazione è dettata anche dal fatto che, spesso, per introdursi nell’ex ospedale alcuni individui passano nella proprietà dell’asilo che confina con l’edificio.
Parallelamente, – ha preseguito Soave – tra novembre 2024 e dicembre 2025, mi sono attivato per capire sommariamente quanto potesse costare abbattere completamente la struttura, raccogliendo valutazioni tecniche e verificando numeri e scenari reali. Una volta compreso l’ordine di grandezza dell’intervento, ho promosso incontri di maggioranza e di Giunta per condividere il quadro e provare a costruire una decisione operativa”.

Dalla Provincia una disponibilità non colta
Poi, a seguito di un vertice in Provincia che aveva manifestato interesse per l’iniziativa, senza alcun onere per il Comune.
Ma preso atto dell’urgenza dell’intervento e dell’impossibilità di trovare soluzioni alternative, il 14 novembre scorso la Giunta ha deciso di procedere con una variazione di bilancio finalizzata alla riqualificazione dell’intera area dell’ex ospedale, mettendo a disposizione un avanzo di bilancio pari a circa 3 milioni di euro.

“A supporto dell’urgenza dell’intervento di riqualificazione – ha evidenziato Soave – c’è anche la segnalazione da parte della Compagnia dei Carabinieri di San Bonifacio con relazione e documentazione fotografica per le precarie condizioni igienico-sanitarie della struttura riscontrate durante loro accessi, richiedendo un intervento per la tutela dell’incolumità pubblica e della salute pubblica”.
Durante il consiglio comunale dell’11 dicembre venne criticata aspramente questo tipo di azione: “Sebbene tutti abbiano dichiarato parere favorevole per l’abbattimento – ha messo in luce Soave – non tutti ne condividevano l’urgenza e per molti il valore di 3 milioni era esagerato e privo di dati tecnici che dimostrassero il reale costo”.
Così il sindaco “per senso di responsabilità” ha deciso di ritirare questa prima delibera presentata al consiglio.
“Nei giorni sucessivi – ha preseguito – ho convocato ed incontrato tutti i consiglieri di maggioranza in modo trasversale, esclusa la Lega. È emerso che la richiesta che mi è stata avanzata era quella di azzerare l’intero valore per la riqualificazione, garantendomi che questo mio accoglimento avrebbe permesso un procedere nel prossimo Consiglio Comunale senza ostacoli e veti”.
Tornato dunque al lavoro, l’ufficio tecnico comunale ha evidenziato come il nuovo importo per la sola demolizione dello stabile (senza i lavori di riqualificazione), compresi tutti gli oneri sarebbe poco minore a 2 milioni di euro.
E si arriva così all’ultimo consiglio comunale del 2025, il 29 dicembre, durante il quale Soave ha portato la rettifica dell’importo originale chiedendone l’approvazione. “Nonostante questo – ha precisato il sindaco – la delibera viene bocciata. E subito dopo gran parte della maggioranza, si è alzata ed ha abbandonato l’aula prima di discutere il punto successivo che era il bilancio interrompendo di fatto il Consiglio Comunale”.
Secondo Soave è di un problema di ingovernabilità che si sta parlando e in questa situazione l’ex primo cittadino ha preferito fare un passo indietro.
“Non sono attaccato alla poltrona, non vivo di politica. Ho una posizione, ho un lavoro e le mie professionalità sono richieste anche fuori dall’Italia: mi è stato proposto di occuparmi di sviluppo di alberghi in Grecia e in Albania. Ho accettato di fare il sindaco solo per fare l’interesse della città che amo, San Bonifacio, dove stanno crescendo i miei figli. Se non c’è la possibilità di governare, la scelta più giusta è rimettere il mandato”, ha concluso.
Ora per i prossimi 20 giorni non cambierà nulla a livello formale. Poi il mese prossimo scatterà il commissariamento e si andrà alla prossima primavera per l’elezione di un nuovo sindaco a San Bonifacio.