«Mi a voler scender, lori a spinzerme so…» ricorrendo al proverbio veneto si ha il quadro esatto dell’affaire Vannacci: il generale e’ convinto di far meglio da solo, la Lega lo accompagna nella sua decisione. Niente di nuovo sotto il sole: il candidato, il parlamentare con le stellette piace, porta voti, ma alla lunga non tiene. Le esperienze del passato – generali ed ammiragli candidati tanto a destra che a sinistra, dall’MSI ai DS passando per i 5Stelle, ne abbiamo avuti piu’ d’uno (dall’ammiraglio medaglia d’oro Gino Birindelli, all’ex comandante della Folgore Franco Angioni, al capitano di vascello Gregorio De Falco) – dimostrano che, certo, il nome porta nuovi voti e garantisce l’elettore moderato, ma di risultati concreti, di cambiamenti significativi dell’assetto politico del Paese ne realizzano gran pochi. Fanno un giro di valzer e poi tornano nella «riserva», a giocare a bridge. Anche perche’ uno si affida ad un militare noto, famoso, con uno skill professionale elevato, anzi cosi’ elevato che i media italiani di solito restii ad occuparsi delle stellette sono obbligati a seguirlo. Ma se una persona e’ anche una figura forte, autorevole, usa al comando sara’ poi difficile che accetti di prendere ordini da uno che sara’ certamente politicamente piu’ importante ma che, assai spesso, non avra’ mai fatto un turno di guardia, non sapra’ smontare e rimontare un fucile e che restera’, sempre e comunque, un imboscato. Il voto dei militari e’ poi una vera chimera e richiama tanto quella che vuole tutti gli immigrati elettori certamente di sinistra: per capirci, negli Anni Settanta, quando il colonnello Amos Spiazzi era agli arresti in quanto ritenuto pericoloso golpista, i suoi pari grado, a tavola, dichiaravano tranquillamente il loro voto al PCI, partito che avrebbe senz’altro tutelato meglio i loro privilegi professionali al contrario dei democristiani che, cresciuti a particole, del benessere degli ufficiali e dello stato di salute dell’esercito si guardavano bene dall’occuparsi. Sara’ un caso, ma nelle democrazie occidentali sono pochi i militari di carriera che in politica hanno successo. Pure il generale Colin Powell, il massimo leader di Desert Storm, da segretario di Stato rosicava quando doveva seguire le indicazioni del presidente George W. Bush probabilmente ricordandosi che quando lui, afroamericano, sguazzava nelle risaie del Vietnam il secondo era bellamente imboscato nella Guardia Nazionale a bere birre, lumare pupe e (forse) guidare jet. E quindi, perche’ mai il generale Roberto Vannacci una volta eletto avrebbe dovuto ubbidire al politico di turno?
Bulldog



