(di Christian Gaole)
Massimo Girelli, vicepresidente di Verona Domani, è stato tra i protagonisti delle recenti scelte politiche nel territorio dell’est veronese. Fu proprio lui, insieme al presidente del movimento Matteo Gasparato, a individuare a suo tempo la figura di Fulvio Soave per San Bonifacio. Oggi, però, il progetto cambia direzione, con una nuova candidatura civica che converge sul nome di Valeria Geremia per consolidare un percorso amministrativo nel segno della continuità ma anche del rinnovamento. In attesa di scoprire le sorti dei «Comuni litigiosi», la Cronaca di Verona ha intervistato uno dei «big» del movimento.
Come vi siete mossi su San Bonifacio e perché la scelta di Valeria Geremia?
«Alla fine, come Verona Domani, abbiamo deciso di appoggiare la candidatura di Valeria Geremia. Fulvio Soave, già sindaco, ha fatto un passo di lato e sarà capolista della nostra lista. Insieme a un’altra civica, “Forza Sambo”, sosteniamo una figura nuova, molto conosciuta e apprezzata sul territorio. Si è scelto di rompere gli schemi e puntare su una persona super partes. Parliamo di una figura con esperienza e forte impegno sociale, già vicepresidente dell’Oasi, il centro anziani di San Bonifacio. La scelta dimostra che non era nostra intenzione imporre una candidatura, ma individuare la soluzione migliore per il paese. Soave resta come garante del progetto, mettendosi nuovamente a disposizione e offrendo la propria esperienza per accompagnare questa nuova fase».
Quali sono le priorità per il futuro del Comune?
«Sicuramente la sicurezza, proseguendo il lavoro già fatto con una collaborazione stretta tra polizia locale e carabinieri, rafforzando anche il coordinamento operativo. Poi la manutenzione: San Bonifacio è un paese già dotato di molte strutture e servizi, quindi non necessita di grandi opere, ma serve mantenere bene ciò che già esiste, dalle scuole agli impianti sportivi, fino ai parchi pubblici. Infine la famiglia, che deve tornare al centro della vita del paese. È un punto su cui la dottoressa Geremia insiste molto, perché significa restituire vivibilità, relazioni e sicurezza percepita, a tutta la comunità».
Il nodo del vecchio ospedale resta centrale: quale linea intendete seguire?
«La linea è chiara: abbattimento. È stato un punto di scontro in passato, ma per noi è una questione di sicurezza e decoro urbano. Una volta demolito, si valuterà insieme alla comunità e alle forze politiche come utilizzare quell’area, mantenendola pubblica e a disposizione dei cittadini. In passato c’era chi voleva decidere prima cosa farne, anche con interventi privati. Noi pensiamo che liberare l’area aiuti a comprendere meglio quale sia la soluzione più adatta, anche dal punto di vista urbanistico e sociale. L’obiettivo è restituire uno spazio utile e condiviso alla città».
C’è chi parla di un “disastro annunciato”, di una situazione ingovernabile: cosa risponde?
«Non siamo d’accordo. La strada che abbiamo scelto ci rende tranquilli, perché abbiamo persone che condividono lo stesso modo di amministrare e una visione chiara. Poi molto dipenderà dagli scenari, da un eventuale ballottaggio e soprattutto dai contenuti che emergeranno nel confronto politico. Oggi contano le idee più che gli accordi di convenienza. È evidente che il passato, con le difficoltà emerse, rappresenta un insegnamento importante e ci spinge a costruire un progetto più solido e coerente».
E sugli altri comuni al voto, come vi state muovendo?
«Stiamo valutando caso per caso. Per Colognola ai Colli, ad esempio, non abbiamo ancora un candidato e stiamo osservando le dinamiche locali prima di prendere una posizione. In generale lavoriamo per inserire nelle liste persone del territorio più coerenti con la nostra visione amministrativa. Siamo liberi da logiche di partito: in alcuni contesti abbiamo collaborato con il centrodestra, in altri anche con realtà diverse. Guardiamo al progetto e alla qualità delle persone, non al colore politico, con l’obiettivo di garantire amministrazioni stabili e capaci di rispondere ai bisogni concreti dei cittadini».



