Il Consiglio Comunale ha richiamato il valore storico e simbolico della bandiera italiana, emblema dell’unità nazionale e riconosciuta dalla Costituzione, ricordando anche importanti ricorrenze del 2026 come l’80° anniversario della Repubblica e i 160 anni dall’annessione di Verona al Regno d’Italia. E’ stata infatti approvata all’unanimità la mozione 71 (29 voti favorevoli ), proposta dai consiglieri Giacomo Piva di Dts e Giovanni Pietro Trincanato di Traguardi, che impegna il Sindaco e la Giunta a provvedere all’esposizione del tricolore sui pennoni, nelle piazze e sulle porte cittadine, affiancandolo, ove possibile, alle bandiere dell’Unione Europea, della Regione Veneto e del Comune di Verona. Il consigliere Giovanni Pietro Trincanato di Traguardi ha evidenziato come “in un anno simbolico come questo, tra gli 80 anni della Repubblica e i 160 dall’Unità, esporre il tricolore sia un segnale forte che va oltre il decoro urbano. È un modo per rafforzare l’identità e i valori condivisi, restituendo piena funzione ai pennoni oggi inutilizzati.”
Il consigliere Paolo Rossi di Verona Domani ha accolto con favore questa proposta, “che esprime un sentimento patriottico condivisibile. Oltre a installare nuove bandiere, è fondamentale garantire che quelle esistenti siano sempre in condizioni decorose, perché il rispetto dei simboli passa anche dalla loro cura.” Per il consigliere Massimo Mariotti di Fratelli d’Italia “la proposta è positiva e va sostenuta, ma serve anche attenzione alla qualità e alla dimensione delle bandiere, evitando soluzioni improvvisate. È importante inoltre vigilare affinché non vengano lasciate al degrado nel tempo.” La consigliera Paola Padovani di Verona PER ha sottolineato come “La bandiera sia un simbolo di unità che appartiene a tutti, al di là delle appartenenze politiche. È giusto valorizzarla negli spazi pubblici e avere cura che sia sempre esposta in modo dignitoso.” Il consigliere Carlo Beghini del Pd ha aggiunto che “è importante affiancare alla bandiera nazionale anche quella europea, perché identità locale, nazionale ed europea si rafforzano a vicenda. Il senso di appartenenza deve avere uno sguardo ampio e non chiudersi nel localismo.” “Il tricolore rappresenta valori profondi – ha sottolineato il consigliere Giuseppe Rea di 5 Stelle – come unità, libertà e sacrificio. La sua presenza nei luoghi pubblici è doverosa, ma deve essere accompagnata anche da scelte concrete e coerenti che ne rafforzino davvero il significato.” Il consigliere Fabio Segattini del Pd ha evidenziato che “il tricolore è parte dell’identità del Paese e va valorizzato, a partire anche dalle scuole. È però necessario vigilare affinché le bandiere già presenti siano sempre esposte e mantenute correttamente.” Il consigliere Lorenzo Didonè di Dts ha spiegato che “oltre all’esposizione pubblica, è importante che i cittadini sentano proprio il valore del tricolore. Invito tutti a esporlo anche nelle proprie case in occasione delle principali ricorrenze nazionali.” Il consigliere Giacomo Cona di Traguardi ha affermato che “il patriottismo deve essere condiviso e includere anche la dimensione europea. Le bandiere italiana ed europea non sono in contrasto, ma rappresentano valori comuni che si rafforzano reciprocamente.”
Seggi elettorali, via libera alle nuovi sedi
E’ stata approvata all’unanimità la mozione 577 (31 voti favorevoli) presentata dal consigliere di Verona Domani Paolo Rossi per l’individuazione di sedi alternative agli edifici scolastici per l’allestimento dei seggi elettorali. “Questa mozione non risolve tutto subito, – ha affermato Rossi – ma avvia un percorso. L’obiettivo è modernizzare il sistema e favorire la partecipazione, partendo con una fase sperimentale e costruendo soluzioni nel tempo. Accolgo con favore la proposta di integrazione emersa in aula, perché rafforza ulteriormente il senso della mozione. L’introduzione di una fase sperimentale su un numero limitato di sezioni va esattamente nella direzione che avevamo immaginato: un percorso graduale, concreto e verificabile. Non si tratta di un cambiamento immediato o ideologico, ma di un lavoro progressivo che permetta di valutare impatti organizzativi, costi e benefici per cittadini e amministrazione. L’obiettivo è costruire soluzioni praticabili, condivise e sostenibili nel tempo, migliorando il sistema senza creare disagi.”
Rizza esce dai confini veronesi, si aggrega a Villafranca
La proposta di deliberazione n. 12/2026 – aggregazione al Comune di Villafranca di Verona della frazione Rizza della provincia di Verona è stata approvata con 21 voti favorevoli, 2 astenuti e 5 non espressi. Essa è relativa all’aggregazione al Comune di Villafranca di Verona della frazione Rizza, proponendo la variazione delle Circoscrizioni comunali dei Comuni di Verona, Villafranca di Verona e Castel d’Azzano della provincia di Verona. Come ha spiegato l’assessore al Decentramento, Federico Benini, “si avvia un percorso per dare seguito alle richieste ed esigenze di una frazione che si sente unita culturalmente ma è spezzettata dal punto di vista amministrativo. Il quartiere della Rizza conta complessivamente 2.400 abitanti, suddivisi tra 415 nel Comune di Verona, 792 a Castel d’Azzano e 1.189 a Villafranca, configurandosi come un’area urbanisticamente unitaria ma amministrativamente frammentata tra tre comuni. Questa situazione ha evidenziato criticità soprattutto negli ultimi anni, in particolare dopo la pandemia.
Nel 2023, attraverso una consultazione promossa a livello locale, hanno partecipato 1.139 cittadini (circa il 50% dei residenti): di questi, 678 si sono espressi per Villafranca, 412 per Castel d’Azzano e solo 42 per Verona, indicando una preferenza chiara verso Villafranca. Alla luce di questi dati, si è proposto di avviare l’iter per il ridisegno dei confini, con richiesta alla Regione entro il 30 aprile 2026, passaggio necessario per consentire poi lo svolgimento di un referendum tra i residenti interessati. L’operazione non comporta effetti per il Comune di Verona, che rimane sopra la soglia dei 250.000 abitanti, né modifica gli equilibri della quinta circoscrizione, mantenendo invariata la rappresentanza istituzionale.



