Più fiducia alle famiglie, un po’ meno alle imprese: il centro studi di Unimpresa ha rielaborato i dati Bankitalia: dal 2022 a oggi i prestiti bancari alle imprese si sono ridotti in modo significativo, con una contrazione complessiva di quasi 41 miliardi di euro, ma nel 2025 si registra un primo, seppur moderato, segnale di inversione di tendenza.
Il credito alle aziende è passato da 647 miliardi di euro nel 2022 a 617,9 miliardi nel 2023 e a 598,9 miliardi nel 2024, per poi risalire a 606,1 miliardi nel 2025. Nell’ultimo anno l’aumento è stato di 7,1 miliardi rispetto al 2024 (+1,2%), ma il livello resta inferiore sia al 2023 (-11,8 miliardi, pari a -1,9%) sia soprattutto al 2022 (-40,9 miliardi, pari a -6,3%).
L’analisi per durata evidenzia una ricomposizione significativa: crescono i prestiti a breve termine, saliti a 150,9 miliardi nel 2025 (+4,9 miliardi sul 2024, +3,4%), e soprattutto quelli di medio periodo, tra uno e cinque anni, arrivati a 174 miliardi (+14,5 miliardi, +9,1%).
Prosegue invece la contrazione del credito oltre i cinque anni, sceso a 281,1 miliardi, in calo di 12,4 miliardi rispetto al 2024 (-4,2%) e di 65,9 miliardi rispetto al 2022 (-19%). È quanto emerge dal rapporto sul credito nel 2025 realizzato dal Centro studi di Unimpresa, secondo il quale, nel complesso, il totale dei prestiti bancari al settore privato – imprese e famiglie – si è attestato a 1.290 miliardi di euro lo scorso anno, in crescita di 23,1 miliardi rispetto al 2024 (+1,8%), ma ancora inferiore di 37,6 miliardi rispetto al 2022 (-2,8%).
Le famiglie mostrano una dinamica più espansiva: il credito complessivo sale a 683,9 miliardi nel 2025, con un incremento di 15,9 miliardi sul 2024 (+2,4%) e di 3,3 miliardi sul 2022 (+0,5%). A trainare sono il credito al consumo, cresciuto a 131,2 miliardi (+14,2% rispetto al 2022), e i mutui per l’acquisto di abitazioni, saliti a 440,5 miliardi (+3,2% rispetto al 2022), mentre continuano a ridursi i prestiti personali, scesi a 112,2 miliardi (-19,2% rispetto al 2022): l’incremento è di 14,3 miliardi rispetto al 2024 (+3,4%).
«Le banche italiane si trovano oggi in una posizione di particolare solidità patrimoniale e di elevata liquidità, con indicatori di capitale ben superiori ai requisiti regolamentari e una qualità del credito migliorata rispetto al passato. Proprio questa solidità dovrebbe tradursi in una maggiore capacità di accompagnare le piccole imprese in una fase che richiede fiducia e programmazione di medio periodo.
Il credito alle imprese si sta accorciando, con una riduzione marcata del lungo termine. È un segnale che va letto con attenzione: meno finanziamenti oltre i cinque anni possono significare minori investimenti strutturali e minore pianificazione. L’andamento dei tassi negli ultimi mesi apre spazi per una politica creditizia più dinamica. Se il costo del denaro tende a stabilizzarsi o a ridursi, è ragionevole attendersi un miglioramento dell’accessibilità al credito. Le banche possono fare di più sul fronte della competitività delle offerte e della rapidità delle istruttorie» commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.



