Draghi ha il consenso degli italiani

Nel castello di Limburgo i Grandi d’Europa stanno decidendo come aggiornare la struttura decisionale ed amministrativa dell’Unione Europea che, nata come un club a sei (Italia, Germania, Francia e Benelux) oggi è diventata un colosso di 27 Paesi che hanno storie e percorsi europei diversi e, soprattutto, priorità diverse.
La competizione fra sistemi politici mette l’Europa per la prima volta nella sgradita posizione di dover decidere una strategia vera sul proprio futuro anche a costo di scontentare alleati ed amici storici. Perso il Regno Unito, a causa dell’immigrazione illegale da Calais, l’Europa deve trovare velocemente una quadra partendo dai rapporti di Enrico Letta e Mario Draghi. Ma gli Italiani che ne pensano? A questa domanda ha risposto il Radar SWG (nel cui panel è presenta la nostra redazione).
Un’ampia parte dell’opinione pubblica italiana riconosce che l’Ue sia stata efficace sui fronti della libera circolazione, della difesa della democrazia, ma anche per quanto riguarda la coesione, l’introduzione dell’Euro e la gestione della concorrenza. I pareri negativi prevalgono invece in merito alla politica estera, alla pianificazione industriale e alla difesa, settori dove c’è ancora molto lavoro da fare. In effetti, è diffusa la consapevolezza che l’Europa debba diventare necessariamente una potenza industriale e tecnologica al pari dei principali player mondiali. Sulla difesa emerge qualche perplessità in più, ma la maggioranza crede che l’Ue debba diventare competitiva anche su questo fronte.
Al contempo è maggioritaria anche la convinzione che per rafforzare il ruolo dell’Ue nello scenario internazionale occorra trasferire maggiori poteri dai singoli Stati alla Commissione Europea, seppure molti, contestualmente, ritengono necessario riformare questo organo. I cittadini chiedono quindi un’Europa più forte, e, a questo proposito, la soluzione del Federalismo Pragmatico proposta da Draghi ottiene il supporto della metà degli italiani.