Emergenza abitativa, il Comune rilancia l’Agenzia sociale

Luisa Ceni 18072022_TOMMASI_PRESENTAZIONE GIUNTA ©DANIELA MARTIN

Il Comune di Verona, con la delibera di oggi, introduce un percorso innovativo per affrontare l’emergenza abitativa con un approccio sistemico e solidale, modificando l’impianto dell’agenzia per l’Abitare, attraverso una strategia che mette al centro le persone e la collaborazione tra pubblico, terzo settore e comunità. “Non possiamo più limitarci a interventi frammentari di fronte a un problema che riguarda migliaia di famiglie veronesi”, sottolinea Luisa Ceni, Assessora alle Politiche Sociali e Abitative. “Stiamo costruendo una vera e propria Infrastruttura per l’Abitare Sociale, capace di dare risposte concrete a chi vive situazioni di esclusione abitativa, emergenza, ma anche a quella ‘fascia grigia’ di cittadini che il mercato tradizionale ha già espulso o sta per espellere”.

Il cuore del progetto è la volontà di rispondere ai bisogni reali di una città che cambia: dall’anziano solo che non può più permettersi l’affitto, alla giovane coppia schiacciata dai costi esorbitanti del mercato immobiliare, dalla famiglia numerosa che non trova alloggi adeguati, alle persone in fragilità che necessitano di supporto sociale oltre che abitativo. Per questo, l’amministrazione comunale ha avviato una co-programmazione con gli enti del terzo settore riconoscendo che solo attraverso la condivisione di visioni e risorse si possono trovare soluzioni durature.

“Il welfare abitativo non può essere responsabilità esclusiva del pubblico”, sottolinea l’Assessora Ceni. “Dobbiamo costruire insieme, con chi sul territorio già opera ogni giorno a fianco delle persone in difficoltà”.

Le azioni concrete sono già in campo: l’Agenzia Sociale per l’Abitare, progetto di ambito appena avviato sarà in partnership con un ente del terzo settore in particolare la Cooperativa Energie Sociali Onlus. Il progetto è regolato da un Protocollo d’Intesa che definisce ruoli e risorse e prevede attività di orientamento abitativo, supporto alle emergenze, assistenza nei casi di sfratto, aiuto nelle pratiche amministrative e disponibilità di alloggi per situazioni di particolare fragilità. Il Comune finanzia l’iniziativa con 52.000 euro complessivi, pari a 26.000 euro annui per il biennio 2026–2027.

L’Agenzia sociale per l’abitare coordinerà diverse macro-azioni innovative:

  • Osservatorio sull’abitare in collaborazione con IUAV di Venezia, per basare le
  • politiche su dati solidi e non su impressioni
  • Interventi per la fascia grigia, con particolare attenzione agli under 35 e
  • promozione del canone concordato nel mercato privato
  • Recupero del patrimonio pubblico sfitto: 1.050.000€ destinati ad AGEC per
  • riattare 26 alloggi, attraverso un protocollo innovativo con enti del terzo
  • settore
  • Sistema centralizzato di gestione delle emergenze abitative, per dare risposte
  • rapide e coordinate a chi si trova improvvisamente senza casa
  • Promozione di forme collaborative: co-housing, co-housing intergenerazionale,
  • condomini solidali e gestione sociale dell’abitare

Una delle innovazioni più significative è la sinergia tra urbanistica e politiche abitative. Il Piano di Assetto del Territorio (PAT) diventa strumento di rigenerazione urbana orientata all’abitare sociale, con incentivi per costruire o recuperare edilizia residenziale a canoni abbordabili e per promuovere forme abitative collaborative. “Stiamo superando la visione tradizionale che considerava l’abitare solo come mercato edilizio”, spiega l’Assessora. “Vogliamo che Verona torni a essere una città dove vivere è possibile per tutti, non solo per chi ha redditi medio-alti”.

Il progetto non nasconde difficoltà: si parte da un’eredità politica povera, con un patrimonio pubblico insufficiente e un mercato sempre più inaccessibile. Ma proprio per questo serve una governance allargata, che coinvolga diversi assessorati, stakeholder del territorio, enti pubblici, terzo settore, settore privato e fondazioni. “Stiamo costruendo un Piano per l’Abitare che sia davvero all’altezza delle sfide”, conclude Luisa Ceni. “Un piano che richiede visione strategica, collaborazione e risorse maggiori di quelle di un singolo bilancio comunale. Ma soprattutto richiede un cambio di paradigma: considerare la casa non come merce, ma come diritto fondamentale e strumento di inclusione sociale”.