Energia, ecco come andranno i prezzi. L’analisi dell’ISPI: Italia al 48% degli stoccaggi di gas spera che il blocco sia temporaneo

Nell’eventualità di un blocco duraturo dello stretto di Hormuz, Cina e India sarebbero le prime ad accusare il colpo, considerato che circa il 50% del loro petrolio proviene dai paesi del Golfo. Anche la Corea del Sud e il Giappone pagherebbero a caro prezzo il protrarsi dello stop ai transiti essendo tra le destinazioni principali del petrolio mediorientale di passaggio da quello snodo. I rischi per USA e paesi Europei sembrerebbero invece più limitati. Infatti, poco meno del 4% del petrolio che transita da Hormuz sarebbe diretto in Europa, e il dato per gli USA risulta minore, con solo il 2,5% del petrolio che passa dallo stretto destinato al mercato statunitense. Non passa, solo petrolio per lo Stretto di Hormuz: anche il gas naturale liquefatto (GNL) esportato dal Qatar segue la stessa tratta e rappresenta circa il 20% delle forniture globali di GNL. In seguito agli attacchi iraniani vicino al sito di estrazione più importante del paese, da ieri il Qatar ha deciso di sospendere la produzione di GNL. Uno shock che colpisce paesi asiatici ed europei, tra i principali clienti del paese del Golfo.
L’Italia è tra i paesi più esposti, dal momento che oltre un decimo dei propri consumi di gas (quasi il triplo rispetto alla media europea) dipendono dalle importazioni dal Qatar. Ancora più colpiti i mercati asiatici, con paesi come Pakistan (26%), Taiwan (25%) e India (22%) a soffrire gli impatti più immediati. Per valutare il grado di vulnerabilità di ciascun paese allo stop delle esportazioni del Qatar è però importante considerare anche quanto i suoi consumi energetici siano sbilanciati verso il gas naturale. Qui l’Italia è purtroppo svantaggiata: dipende dal gas per ben il 38% dei propri consumi totali, livello simile a quello del Pakistan ma ben superiore rispetto a paesi come Taiwan (24%), la Polonia (20%) e l’India (7%). La crisi sta già avendo ripercussioni salate: il prezzo all’ingrosso del gas naturale in UE è quasi raddoppiato nel giro di un paio di giorni e oggi ha persino superato quota 60 €/MWh. Una reazione di prezzo così forte è dovuta anche al fatto che questa crisi abbia preso alla sprovvista molti paesi europei: in questo momento gli stoccaggi sono pieni solo al 30%, mentre in questa fase dell’anno gli stoccaggi sono normalmente poco sotto al 40% e dopo l’invasione russa dell’Ucraina si era riusciti a tenerli al 65% (nel 2023) e al 45% (nel 2024). La situazione è complessa per la Germania, al 21%, mentre l’Italia fa nettamente meglio (48%). Ciò detto, se è vero che gli stoccaggi proteggono da fluttuazioni stagionali dei prezzi, possono al massimo smussare o posticipare gli effetti di uno shock di più lungo periodo. Il problema, se la crisi dovesse durare ancora a lungo, sarebbe solo posticipato di qualche mese. Chi ci guadagnerà? il gas russo torna competitivo: un’eventualità che mette alle strette l’UE proprio pochi mesi dopo aver approvato il regolamento per portare a zero le importazioni di gas russo dal 2027.