Negli ultimi tre anni, si stima che almeno una presenza straniera su due è collegabile direttamente o indirettamente alla vocazione enogastronomica. Ciò significa che ha motivato circa 132 milioni di giorni di permanenza turistica. Ipotizzando una crescita delle presenze turistiche internazionali di almeno il 5%, il turismo enogastronomico genererebbe, anche nell’ottica della valorizzazione della sinergia con altri tematismi, 1 mld di euro.
È uno dei dati del report “Quando il vino incontra il turismo. Numeri e modelli delle cantine italiane” – a cura di Roberta Garibaldi, nella foto, docente all’Università degli Studi di Bergamo e presidente di Aite-Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, in collaborazione con SRM Centro Studi e Ricerche collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo – seconda parte del rapporto realizzato per FINE #WineTourism Marketplace Italy.
A livello mondiale, l’enoturismo vale oggi 46,5 miliardi di dollari (pari a circa 39,1 miliardi di euro al cambio attuale) e rappresenta uno dei segmenti più dinamici del turismo esperienziale. L’Europa detiene oltre la metà del mercato (51%), con Francia, Italia e Spagna come Paesi leader. Le prospettive di crescita sono particolarmente favorevoli: le stime indicano un incremento medio annuo del 12,9%, segno di un interesse crescente da parte dei viaggiatori per esperienze autentiche, legate al territorio, alla cultura produttiva e alla sostenibilità. (fonte: Grand View Research, 2024)
Questo trend positivo si sviluppa in controtendenza rispetto all’andamento dei consumi globali di vino, che nel 2023 hanno toccato il livello più basso dal 1961. In questo contesto, l’enoturismo assume un ruolo chiave: consente alle cantine di diversificare le entrate, aumentare le vendite dirette e instaurare una relazione più profonda con il consumatore finale.
Analizzando i dati sulle visite in cantina, appaiono chiare le prospettive di ulteriore sviluppo dell’economia fondata sull’enoturismo in Italia. Il pubblico è composto in larga parte da turisti nazionali, che rappresentano il 55% dei visitatori e salgono al 62% se si considerano anche i residenti e i visitatori di prossimità, componente più ridotta ma al tempo stesso strategica per la fidelizzazione e le vendite dirette. Gli stranieri si fermano al 32%, una quota inferiore rispetto ad altri contesti europei e internazionali. E la composizione del pubblico risulta sorprendentemente simile tra piccole e grandi aziende, a indicare che la limitata internazionalizzazione è una caratteristica strutturale dell’intero comparto.
I limiti attuali? La concentrazione fra primavera ed estate delle visite (il 68% del totale); la chiusura durante le festività civili e religiose; l’assenza di coordinamento territoriale (col 62% delle aziende che si dichiara disponibile a contribuire economicamente alla creazione di un consorzio pubblico-privato dedicato al marketing territoriale).
Di pari passo, le cantine e le realtà vitivinicole dovranno continuare a investire come hanno fatto nell’ultimo triennio analizzato nel Rapporto (2022-24), quando lo ha fatto il 77% delle imprese enoturistiche, una quota superiore a quella del settore alberghiero. L’impegno economico è significativo: in media, le aziende destinano agli investimenti oltre il 14% del fatturato, con un’incidenza ancora più elevata nelle imprese di minori dimensioni. Gli investimenti restano in gran parte concentrati sul core vitivinicolo, ma cresce l’attenzione verso innovazione, sostenibilità, digitale, accessibilità e qualità dell’esperienza. Per il periodo 2025–2027, oltre la metà delle imprese prevede nuovi investimenti, confermando un clima di cauto ottimismo.
Il Rapporto evidenzia come investimenti e scelte organizzative efficaci si traducano in risultati economico-finanziari concreti. Ad esempio, le imprese che hanno investito mostrano livelli di redditività ed efficienza più elevati: nel 2024 il ROE mediano raggiunge circa l’1,7%, contro valori prossimi allo zero tra le aziende che non hanno investito, mentre la produttività si attesta intorno ai 70 mila euro per addetto, rispetto a poco più di 50 mila euro.



