Una cosa sono i sondaggi; un’altra cosa sono i voti. E fra i primi – la Lega che scivola al 5% scavalcata da Vannacci – ed i secondi – il 34,6% incassato alle ultime Regionali, praticamente un voto su due del centrodestra – Filippo Rigo sceglie i secondi. Per il consigliere regionale è finito il momento dell’autocommiserazione ed è arrivato quello di rimboccarsi le maniche e mostrare quello che la Lega sa fare meglio: «Non siamo nati ieri e la nostra strada l’abbiamo fatta cercandoci i voti porta- a-porta, andando a studiare i problemi ed avendo sempre bene in testa quale era il nostro perimetro ideologico: rappresentare le istanze della gente del Nord, delle partite IVA, dei commercianti, delle piccole imprese, degli agricoltori che dovevano affrontare da soli uno Stato che non li teneva in considerazione».
Quello magari era il passato…
«Manco per niente. La questione settentrionale esiste ancora. Anzi, è più urgente che mai come dimostra l’ultimo report della Banca d’talia. Per la prima volta, il PIL veneto non è cresciuto. Siamo una regione esportatrice che adesso è bloccata da vicende geopolitiche dove non possiamo intervenire. E Roma cosa fa? Continua a premiare realtà poco virtuose, anche in dissesto finanziario, riservando loro aliquote significative di risorse, in bandi “costruiti” talmente su misura per lo specifico del Sud che Comuni virtuosi del Veneto preferiscono rinunciare a parteciparvi per non sprecare tempo e denaro».
I dati dicono che se il Veneto oggi rallenta, dal Sud arriva una crescita più forte…
«Grazie. Se funziona così bene il “modello” allora è sufficiente che Roma allarghi anche alle aree produttive del nord le zone economiche speciali. Ma di questo non se ne parla. Invece, per dare a Roma Capitale poteri ampi quasi quanto quelli di una Regione ci hanno messo quanto? Qualche giorno? Ecco ci basterebbe che il Nord che è una realtà virtuosa, che produce utili, venisse tenuto in considerazione e non sfruttata e basta».
E questo cosa c’entra coi tormenti della Lega?
«C’entra perché la Lega è credibile e prende voti (voti, non risposte telefoniche) quando sta col ceto produttivo, quando i suoi amministratori sono a disposizione della gente, sono al lavoro ogni giorno su temi pratici, concreti. Francamente, Ponte sullo Stretto o famiglia nel bosco non risolvono i nostri problemi quotidiani al Nord. Sono fuori dal nostro sentire, non ci appartengono. La disaffezione nasce anche da questa dicotomia e i risultati locali lo confermano: vinciamo quando siamo concreti, nel popolo».
Posso dirle che ponte e famiglia sono temi cavalcati dal vostro leader federale?
«Sì, e io non ho alcuna remora a risponderle che Matteo Salvini si è preso la Lega quando era al 3% e l’ha fatta ripartire ed arrivare al 30% nazionale non tanti anni fa. Matteo ha dedicato alla Lega un lavoro quotidiano incessante con un’attenzione ed una perseveranza encomiabili. Ha pagato un prezzo personale altissimo subendo processi politici che non scordiamo. Ha tutto il mio rispetto e la mia riconoscenza».
Okay, ma allora come se ne esce?
«Credo che dobbiamo ripartire dal meglio che abbiamo: i militanti, in primis. Poi, gli amministratori locali e regionali. Sindaci, assessori, consiglieri: c’è gente che si fa il mazzo tutti i giorni e porta a casa risultati nonostante tutto. Abbiamo una classe dirigente – a partire dai nostri governatori: Zaia, Fedriga, Fontana, Stefani, Fugatti – che possono indicare la rotta per uscire da questo momento e, soprattutto, portare avanti gli interessi del Nord».
Veniamo proprio a questi: l’autonomia sarebbe un tema, o no?
«L’autonomia non è un tema, è il tema. Un impegno che ci è stato chiesto qui nel Veneto direttamente dai nostri concittadini attraverso un referendum. E noi abbiamo preso sul serio questo mandato. A volte lo abbiamo difeso “in solitaria” nonostante sia una battaglia di buon senso che avvantaggia tutto il Paese. Ritorno all’esempio di Roma Capitale: se le altre forze politiche avessero messo lo stesso impegno oggi saremmo molto più avanti sull’autonomia e il Veneto potrebbe reagire molto meglio alla crisi attuale portando vantaggio e ricchezza a tutto il Paese. Poi, siamo consapevoli che non è un tema semplice, che ha bisogno di tempo per maturare. Ma noi non abbandoneremo e lo porteremo a casa».

Fra i possibili “salvatori” della Lega non ha citato Giancarlo Giorgetti …
«Perché è già un “salvatore” del Paese avendo tenuto i conti in ordine, avendo trovato le risorse per restituire agli Italiani 30 miliardi di tasse, per aver abbattuto lo spread e per aver garantito all’Italia la credibilità sui mercati internazionali. E’ una risorsa della Lega, ma è soprattutto una risorsa del Paese per le sue capacità amministrative. Un ministro che ci viene invidiato e che è probabilmente la miglior carta nel mazzo della premier. Direi che è il caso di farlo lavorare tranquillo».
Resta Verona: manca un anno al voto.
«E non abbiamo ancora il candidato del centrodestra, lo so. La Lega è per individuarlo il prima possibile, all’interno del centrodestra, per cercare di chiudere questa stagione di insicurezza in città e di scelte ideologiche a scapito dei Veronesi. Non tocca a me indicare il candidato, sottolineo che deve tornare l’unità di coalizione se vogliamo provare a vincere».
Non mi ha detto nulla di Vannacci…
«E neppure di Valdegamberi e di tutti quelli che hanno preso politicamente un taxi, approfittando della fiducia ricevuta, per poi farsi i fatti propri. Ma c’è poco da dire perché loro stessi stanno dicendo poco o nulla…»



