Fragole, è partita la raccolta 2026. Ottima la qualità, tensioni sul versante prezzi

Frutti abbondanti e qualità ottima, grazie all’escursione termica tra giorno e notte. È partita bene la raccolta delle fragole nel Veronese, favorita dal clima mite e dal bel tempo. Nel Basso Veronese i braccianti sono al lavoro da due settimane e questa settimana parte il grosso della raccolta dalle varietà rifiorenti, come la Vivara, dotata di ottima vigoria e capace di produrre frutti di grande pezzatura e dal colore rosso brillante. “Stiamo entrando nel vivo della raccolta e devo dire che quest’anno la qualità è meravigliosa – sottolinea Damiano Valerio, referente per il prodotto di Confagricoltura Verona, con azienda agricola a Raldon di San Giovanni Lupatoto-. Le fragole sono belle, rosse e dolci. Il meteo, finora, ci ha aiutato, con temperature tiepide durante il giorno e notti fresche, garantendo una maturazione graduale. L’anno scorso, in questo periodo, aveva fatto troppo caldo, compromettendo una parte dei frutti. Se continuerà così, saremo soddisfatti. Purtroppo sul mercato c’è tanta quantità di prodotto, proveniente in gran parte dalla Spagna e da altre zone a Sud. Questo ha fatto sì che, finora, i prezzi siano stagnanti, mentre i costi sono aumentati a dismisura tra gasolio agricolo, materie prime e imballaggi. Per le aziende agricole è sempre più difficile far tornare i conti, tanto più che dobbiamo aggiungere i costi della burocrazia, sempre più pesanti”.

La raccolta proseguirà fino a fine giugno. In luglio, con il caldo torrido, le fragole verranno espiantate, per poi essere piantate di nuovo in agosto. Da settembre partirà la raccolta autunnale, che terminerà ai primi di dicembre.

La domanda di fragole è molto buona. “Il prodotto veneto è di qualità e quindi ha molta richiesta, sia in Italia che all’estero – riferisce Valerio -. Quest’anno vendiamo soprattutto in Germania, Danimarca e Repubblica Ceca, prevalentemente a grossisti. Con la manodopera non abbiamo particolari problemi, dato che dalla settimana prossima arriveranno dall’Est le squadre di raccoglitori già esperte e rodate, in grado di ingranare la quarta quando  i frutti matureranno rapidamente e bisognerà procedere velocemente per evitare che maturino troppo e garantirne la qualità”.

In Veneto sono 410 ettari di superfici coltivate, di cui l’80% nel territorio veronese. Saporite e profumate, le fragole vengono utilizzate nella ristorazione sia nella preparazione di dolci e gelati, sia per dare un tocco in più a piatti particolari. Per la salute sono un toccasana: sono ricche di vitamina C e A, oltre che di fosforo, calcio, potassio e ferro.

CIA, allarme prezzi

Troppo prodotto sul mercato, con prezzi che ne risentono in negativo. Per le fragole la stagione inizia in salita a causa di un mercato saturo, determinato dalla concomitante disponibilità di prodotto proveniente dal Sud Italia, dall’ingresso di fragole spagnole e dall’anticipo delle produzioni locali, favorito dall’andamento climatico.

“Nel 2026 la pressione ribassista sulle fragole veronesi risulta significativamente più forte rispetto al 2025 – annota Mirko Sella, presidente di Cia – Agricoltori Italiani Verona -. Alla data del 24 aprile, i prezzi all’ingrosso rilevati al mercato ortofrutticolo di Verona indicano, per la prima categoria, una quotazione di 2,17 euro al chilo, a fronte dei 2,60 euro al chilo registrati nello stesso giorno del 2025. Da alcuni anni Verona non rappresenta più il principale polo nazionale della fragolicoltura. Questo ruolo è oggi ricoperto da regioni del Sud Italia, in particolare dalla Basilicata. Tale spostamento produttivo è dovuto sia a fattori oggettivi — minore radiazione solare, stagione produttiva più breve, maggiori problematiche fitosanitarie e costi energetici più elevati — sia a un gap competitivo legato all’organizzazione della filiera meridionale”.

In queste aree si registrano, infatti, migliori performance grazie a una maggiore innovazione tecnologica, all’impiego di varietà più performanti, a una più favorevole disponibilità e costo della manodopera e a un sistema di filiera più strutturato.

Le conseguenze economiche sono rilevanti: attualmente, l’utile lordo dei fragolicoltori veronesi è circa un terzo rispetto a quello delle aziende del Sud – spiega Sella -. Il costo medio di produzione nel Veronese si attesta intorno ai 3,53 euro al chilo, contro i circa 2,48 euro al chilo del Sud Italia. Nonostante ciò, Verona rimane la principale area produttiva del Veneto, con circa 250 ettari investiti, pari all’80% della produzione regionale. Le rese medie si collocano tra i 300 e i 380 quintali per ettaro in coltura protetta, mentre nelle regioni meridionali si raggiungono anche i 450 quintali per ettaro”.

Alla luce di questo scenario, da tempo emerge una domanda cruciale: quale futuro per la fragolicoltura veronese in un contesto di crescente concorrenza, sia nazionale, sia internazionale? Il presidente provinciale di Cia apre uno spiraglio: “Resta un elemento di forza nella fidelizzazione dei consumatori locali, anche se tra produttori e consumatori si inserisce la grande distribuzione organizzata, le cui politiche non sono orientate alla valorizzazione del prodotto territoriale. Diventa quindi necessario individuare nuove strategie di rilancio, puntando su innovazione tecnologica, miglioramento varietale e, soprattutto, sul rafforzamento dei canali alternativi alla Gdo. In particolare, la vendita diretta rappresenta oggi uno degli ambiti in cui è ancora possibile recuperare marginalità e valorizzare adeguatamente la qualità delle produzioni veronesi”.