Frecciata di Zaia a Salvini Il governatore parlando a Treviso rimpiange la Lega Nord, anzi la Liga Veneta. Ovazione e applausi. L’ipotesi di scendere in campo alle Regionali con una propria lista e fare il vice di un proprio fedelissimo. La lezione che arriva dalla Sardegna

LUCA ZAIA PRESIDENTE REGIONE VENETO MATTEO SALVINI POLITICO

Sardegna e Veneto unite dal voto. Perché? Perché i risultati che arrivano (molto lentamente) dall’isola non solo hanno un rilievo nazionale per le coalizioni di centrodestra e centrosinistra, ma avranno sicuramente un impatto sulle logiche per le prossime elezioni regionali in programma a breve, dall’Abruzzo al Veneto appunto. Al momento in cui scriviamo appare molto probabile la vittoria della coalizione Pd-M5S con Todde e la sconfitta del centrodestra con Truzzu, sindaco di Cagliari. Un dato che segna forse un nuovo corso per lo schieramento Schelin-Conte ma come si sa un conto è vincere le elezioni e fare campagna elettorale, un conto sarà poi governare.
Se da un lato c’è un centrosinistra che ha bisogno di verifiche di tenuta alla prova dei fatti, dall’altra il fatto è chiaro: la coalizione di governo fa i conti con una forte delusione e il candidato voluto da Giorgia Meloni ne esce male. In ogni caso, anche se il risultato si dovesse ribaltare nella notte per una manciata di voti.
Perde, ma gode, invece Salvini che ha dovuto accettare l’uscita di scena del suo candidato, Solinas, per far posto al candidato meloniano. E ora presenterà il conto, c’è da scommetterci, a Giorgia Meloni tutti i giorni, rivendicando l’importanza della Lega e tornando all’assalto con la richiesta del terzo mandato per i governatori.
Sì perché il risultato elettorale della Sardegna insegna almeno due cose. La prima è che non è sufficiente essere coalizione di governo per vincere a mani basse, anzi si può essere sconfitti.
E il segnale che arriva da Cagliari, Sassari e Nuoro è che la luna di miele del Governo con gli italiani (se mai è iniziata) non è in grande forma, anzi. Il consenso può averlo la Meloni a titolo personale come premier, ma il consenso sul Governo e sulla coalizione è altra cosa.
La seconda lezione di cui il centrodestra dovrà far tesoro è che proprio alla luce di questo consenso tutto da conquistare sul campo e non scontato, cambiare il cavallo in corsa è molto rischioso. Lasciare quindi nel Veneto un nome vincente come Luca Zaia pensando di poterlo sostituire con un candidato nuovo della coalizione non porta a una vittoria scontata. Anzi, rende la poltrona di governatore ampiamente contendibile dal centrosinistra. Se anche in Veneto con Zaia fuori dai giochi si ripetesse lo stesso schema con un’alleanza Pd-M5S e un candidato presidente nuovo nel centrodestra cosa accadrebbe?
Ma il Veneto ha una particolarità in più: Zaia secondo i suoi fedelissimi non resterà fermo. Va registrato che l’altro giorno ha tirato forse per la prima volta un calcio negli stinchi al suo segretario nazionale Matteo Salvini affermando in una convention trevigiana che: “Mi piaceva di più la Lega Nord, anzi la Liga”. Ovazione leghista. Applausi a scena aperta.

Zaia in corsa con una propria lista

Un messaggio diretto a Salvini che ha voluto la Lega nazionale che ora rischia di essere sorpassata da Forza Italia, e nel contempo una carezza a tutti quei militanti che rimpiangono il leghismo veneto, cavalcando i mal di pancia che nel Carroccio viaggiano da Verona a Treviso, da Vicenza a Rovigo. Una Lega veneta che vuole ancora Zaia nel ruolo di Doge.
Zaia quindi che cosa farà? Dopo che Salvini ha voluto far capire a tutti che il terzo mandato non passa, facendo votare l’emendamento in commissione al Senato, e spingendo così Zaia ad accettare la candidatura in Europa, Zaia non solo ha ribadito il no a Bruxelles ma sta studiando un nuovo scenario insieme con il suo entourage. Da dove parte? Dal 76% raccolto nelle ultime elezioni. Un plebiscito, con la sua lista che prese il doppio dei voti della Lega.
Zaia quindi può presentarsi alle elezioni regionali con la propria lista e un candidato governatore di sua fiducia (Mario Conte?) e un altro paio di civiche di sostegno. Lui potrebbe fare il vicegovernatore. E capitalizzare così il consenso in una competizione che vedrebbe il centrodestra dividersi tra un possibile candidato di FdI come Adolfo Urso e uno di Forza Italia come Flavio Tosi: chi dei due riuscirà a imporsi? E poi sull’altro fronte una probabile alleanza tra Pd e M5S.
Ecco perché dunque i numeri del voto in Sardegna devono far riflettere anche in chiave del voto per il Veneto: gli errori si potrebbero riproporre; ma lo scenario veneto ha una variabile in più e di grande peso: si chiama Luca Zaia.