Futuro Nazionale entra in Veneto dalla porta principale. Folla e tumulti all’incontro con Vannacci al Pedavena

(di Christian Gaole)
Con 72mila voti presi alle europee e 55 circoli in Veneto, di cui 21 a Verona, Roberto Vannacci chiama a raccolta gli scaligeri. Questa mattina alla birreria Pedavena di San Martino Buon Albergo oltre mille persone hanno dato il benvenuto al generale e fondatore del nuovo partito di destra, Futuro Nazionale. Non sono mancate le proteste, che la Cronaca di Verona ha documentato, quando gli esponenti della Rete Tumulto Pride hanno contestato l’ex leghista irrompendo durante il suo comizio. Sono volati insulti, qualche calcio, una sberla qua e là e minacce. Sedati i tafferugli da parte dei Carabinieri presenti, che hanno scortato gli esponenti della Rete all’uscita, Vannacci ha ripreso il suo discorso.

Una normale cronaca della giornata, se non fosse per quelle mille persone che, applaudivano, sostenevano e aspettavano con trepidazione di stringere la mano all’europarlamentare ex leghista. «Dopo il sindaco di San Mauro di Saline – afferma Stefano Valdegamberi, consigliere regionale di Futuro Nazionale presente all’incontro – molti amministratori locali stanno aderendo». A supportare «l’uomo della Lessinia» c’era anche Joe Formaggio, vicentino ed ex consigliere regionale di Fratelli d’Italia a sua volta nuovo esponente di Futuro Nazionale.
Per ora gli equilibri politici non subiranno variazioni a Palazzo Ferro Fini. Certo è, però, che Futuro Nazionale si è inserito a pieno titolo nell’alveo del centrodestra di governo, in questo caso, della Regione. Vannacci lo ha detto con fermezza: Futuro Nazionale rappresenta la destra che difende i valori e raccoglie i consensi da coloro che si sentono traditi dai partiti di centrodestra al governo, a partire dalla Lega ma anche da Fratelli d’Italia e da Forza Italia. Un dato, questo, che non deve sfuggire ai partiti di maggioranza, soprattutto in vista delle elezioni comunali del prossimo anno.

Vannacci: per ora gli equilibri in Regione non cambiano, ma…

«Gli ideali che stanno alla base del partito – ha dichiarato il generale – sono sempre esistiti, a partire dalle virtù che sono state dimenticate, cioè il coraggio, la forza, la determinazione, la volontà di andare avanti e lo spirito di sacrificio. Tutti valori che si sono persi. Oggi abbiamo una società che si basa o che si vorrebbe basare sui diritti, senza prendere in considerazione che dietro ogni diritto c’è un preciso dovere, senza il quale questo diritto non sarebbe possibile. Siamo quelli che vogliono una società basata sull’identità. Noi siamo italiani, ci riconosciamo tra di noi, abbiamo una nostra lingua, un nostro modo di interpretare il vivere sociale, un modo di interfacciarci tra di noi, una nostra religione, una nostra cultura, una nostra civiltà, un nostro modo di esprimerci».

La Rete Tumulto Pride aveva promesso contestazioni e la parola data è stata mantenuta (nella foto qui sopra). Il generale li ha definiti i «fru fru» o «suonatori di flauto», ma la Rete ha motivato la sua presenza, affermando: «Noi siamo venuti qui per dimostrare il nostro essere antifascisti e per esprimere la nostra opinione, che è in contrasto con quella di Vannacci». Quando gli animi si sono scaldati e la provocazione ha preso il sopravvento, qualche disordine si è creato. «Per avere espresso la nostra opinione ci hanno picchiati e minacciati. Abbiamo dichiarato di essere antifascisti e ci hanno detto merde, hanno rincorso un ragazzo e l’hanno picchiato in faccia, gli hanno dato un pugno. Ci chiamano con il cognome, per cui sanno chi siamo e questo è molto pericoloso. A una ragazza hanno sferrato un calcio nelle gambe. Quindi violenza gratuita, non si rispetta la libertà di opinione», dichiarano in coro gli esponenti della Rete.

Insomma, un fenomeno, quello del «vannaccismo» che non deve essere sottovalutato. O forse no. Certo è che il generale sta riscuotendo successi. Il centrodestra si interroghi su questo.