Prima ancora di spiegare perche’ scegliere il Si al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, c’e’ un punto che per il Comitato VeroneSi, di cui presidente e’ il medico veronese Gian Cesare Guidi, e’ fondamentale: recarsi alle urne. La prima battaglia e’ convincere i cittadini a partecipare, spiega il professore. «Negli ultimi anni abbiamo assistito a un calo preoccupante dell’affluenza. Questo e’ un problema serio per uno Stato democratico che si fonda sulla volonta’ popolare», conclude. Professore, perche’ la partecipazione e’ cosi’ decisiva? «Perche’ un’alta affluenza rende il risultato politicamente e istituzionalmente forte. Un referendum approvato da pochi votanti rischia di essere ridimensionato o rallentato nella sua attuazione. E’ gia’ successo, ad esempio, con il referendum sulle autonomie regionali: ha vinto il si, ma la scarsa partecipazione ha lasciato spazio a opposizioni e rinvii». Entrando nel merito: perche’ votare si alla riforma? «Perche’ si tratta del completamento di un percorso iniziato molti anni fa, anche prima della legge Vassalli (norma che disciplina la responsabilita’ civile dei magistrati italiani per i danni cagionati nell’esercizio delle loro funzioni, ndr). Quella riforma aveva avviato la separazione delle carriere, ma si era fermata a meta’. Oggi il cittadino e’ chiamato a concludere quel percorso». In che senso e’ il cittadino a decidere? «Il Parlamento non ha raggiunto la maggioranza dei due terzi, come prevede la Costituzione, quindi la parola finale spetta ai cittadini, che diventano l’ultima istanza legislativa». Uno dei nodi centrali e’ il rapporto tra giudici e pubblici ministeri. «Il problema non e’ solo il passaggio, oggi limitato, da una funzione all’altra. E’ la comunanza strutturale: stessa formazione, stessi uffici, stesso Consiglio superiore della magistratura, stesso percorso di carriera. E anche la stessa Associazione nazionale magistrati. «Si. Pur essendo un organismo sindacale privatistico, l’ANM ha inciso profondamente sulle carriere. Le correnti, che ne sono l’espressione piu’ degradata, hanno condizionato promozioni e incarichi. Questa riforma mira a superare quel sistema». I sostenitori del no temono una magistratura soggetta al Governo. «E’ una illazione. Non e’ scritto da nessuna parte, ne’ nello spirito ne’ nel testo della riforma. Per arrivare a una subordinazione all’Esecutivo servirebbe una modifica costituzionale con un percorso lungo e incerto. Oggi questo rischio semplicemente non esiste. Altro punto contestato: il sorteggio. «E’ un sorteggio temperato, che riguarda magistrati gia’ in carriera. Serve a neutralizzare il peso delle correnti. E’ un meccanismo imperfetto, ma neutro, e risponde a distorsioni che sono state denunciate anche dagli stessi magistrati. A Verona come vi state organizzando? «Stiamo preparando gazebi, incontri pubblici ed eventi in citta’ e in provincia. Ci sono molte richieste anche dai comuni del territorio. Vogliamo un’azione capillare». In conclusione, questa riforma risolverebbe tutto? «Nessuna riforma e’ definitiva, ma questa rappresenta un netto miglioramento e ci avvicina ai grandi Paesi europei, dove la separazione delle carriere esiste da tempo senza produrre le storture che abbiamo visto in Italia».



