“Ieri ho partecipato, per la prima volta senza divisa dal 1989, alla Festa della Polizia, e durante la bellissima cerimonia, mi sono emozionato più volte. Ho ascoltato con attenzione il bellissimo e coraggioso discorso del questore Rosaria Amato, le cui parole consegnano alla città un quadro che va letto con serietà, senza propaganda e senza sottovalutazioni. Il calo complessivo dei reati è un dato positivo e va riconosciuto. Quando i numeri migliorano, è giusto dirlo con chiarezza, così come è giusto ringraziare tutte le donne e gli uomini in divisa, che con il loro impegno quotidiano permettono di raggiungere questi risultati.
Bisogna però avere, e anche questo il Questore l’ha sottolineato in un passaggio, l’onestà di guardare fino in fondo anche ciò che continua a preoccupare i cittadini. Non si deve distinguere più la sicurezza dalla percezione della sicurezza, perché in realtà sono la stessa identica cosa.”
“Resta poi, il fenomeno dei furti in casa che non sono reati come gli altri. È un reato odioso, perché non colpisce soltanto il patrimonio: viola l’intimità delle persone, incrina il senso di protezione che ognuno deve poter provare dentro la propria casa, lascia paura e insicurezza anche molto tempo dopo il fatto. Per questo occorre andare oltre il dato e bisogna costruire una risposta più forte e più vicina ai quartieri”.
“Su questo terreno la polizia locale può fare molto di più, a condizione che venga finalmente messa nelle condizioni di farlo davvero. Serve una polizia locale sempre più orientata al presidio di prossimità, riconoscibile, presente, capace di leggere i segnali deboli, di stare nei quartieri, di incrociare le segnalazioni dei cittadini, dei negozianti, degli amministratori di condominio, delle realtà sociali. In una parola: un vero poliziotto di quartiere, radicato nel territorio e parte di un sistema integrato della sicurezza. Ma tutto questo richiede risorse adeguate, quelle che i sindaci – di ogni colore politico – chiedono da tempo e con forza al Governo”.
“Accanto a questo, c’è un nodo che da troppo tempo viene aggirato: bisogna liberare personale di Polizia di Stato per il controllo del territorio. Non è ragionevole continuare a impiegare in modo crescente agenti formati per stare in strada dietro le scrivanie della Questura, mentre aumenta la domanda di sicurezza concreta nei quartieri. Penso, per esempio, al carico enorme degli uffici passaporti, che va affrontato, a livello centrale, con scelte organizzative e investimenti mirati, non sottraendo stabilmente risorse a chi dovrebbe presidiare il territorio”.
“La sicurezza reale si costruisce così: più presenza visibile, più coordinamento tra forze dell’ordine e polizie locali, più prevenzione, più capacità di intervenire prima che il reato si consumi o si ripeta. Ed è esattamente in questa direzione che bisogna andare: formazione, tecnologia, lettura dei fenomeni, presidio urbano, collaborazione istituzionale. È una linea che sostengo da mesi e che oggi i dati di Verona rendono ancora più urgente”.



