“Il confronto con il Giappone evidenzia con chiarezza quanto il quadro regolatorio europeo risulti oggi fortemente penalizzante per le nostre imprese. Diverse realtà produttive giapponesi stanno valutando di fermare o ridurre le attività nel mercato unico europeo, in quanto i costi di conformità normativa superano ormai i benefici. Un segnale allarmante che non può essere ignorato.
Dall’automotive all’idrogeno, fino all’intelligenza artificiale e alle tecnologie spaziali e del quantum computing, l’Europa si distingue per un approccio eccessivamente prescrittivo. Nel caso dell’idrogeno, ad esempio, Bruxelles contempla di fatto solo la soluzione da fonti rinnovabili, mentre il Giappone adotta una visione aperta e pragmatica, includendo diverse tecnologie. Anche sul fronte degli aiuti di Stato l’UE appare, ancora una volta, estremamente rigida, limitando la capacità degli Stati di sostenere le imprese innovative. Al contrario, in Giappone il supporto pubblico è decisivo e mirato, favorendo competitività e crescita. Serve inoltre un mix energetico equilibrato, senza sbilanciamenti ideologici sulle rinnovabili, proprio sull’esempio giapponese.
L’Europa rischia di perdere terreno mentre altri sistemi industriali avanzano con maggiore flessibilità e visione strategica. Dobbiamo avere il coraggio di rivedere profondamente le politiche industriali, prendendo esempio da chi oggi riesce a coniugare innovazione, sostenibilità e competitività. In gioco c’è il futuro del nostro sistema produttivo. E paesi come il Giappone possono rappresentare partner strategici per la sfida globale di competitività”.
Cosi Paolo Borchia, capo delegazione della Lega al Parlamento Europeo e vicesegretario vicario della Liga, in missione nel paese nipponico con la commissione Industria, Ricerca ed Energia del PE.



