Gibo-gol torna sul dischetto: che brividi – di Enrico Brigi Verona-Lazio, stagione ‘81-’82: l’Hellas di Bagnoli sogna la A e non può perdere...

Arriva al ‘Bentegodi’ la Lazio. La sfida con i biancocelesti ha rappresentato nella storia gialloblù importanti crocevia. L’almanacco dei nostri ricordi si apre su domenica 23 maggio 1982, 16^ giornata di ritorno del campionato di serie B. I gialloblù, allora guidati da Osvaldo Bagnoli, sono in piena lotta per la serie A e si trovano di fronte una Lazio con davanti a sé l’ultima occasione per rimanere agganciata al treno promozione. Sugli spalti del ‘Bentegodi’ oltre 25.000 tifosi, pronti a spingere all’unisono Guidolin & C. A raccontarci quell’incredibile partita, terminata con la vittoria del Verona per 3-2 è Mauro Gibellini, indimenticato attaccante gialloblù, vero eroe di quel caldo pomeriggio di fine primavera.
UNA PARTITA STREGATA
«Quella partita – racconta Gibo – rappresentava per noi la classica sfida da vincere a tutti i costi. Partimmo subito bene andando in vantaggio con Penzo e costruendo diverse altre occasioni senza, però, concretizzarle mentre loro con due occasioni fecero due gol. Le due reti, peraltro, arrivarono su due sfortunate indecisioni di Vanoli, che quel giorno sostituiva per la prima volta Claudio Garella».
Nello spogliatoio alla fine del primo tempo, con la squadra in svantaggio, regnava un assordante silenzio. «Altrettanto silenzioso – aggiunge – fu Bagnoli che non disse una parola sulle due reti ma ci lasciò liberi di ritrovare la concentrazione, limitandosi a qualche semplice indicazione tattica».
UN RIGORE PESANTISSIMO
Il punto di svolta di quella partita diventa un calcio di rigore concesso per un fallo subito in area da Guidolin, per il quale i laziali hanno a lungo protestato. Sul dischetto, naturalmente, va proprio Gibellini. «Loro protestavano vivacemente – sono le sue parole – e io, per mantenere la concentrazione, presi il pallone tra le mani e me ne andai a centrocampo. Quando l’arbitro mi diede l’ok, con passo volutamente compassato mi avviai
verso il dischetto, palleggiando il pallone come un giocatore di basket. Fu una sensazione incredibile, mi sono sentito “solo” con uno stadio in silenzio che aspettava solo di esplodere di gioia, come in realtà poi fu. Non nascondo, tuttavia, a distanza di quasi 40 anni, che mi tremavano le gambe».
L’incredibile rimonta fu completa qualche minuto dopo quando ancora lui, questa volta di testa, infilò alle spalle di Moscatelli il pallone della vittoria. «Fu una gioia che ricordo ancora oggi. Per la felicità festeggiai addirittura con una capriola, una cosa mai fatta nella mia carriera».
L’anno dopo in serie A, chiuso da Penzo e Dirceu, voglioso di spazio Gibo accettò di scendere di categoria con il Bologna mentre stava nascendo il blocco che avrebbe vinto qualche anno dopo un incredibile scudetto. Ma questa è tutta un’altra storia da raccontare…