Giorgetti : elezione diretta del Quirinale Per l’esponente del partito della Meloni è necessario superare il sistema proporzionale

In merito al voto in Consiglio Regionale sulla richiesta di referendum per abrogare la quota proporzionale della legge elettorale, interviene con una nota il vice presidente del Consiglio Regionale del Veneto ed esponente di Fratelli d’Italia Massimo Giorgetti: “Ho votato convintamente questo provvedimento per due motivi: primo perché con questo provvedimento si riconosce che l’unica maggioranza che deve governare è quello votata dal popolo e non costruita a tavolino dopo le elezioni. Questa è da sempre una battaglia della destra e di Fratelli d’Italia per evitare l’ennesimo Governo contro natura e non eletto come quelli che si sono succeduti dal 2011 in avanti, finalmente anche la Lega è dello stes­so pa­rere soprattutto dopo il disastro del Go­verno gi­al­loverde. L’a­ltro motivo è l’approvazione del­l’ordine del giorno che ag­giunge qua­lcosa di innovativo in materia di rappresentanza: l’elezione diretta del Presidente della Repubblica.” “E’ di tutta evidenza un problema – continua Giorgetti – che è sorto negli ultimi anni e si è manifestato nuovamente a seguito di questo cambio di Governo: la subalternità della figura del Presidente della Repubblica che, eletto da una maggioranza parlamentare, può essere condizionato dalla stessa maggioranza che l’ha eletto. Quindi pongo questa domanda, in questo momento chi è che garantisce il popolo? Chi è garante della Costituzione? Un Presidente eletto dal Parlamento o meglio sarebbe un Presidente eletto direttamente dal popolo? La risposta è semplice, un Presidente eletto”. “E’ necessario superare il sistema proporzionale,- prosegue Massimo Giorgetti- e non tornare, come invece vogliono pd e m5s, al proporzionale puro della Prima Repubblica dove cadeva un Governo ogni due anni. Il sistema maggioritario invece garantisce agli elettori la stabilità e la certezza che la coalizione che viene votata si occuperà della cosa pubblica fino in fondo e che poi al termine del mandato risponderà di ciò che ha fatto e non fatto al governo”.